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L'intervista
Renzi: non voglio le elezioni
Arturo Celletti ed Eugenio Fatigante
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Il partito di quelli che non vogliono cambiare mai le sta provando davvero tutte. Hanno presentato ottomila emendamenti che non sono ottomila proposte per cambiare, sono spesso solo ottomila tentativi di perdere tempo. È così: la stragrande maggioranza di quegli ottomila emendamenti suonano come un’ignobile offesa alla dignità delle istituzioni». Matteo Renzi sospira: «Uno diceva "la Camera dei deputati si chiami Gilda. È tutto così triste e così incredibile...». Ancora una pausa. Leggera. Forse studiata. «...Ma se pensano di farmi arrabbiare hanno sbagliato strategia. Non fanno arrabbiare me, fanno arrabbiare la gente che chiede un Parlamento più snello, più efficiente. E noi questo faremo andando avanti con pazienza e determinazione. Leggo che punto al voto anticipato per cambiare l’Italia? Non è così, non si possono costantemente invocare le elezioni. L’Italia la cambieremo con le riforme e si voterà alla scadenza della legislatura». È una conversazione a tutto campo, dove le sfide istituzionali si intrecciano a quelle economiche. «Non nego i dati negativi. Non faccio come Berlusconi, l’operazione verità del governo è in atto e andrà avanti. La verità va detta: non c’è un temporale, ma non c’è nemmeno il sole. È un po’ come questa estate». Si parla di Europa e di immigrazione, di Meriam e di Papa Francesco, di Draghi e del ruolo delle banche, di unioni civili e di Alitalia. E si parla anche di calcio. E dell’ultima uscita di Carlo Tavecchio, il candidato più forte per la presidenza della Figc. Renzi è aspro e severo: «Quell’espressione sugli stranieri che mangiavano banane è inqualificabile. Parlando proprio calcisticamente direi un clamoroso autogol. Detto questo mi fermo: se il governo volesse decidere anche sulla partita della federazione sbaglierebbe; noi rispettiamo l’autonomia delle istituzioni sportive».

Le riforme non avanzano, crede sia mancata la capacità di mediare del governo?

Il governo ha fatto più di quello che doveva fare. È intervenuto per fare quello che il Parlamento doveva fare da anni. È così: ci abbiamo pensato noi. Ci siamo presi la briga di fare una proposta di legge. Abbiamo accettato di cambiarla. Abbiamo sempre dimostrato totale pragmatismo. Io ho accettato che si riducesse la presenza dei sindaci senza dire una parola.

Ma le opposizioni...

Ripeto: siamo tranquilli. Ripeto: all’ostruzionismo non si risponde arrabbiandosi. Si risponde con la calma e la perseveranza, togliendo, uno a uno, i sassi dai binari, sminando il campo dalle insidie. Io non sono mai stato così determinato come ora e arrivare al voto entro agosto o farlo a settembre non cambia molto. È però un mese che perde l’Italia e l’Italia fatica a capire. Sono giorni che mi interrogo. La Lega vota a favore del testo in commissione, ha Calderoli relatore di maggioranza e decide di marciare sul Colle gridando che si sta stracciando la Costituzione... Pare dottor Jekyll e mister Hyde. A chi dovrebbe credere un cittadino? Alla Lega? A Grillo che si rifugia nel voto segreto quando fino a qualche settimana fa diceva che era la negazione della democrazia? O magari a Sel che ha fatto parte di tanti progetti di riforma e che oggi ha presentato seimila emendamenti? Forse lì, alla nostra sinistra, prevale più la rabbia perché una parte di loro è venuta con noi che non un serio e organico progetto politico.

Ma lei esclude una prova muscolare.

