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Regeni: ecco quello che resta da sapere
 
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Immagini video, tabulati telefonici, referti e verbali: è il "materiale probatorio" che l'Italia ha chiesto all'Egitto per far luce sull'omicidio del ricercatore friulano Giulio Regeni, il cui cadavere fu scoperto il 3 febbraio scorso lungo la strada che collega la capitale egiziana ad Alessandria. Da tempo l'Italia attende di ricevere quel materiale, più volte sollecitato dall'autorità giudiziaria italiana: ora spera di ottenerlo nell'incontro tra gli investigatori dei due Paesi in programma a Roma martedì 5 aprile. Si tratta di documenti ritenuti indispensabili dal procuratore della Repubblica di Roma Giuseppe Pignatone e dal pm Sergio Colaiocco per fare passi in avanti verso la verità, dopo i depistaggi - ultimo quello di un "incrocio" tra l'omicidio Regeni e un traffico di reperti archeologici gestito da una banda locale - da parte delle autorità egiziane, censurati
pubblicamente dal governo italiano.

"Ci fermeremo solo davanti alla verità", ha ribadito anche oggi il premier Matteo Renzi. "La vicenda è molto complicata, c'è il massimo impegno e sforzo affinché i magistrati italiani possano avere accesso a tutte le carte. Siamo impegnati perché ciò accada senza alcun tentennamento".  

Le parole di Renzi sono arrivate proprio mentre dall'Egitto la Procura generale ribadiva ampia disponibilità ad uno scambio di informazioni e annunciava di aver creato un "squadra d'inchiesta" per "proseguire le inchieste sull'omicidio al fine di giungere alla verità".

Un momento decisivo, con possibili conseguenze anche diplomatiche nei rapporti tra Italia ed Egitto, è considerato proprio l'incontro del 5 aprile tra gli investigatori: da una parte gli uomini del Servizio centrale operativo della polizia e del Ros dei Carabinieri e dall'altra i rappresentanti della polizia egiziana. Invano gli investigatori italiani - rientrati oggi a Roma dalla missione al Cairo - hanno atteso finora quanto richiesto alle autorità egiziane, e sperano di poter ottenere quel materiale proprio martedì prossimo.

Cosa resta da sapere L'interesse italiano è su più fronti, a cominciare dai video dei luoghi frequentati da Regeni il 25 gennaio (giorno della scomparsa), nel tentativo di individuare il ricercatore, o suoi amici, o persone la cui identificazione può essere di interesse investigativo.

Ugualmente, le immagini video potrebbero essere utili - secondo gli investigatori - per individuare furgoni o automobili sospette, che potrebbero in qualche modo essere in collegamento con la scomparsa di Regeni. 

L'Italia chiede con insistenza anche i dati raccolti dalle celle telefoniche dei luoghi sicuramente frequentati quel 25 gennaio da Regeni, la cui "lettura" potrebbe dare una svolta decisiva alle indagini; e, inoltre, ogni elemento raccolto dalle autorità egiziane relativo al periodo dal 25 gennaio al 3 febbraio, data, quest'ultima, del ritrovamento del cadavere.

Non solo: gli investigatori vorrebbero anche copia del verbale di ritrovamento del cadavere di Regeni, per verificare la compatibilità della descrizione della salma con quanto rilevato al momento dell'autopsia. E, inoltre, i verbali di tutte le testimonianze raccolte dagli investigatori egiziani: sia quelle degli amici del giovane italiano, sia quelle delle altre persone ascoltate dalla polizia.

Infine, gli investigatori italiani - secondo quanto si è appreso - potrebbero chiedere anche informazioni sull'interesse che le autorità egiziane avessero per le ricerche di Regeni, in particolare per i suoi incontri con il sindacato degli ambulanti e per quel progetto, solo abbozzato e forse non gradito al Cairo, che era nella mente del ricercatore italiano, di chiedere un finanziamento da 10mila sterline alla Antipod Foundation per promuovere un programma di sviluppo proprio in Egitto. 
IL COMMENTO Menzogna e torture di Giuseppe Anzani 
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