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A 3 mesi dall'inizio
Fisichella: «Giubileo, Roma sarà pronta»
Mimmo Muolo
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Il calendario nello studio di monsignor Rino Fisichella segna la data del 7 settembre. Ma il presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione non ha certo bisogno di guardarlo per ricordarsi che all’inizio dell’Anno Santo della Misericordia mancano in pratica tre mesi. Da quando il Papa ha affidato al suo dicastero l’organizzazione del Giubileo straordinario il pensiero è fisso all’8 dicembre. Anzi all’ora precisa, le 9,30, in cui Francesco aprirà la Porta Santa. «Siamo pronti - dice l’arcivescovo - e sono abbastanza fiducioso che anche Roma lo sarà».

Facciamo, dunque, un salto in avanti. Che cosa avverrà l’8 dicembre?
Stiamo preparando la liturgia di quel giorno con gli uffici competenti. Alle 9,30 il Papa aprirà la Porta Santa. Seguirà la Messa in piazza San Pietro e al termine i pellegrini potranno già attraversare la Porta. L’8 dicembre il cuore della cristianità tornerà ad essere come 50 anni fa quando si chiuse il Concilio Vaticano II. Papa Francesco ha voluto infatti che l’inizio dell’Anno Santo coincidesse con l’importante anniversario per ricordare a tutti che la Chiesa deve andare verso il mondo, senza fare distinzioni di nazionalità, lingua, colore della pelle, religione, portando a ognuno il segno concreto della vicinanza e della tenerezza di Dio.

Ma basteranno tre mesi per arrivare pronti all’appuntamento?

Dobbiamo distinguere tra preparazione spirituale e aspetti logistici che coinvolgono anche le istituzioni civili. Per il primo aspetto all’entusiasmo seguito all’annuncio del Papa è subentrato il momento della programmazione. Le diocesi – dove ogni Cattedrale avrà una Porta Santa e i vescovi potranno scegliere di aprirne un’altra in un santuario particolarmente caro ai fedeli – si stano organizzando e mi risulta che in tutto il mondo ci sia un fiorire di iniziative, per vivere più intensamente il Giubileo. Sotto il profilo delle infrastrutture di Roma, i cantieri sono stati aperti in questi giorni.

Lei è reduce da alcuni incontri con le autorità governative e cittadine. Che sensazione ha avuto?

Sono abbastanza fiducioso che se non tutto sarà pronto per l’8 dicembre, almeno per febbraiomarzo Roma sarà capace di accogliere degnamente i pellegrini. Ed è una fiducia rafforzata dal fatto che il governo ha dato disposizioni per abbreviare i tempi, pur senza alcun discapito del controllo di legalità sugli appalti.

Qualcuno ha mugugnato per i costi. Come risponde?

Vorrei che si distinguesse tra ciò che è stato chiesto per la celebrazione del Giubileo e ciò di cui Roma ha bisogno per il Giubileo. È vero che i due aspetti sono connessi, ma distinguerli è importante. Noi abbiamo sollecitato la creazione di percorsi pedonali che dalle chiese di San Salvatore in Lauro, San Giovanni dei Fiorentini e Santa Maria in Vallicella conducano i pellegrini a San Pietro in modo da salvaguardarne l’esigenza di raccoglimento e di preghiera, senza però intralciare la vita dei romani. Poi ci sono alcuni percorsi come quelli individuati dal comune e che da Santa Maria Maggiore e da San Giovanni in Laterano arrivano a piazza San Pietro. Dall’altro lato invece c’è l’esigenza di interventi infrastrutturali come quelli sulle stazioni, sull’anello ferroviario e sulle grandi strade, oltre al recupero del decoro, e della pulizia, che competono all’amministrazione. Vorrei far notare che tutti questi interventi sono a servizio della città e dunque rimarranno anche dopo il Giubileo.

Quale sarà la funzione delle tre chiese che lei citava
poc’anzi?
Saranno spazi a disposizione dei pellegrini per la confessione, la preghiera personale, l’adorazione e anche la catechesi, specie per quanto riguarda i gruppi organizzati. Sono state individuate perché vicine a Castel Sant’Angelo, dove sarà allestito il Centro del Pellegrino, e possono consentire di recarsi a piedi fino alla Porta Santa.

Per varcare la quale lei conferma che non ci sarà bisogno di un ticket.

Confermo. I gruppi diocesani o di associazioni e movimenti sono pregati di prendere contatto con il Pontificio Consiglio per ricevere l’indicazione del giorno e dell’ora in cui attraversare la Porta Santa, mentre i singoli e le famiglie potranno recarsi al Centro di accoglienza al n. 7 di via della Conciliazione per avere analoga comunicazione. Il tutto per consentire un pellegrinaggio sempre ordinato e in un reale clima di preghiera.

Dopo 'Mafia Capitale' e il funerale show anche Roma ha bisogno di conversione?

Il Giubileo è per tutti. Un’occasione di cambiamento che deve coinvolgere i singoli e, grazie ai comportamenti virtuosi delle persone, estendersi anche alle istituzioni. Perché dobbiamo ricordare che non c’è solo la grande criminalità, ma anche l’illegalità quotidiana. Ed entrambe vanno combattute.

Possiamo dire che questo Giubileo, ponendo l’accento sulla misericordia, induce anche a riscoprire il senso del peccato, affievolitosi sotto alcune
spinte culturali?
Certamente. Se si recupera il senso del peccato, si può apprezzare meglio anche la misericordia del Padre. Si prenda ad esempio la facoltà di rimettere il peccato dell’aborto concessa a tutti i sacerdoti. Essa non cancella affatto la gravità di questo peccato contro la vita indifesa, ma il messaggio che il Papa vuole trasmettere è: anche di fronte a un male così grande, Dio ti ama lo stesso e se sei veramente pentito, ti abbraccia di nuovo.

A proposito della Lettera della scorsa settimana, è esatto dire che Francesco ha chiesto l’amnistia per i carcerati?

No, il Papa ha parlato in senso storico-biblico, senza fare riferimento all’istituto giuridico dell’amnistia come lo intendiamo noi oggi. Ciò che è invece importante è la sua vicinanza spirituale ai carcerati, con la sottolineatura che l’indulgenza può raggiungerli anche in carcere, se davvero c’è la volontà di cambiare vita. Oltre a questo, stiamo lavorando, di concerto con il ministero della Giustizia, affinché a nome di tutti i detenuti un gruppo di persone, con le loro famiglie, possano attraversare la Porta Santa a conclusione del Giubileo.
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