Nel governo c’è la forza mite di quelli che sanno che non c’è bisogno di arrabbiarsi. E loro, gli ostruzionisti, reagiscono così non perché stiamo provando a fare le riforme ma perché si stanno accorgendo che stiamo riuscendo a farle. È l’obiettivo che conta, i tempi sono importanti, ma non decisivi. Sarò ancora più chiaro: chiudere ad agosto o andare a settembre non è una questione di vita o di morte. È però un mese perso. E chi marcia sul Colle deve sapere che i cittadini che guardano la televisione si domandano "ma quei signori li paghiamo (e aggiungo io profumatamente) per fare le passeggiate nel centro di Roma o per cambiare l’Italia"? Vede, ogni giorno di ostruzionismo ci "regala" un punto di consenso. Ma non riesco davvero a gioire. Perché è una ferita inferta all’Italia e al Senato.

Domani si riparte: ci potranno essere nuovi spazi di trattativa?

Se dicessero discutiamo di venti questioni troverebbero Renzi pronto. Ma loro devono decidere. Tra i partiti che fanno ostruzionismo c’è chi vuole dialogare e chi punta al muro contro muro. Qual è la posizione che prevale? Se vogliono dialogare noi ci siamo, se vogliono offendere no. E poi l’idea della deriva autoritaria perché stiamo facendo la riforma del bicameralismo perfetto è qualcosa di comico. Sì, di drammaticamente comico.

Ci tolga una curiosità: lei dice che ci sarà un referendum, ma il referendum c’è se non si raggiunge quella maggioranza dei due terzi su cui oggi potete contare.
Alla quarta votazione - dichiarandolo prima - alcuni dei nostri faranno mancare il voto: sarà una scelta di trasparenza e di rigore. Vogliamo dire a chi ci accusa di essere antidemocratici che l’ultima parola sarà dei cittadini. È una scelta di assoluta serietà. È la risposta più forte a chi ci accusa di essere autoritari, ma nemmeno prova a discutere di riforma istituzionale. A chi vuole solo bloccare tutto e tenere il Paese ingessato.

L’Italicum cambierà? Ci sarà una svolta sulle preferenze?

C’è un punto fermo: è fondamentale che ci sia un sistema dove chi vince governa e non debba più subire il ricatto dei piccoli partiti. Le preferenze? Sono da sempre un sostenitore delle preferenze. Anche quando la stragrande maggioranza del mio partito la pensava diversamente: dicevano che era un elemento di inquinamento e io non ero d’accordo. E allora decidiamo tutti insieme di cambiare e io sono pronto, anzi prontissimo. Ma ripeto: tutti assieme. Perché una cosa deve essere chiara: non sto facendo la mia riforma elettorale, sto cercando un punto di equilibrio che vada bene a tutti. Io non ho un problema né sulle soglie, né sulle preferenze né sul premio di maggioranza. Voglio solo una legge che garantisca governabilità e che renda immediatamente chiaro che chi vince va a Palazzo Chigi.

Le chiedono da M5S di chiarire se il Patto del Nazareno è qualcosa di scritto.

È talmente scritto che è diventato un atto parlamentare: c’è la legge elettorale già approvata alla Camera e c’è il Nuovo Senato su cui si sta discutendo a Palazzo Madama. E invece c’è chi dice "dove sono i documenti scritti"... Erano così impegnati a fare le passeggiate al Colle che nemmeno si sono accorti che non solo c’è un testo scritto, ma che quel testo è un atto parlamentare. Mettiamo da parte le dietrologie: il Parlamento è rispettato quando si vota, non quando si cerca di non far votare gli altri. Ma questo per le opposizioni sta diventando un vizio.

Sui conti del Paese non teme di cadere nello stesso errore che il Pd rinfacciava a suo tempo al Berlusconi premier, quello cioè di negare un’operazione-verità?

