Passa a livello superiore
Accesso
Mondo
Immigrazione
Schengen in bilico, chiesto blocco per due anni
 
  • facebook
  • twitter
  • google +
  • segnala ad un amico
    mail
  • font
  • stampa quest'articolo
    print

Alcuni Paesi dell'Unione europea hanno chiesto alla Commissione Ue di "preparare le basi legali e pratiche" per un'eventuale estensione temporanea dei controlli ai confini all'interno dell'area Schengen fino a due anni. Ad annunciarlo al termine del vertice dei ministri dell'Interno Ue che si è tenuto oggi ad Amsterdam è stato il ministro dell'Olanda per le Migrazioni, Klaas Dijkhoff.

Dall'incontro, il primo da quando l'Olanda ha assunto la presidenza di turno dell'Ue, non erano attese decisioni definitive dal momento che si trattava di una riunione informale, ma solo un confronto per arrivare a un accordo politico al più tardi a giugno.

Due i nodi centrali sul tavolo: in primo luogo l'eventuale estensione dei controlli all'interno dell'area Schengen, e in secondo luogo la creazione di un corpo europeo di guardia di frontiera per gestire gli arrivi di migranti.
A proposito di Schengen, diversi Paesi - fra cui Austria, Germania, Svezia e Danimarca - pur facendo parte dell'area di libera circolazione, hanno recentemente reintrodotto i controlli alle frontiere alla luce della crisi dei migranti. Si tratta tuttavia di una misura temporanea della durata di sei mesi, che per Austria e Germania scadrà a maggio: ed è a questo punto che potrebbe scattare l'estensione fino a massimo di due anni, che in base all'articolo 26 del codice Schengen può avvenire però solo in caso di "persistenti inadeguatezze" ai confini esterni dell'area Schengen.

Venerdì la Commissione Ue aveva già chiarito, in ogni caso, che non ci sarà alcuna sospensione di Schengen: semmai il Consiglio europeo - su proposta della Commissione - può decidere di autorizzare l'estensione dei controlli temporanei alle frontiere fino a due anni, ma in relazione a singoli casi, stabilendo a quali confini interni all'area Schengen venga applicata la misura.

È per questa eventualità che oggi alcuni Paesi Ue hanno chiesto alla Commissione di cominciare a prepararsi. Al termine dell'incontro il ministro dell'Interno Angelino Alfano ha detto che "Schengen per ora è salva". "Abbiamo poche settimane per evitare che si dissolva tra gli egoismi nazionali", ha aggiunto.

Prima della riunione, stamattina, aveva chiarito: "Siamo dell'idea che l'Europa debba restare all'assetto stabile: non ci possono essere pezzetti dentro e pezzetti fuori o si va verso lo sgretolamento". E aveva aggiunto che "fin qui l'Unione europea è stata incapace di realizzare le decisioni assunte" e "questo porta a mettere in crisi Schengen, che per ragioni tecniche e politiche occorre lavorare per evitare".
Sulla creazione di un corpo europeo di guardia di frontiera i pareri non sono unanimi. La Spagna, per esempio, ritiene che "bisogna aiutare i Paesi di origine e di transito" ma blindare uno Stato membro non è il modo migliore di rispondere alla situazione. "Un conto è aiutare e stabilire misure straordinarie, temporanee", mentre altra cosa è creare un corpo permanente di guardie di frontiera, nuovo strumento su cui la Commissione Ue ha proposto di spingere", ha affermato il ministro dell'Interno della Spagna, Jorge Fernandez-Diaz. Quest'ultimo ha spiegato che per Madrid una guardia di frontiera europea "non è lo strumento adeguato" perché il controllo dei confini spetta ai Paesi ed è una questione che colpisce la sovranità nazionale.
Ma a caratterizzare il vertice, oltre al merito delle questioni, è stato lo scontro acceso fra diversi Paesi Ue - Austria in testa - e la Grecia, accusata di non gestire in modo adeguato il flusso dei migranti che arrivano a migliaia ogni giorno sulle sue isole dalla Turchia. "Se non possiamo proteggere il confine esterno Ue, la frontiera fra Grecia e Turchia, allora il confine esterno di Schengen dovrà spostarsi verso l'Europa centrale", ha detto all'arrivo la ministra dell'Interno dell'Austria, Johanna Mikl-Leitner, rilanciando l'idea di una 'mini Schengen'. La ministra già ieri, dalle colonne del domenicale 'Welt am Sonntag' aveva suggerito l'ipotesi di un'esclusione temporanea della Grecia dallo spazio Schengen.
 
Posizione dura con Atene anche da parte della Svezia. Parlando con Reuters, il ministro dell'Interno svedese Anders Ygeman ha detto: se un Paese non è all'altezza dei suoi obblighi, dovremo restringere i suoi legami con l'area Schengen".

La risposta della Grecia non si è fatta attendere: il ministro greco per l'Immigrazione, Yannis Mouzalas, ha bollato le minacce come "un gioco di accuse" e il titolare greco per l'Ordine pubblico, Nikos Toskas, ha sottolineato che, dal momento che spesso solo poche miglia separano la Grecia dal confine turco, "è molto difficile fermare piccole imbarcazioni che arrivano, se non affondandole o sparando loro contro, il che è contro i nostri valori europei e contro i valori greci e non lo faremo".

Per escludere la Grecia dall'area Schengen bisognerebbe applicare l'articolo 26 del codice Schengen. E la Germania, che è la destinazione principale di rifugiati e migranti in fuga da guerra e povertà in Medioriente e Africa, era stata la prima a ventilare l'idea l'anno scorso. Ma a sminuire l'ipotesi della Grecia fuori da Schengen è stato oggi, fin dall'inizio del vertice, il Commissario Ue per le Migrazioni Dimitris Avramopoulos, lui stesso un greco: "Niente del genere è stato proposto o discusso. Quello che dobbiamo fare - ha detto - è gestire meglio i nostri confini esterni. È ovvio che gli Stati membri di frontiera debbano lavorare di più e siamo qui...per aiutarli a fare meglio il loro lavoro". E in serata, al termine della riunione, lo spagnolo Fernandez-Diaz ha confermato che non c'è la volontà di isolare la Grecia. E anche se ci fosse, ha chiosato, oltre che "politicamente inaccettabile" sarebbe "inapplicabile" dal momento che controllare le frontiere della Grecia, con più di 400 isole, sarebbe a suo parere "irrealizzabile".
© riproduzione riservata
segnala ad un amico stampa quest'articolo
Articoli in evidenza