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Palmira: 5 anni per riparare i danni del Daesh
 
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Ci vorranno cinque anni per riparare i danni fatti dal Daesh a Palmira. Ma la situazione sembra meno peggio di quanto si pensasse. Secondo le prime valutazioni del capo delle Antichità e dei musei di Siria, Maamoun Abdelkarim, con l’aiuto dell’Unesco il sito archeologico, uno dei più importanti del mondo, può essere recuperato. «Abbiamo personale qualificato, conoscenza e studi. Con l’approvazione dell’Unesco, possiamo cominciare il lavoro nel giro di un anno», ha spiegato Abdulkarim, secondo cui «l’80% delle rovine è in buone condizioni». Alcuni esperti siriani stanno per raggiungere la zona.

I jihadisti avevano preso il controllo di Palmira nel maggio scorso, usando l’anfiteatro come scenografia per le esecuzioni, tra cui quella dell’82enne curatore del sito, Khaled al-Assaad, rapito a metà luglio del 2015 dai miliziani del Daesh, ripetutamente torturato e poi barbaramente ucciso – il suo corpo decapitato e appesa a una colonna – perché si era rifiutato di fornire informazioni su dove fossero nascoste antiche opere d’arte.

Ora la città è libera. Con una delle offensive più forti – durata tre settimane e costata la vita a 180 soldati e almeno 400 militanti – i jihadisti sono stati cacciati dai quartieri residenziali e dal sito.

Le foto che documentano la distruzione (A.Bel.)
Palmira prima e dopo. Il senso della distruzione e della resistenza di un’idea di umanità si condensa in due foto satellitari, datate 27 agosto 2015 e 18 ottobre 2015. Nella prima i templi di BaalShamin, di Bel, l’arco trionfale, il grande colonnato, il teatro romano. Nella seconda del tempio di Beel non c’è che una massa informe, briciole disperse di una storia dove prima le rovine significavano memoria.
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Sono le immagini che aprono il volume "Bel/Palmyra Hommage" di Manar Hammad (Geuthner/Guaraldi, testo francese e italiano, pagine 184, euro 39). Tra i massimi esperti di Palmira, Hammad salva così proprio la memoria e soprattutto il senso di uno dei luoghi più importanti del mondo antico attraverso centocinquanta tra fotografie e disegni, oltre all’analisi della storia, della morfologia e dei riti.

Il video della tv russa: ecco com'è ora

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