L’operazione-verità è già in atto. Al punto che per la prima volta nella storia stiamo mettendo on-line, attraverso il sistema Siope, tutte le cifre del bilancio delle amministrazioni centrali e, in prospettiva, locali. Un’operazione che è cominciata e andrà avanti. Io non nego i dati negativi. Sul Pil, il dato allo 0,8% che ora viene rivisto al ribasso da tutte le istituzioni che fanno previsioni non è una peculiarità italiana, ma di tutta l’eurozona. Quindi, non c’è un problema Italia, ma c’è tutto un continente che rallenta, è questo il problema vero. Se dico che non è lo "zero virgola" a cambiarci il destino, non sto sottostimando nulla. In sintesi, non c’è un temporale, ma non c’è neanche il sole: è un po’ come questa estate.

Però il rischio di una manovra per il 2015 è quanto mai concreto? O no?

Nego in modo assoluto che ce ne possa essere una correttiva sul 2014. Per il 2015 vedremo a ottobre, ma per la prima volta avremo a che fare con un intervento che ridurrà le tasse perché la Legge di stabilità confermerà il bonus degli 80 euro e casomai lo amplierà. Vediamo se ce la facciamo. Che percentuale do all’allargamento? Voglio prima aspettare i numeri. Comunque, questo avverrà senza sforare il limite del 3% di deficit.

Lei si era impegnato anche a una prossima attivazione del quoziente familiare. Che fine ha fatto?

Confermo il mio impegno. Certo non sarà fattibile nel 2014, vedremo se ci saranno i margini per il 2015. In ogni caso il tema va affrontato all’interno della delega fiscale perché il problema esiste. Proprio il bonus l’ha dimostrato: un single che sta sotto i 1.500 euro netti lo riceve, una famiglia con 2-3 figli che sta a 1.550 invece ne è esclusa. Questo deve essere corretto.

Altro tema caldo resta quello delle norme per il lavoro. Il suo ministro e alleato Angelino Alfano insiste sulla necessità di intervenire nuovamente sul «totem» dell’art. 18. Condivide?

L’idea di passare i prossimi mesi a discutere se confermare o rivedere l’art. 18 sarebbe l’ennesimo derby ideologico che non serve. Io sono per riscrivere totalmente le regole del lavoro e in questo senso va la legge delega del ministro Poletti. Penso che questo non sia il modo risolutivo per creare lavoro ma sia, assieme alla giustizia civile, alla scuola e a un rapporto diverso fra cittadini e P.A, lo strumento per ridare competitività al Paese. Entro dicembre occorre approvare il ddl e poi faremo i decreti delegati, ma per carità non rimettiamo a contarci gli uni contro gli altri.

Intanto la vicenda Alitalia dà nuovamente la sensazione di un Paese che fatica ad adeguarsi ai cambiamenti.

Le modalità tecniche non riguardano il presidente del Consiglio. Da premier faccio un ragionamento diverso: questa è un’occasione in cui dobbiamo avere forza, intelligenza e coraggio di dire che o finalmente si chiude e si riparte o siamo a una crisi gravissima, anche per i lavoratori stessi. Guardiamo al passato: a inizio degli anni Novanta, Ferrovie e Alitalia erano più o meno nelle stesse condizioni. Poi una è stata riorganizzata e rilanciata, l’altra invece è stata gestita male. Per me questa è una prova decisiva e allora dico ai sindacati, nel rispetto dei propri ruoli: chi si assume oggi la responsabilità di far falire l’operazione sappia che poi si troverà a gestire una crisi occupazionale che sarebbe da brividi.

La flessibilità in Europa: in autunno si arriverà a una resa dei conti?

Intanto è importante che la richiesta di maggiore flessibilità non nasce da Italia e Francia, ma per l’Europa perché ora serve a tutti. Abbiamo poi chiesto di avere, nei criteri di giudizio, una capacità di utilizzare la flessibilità che già esiste non secondo canoni strettamente burocratici: se un Paese fa le riforme strutturali, questo va aiutato e non punito. Prendo atto che Juncker ha promesso che il commissario economico sarà un socialista, quindi né Rehn né Katainen, per intenderci.

Senta, ma quali sono i suoi rapporti con Mario Draghi?

Lo stimo, ma il presidente della Bce ha con i 18 stati dell’euro rapporti uguali con tutti, quindi non ha con me relazioni migliori di quelle che ha con Hollande, la Merkel o Rajoy. Il fatto che siamo ambedue italiani non incide sul suo ruolo, né sulla sua correttezza. La sua proposta che consentirà di dare 200 miliardi alle banche italiane è interessante. E da settembre il costo del denaro sarà il più basso della storia. Ora ci vuole uno sforzo a tre: le banche devono dare credito se il progetto loro proposto è buono, anche chiudendo un occhio sul rating, e agli istituti rivolgo in tal senso un appello che devono essere messi in condizioni di ascoltare, con le buone o con le buone. Gli imprenditori devono chiedere soldi per veri progetti d’investimento; e la politica deve favorire questo processo.

Capitolo unioni civili. La proposta della senatrice Cirinnà sembra sovrapponibile al matrimonio: ma è un’iniziativa personale o è condivisa dal Pd?

Io ho sempre detto che i diritti civili stanno in un pacchetto che parte dalle riforme costituzionali. Una volta che il Parlamento avrà terminato di votare queste, discuteremo anche su quella che ritengo essere una assoluta e corretta rappresentazione delle civil partnership, sul modello tedesco. E sarà superato il ddl Cirinnà perché anche in questo campo vedremo una proposta ad hoc  del governo, che è pronto a prendere una sua iniziativa.

Cosa ha provato nell’accogliere Meriam a Roma?

Grande gioia, dà il senso della nostra presidenza di turno nell’Ue. Ho parlato di lei, come di Asia Bibi e delle ragazze rapite da Boko Haram, al Parlamento europeo proprio perché per me l’Europa, se vuole chiamarsi tale, deve occuparsi di questi temi. Si può fare ancora molto perché questo è il periodo nella storia in cui più numeroso è il pericolo di martirio per i cristiani. E uno Stato laico su una cosa del genere ha il dovere d’impegnarsi su vicende come quella di Meriam, che ancora porta i segni dell’aver partorito in catene.

Di un maggior impegno Ue siamo sempre in attesa anche sul fronte immigrazione
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Finché Mare Nostrum avrà un budget superiore a quello intero di Frontex questo segna una sconfitta per l’Europa, non per l’Italia. La situazione in Libia nelle ultime settimane è peggiorata, è la più drammatica almeno per noi che siamo i primi "vicini". Reputo urgente un intervento della comunità internazionale, a partire dall’Onu, e su questo nei prossimi giorni continuerà una pressione da parte mia.

Papa Francesco è andato nella "Terra dei fuochi". I suoi segnali stanno scuotendo anche la politica?

Gli interventi da lui fatti in Italia sono per me molto preziosi: a Lampedusa, in Calabria e oggi (ieri per chi legge, ndr) a Caserta, dove tutta la Chiesa ha svolto un grande lavoro, padre Patriciello ma non solo lui. Occorre valorizzare tutto ciò che viene dalla ricchezza della società: l’Italia, anche al di fuori del mondo cattolico, non può che vedere con grande coinvolgimento le parole di papa Bergoglio. Nel rispetto dei ruoli, nessuno tira per la giacchetta nessun altro, io credo d’essere il primo nel rispettare la divisione dei ruoli. Peraltro, per chi crede la frase "date a Cesare quel che è di Cesare" è la summa massima della laicità.

Per chiudere: si rimprovera qualche errore finora?
Di errori ne ho fatti naturalmente, ma per natura più di guardare indietro mi proietto in avanti. Sono certo che alla fine di questo percorso faticoso l’Italia può tornare a essere la guida dell’Europa. Mi piace andare avanti anche per dimostrare: visto che avevamo ragione? Tanti mi dicevano "perderai" e siamo arrivati al 40,8%. E se si va avanti ancora una settimana con l’ostruzionismo, arriviamo al 42%.

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