domenica 2 novembre 2014
​Una delegazione guidata dal cardinale Bagnasco in visita nei quartieri distrutti nella Striscia. Domani nella città israeliana di Sderot, bersagliata dai razzi palestinesi. Monsignor Galantino: essere qui per la Chiesa italiana significa prendersi degli impegni.
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Un segno di vicinanza alle popolazioni che soffrono. Un messaggio di pace per una regione spesso segnata dalla guerra. E insieme un gesto di attenzione in uno scenario che, come ha detto il Papa qualche giorno fa, sembra caratterizzato dall’«indifferenza di tanti». Nella visita che la Presidenza della Cei sta compiendo lunedì e martedì a Gaza e Sderot ci sono principalmente questi significati. L’iniziativa, infatti, risponde all’invito formulato qualche settimana fa dal Patriarca Latino di Gerusalemme, Fouad Twal, e prontamente raccolto dal vertice della Conferenza episcopale  italiana, di visitare una delle zone più martoriate del Medio Oriente. I membri della Presidenza Cei – composta dal cardinale presidente, Angelo Bagnasco, dai tre vice-presidenti (il cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, monsignor Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino, e monsignor Angelo Spinillo, vescovo di Aversa) e dal segretario generale, monsignor Nunzio Galantino, vescovo di Cassano allo Jonio – sono partiti  da Roma nella tarda serata di sabato e domenica sono entrati nella Striscia di Gaza. "Essere qui per la Chiesa italiana significa assumersi degli impegni che non sono solo di preghiera ma anche di vicinanza e di solidarietà concreta e immediata", ha detto oggi, lunedì, monsignor Galantino. Una visita che acquista ancora più significato alla luce dell'appello a pregare per la pace a Gerusalemme, lanciato da Papa Francesco domenica all'Angelus. La delegazione della Cei ha cominciato la visita dai quartieri distrutti, con una sosta all'Ospedale Giordano. Quindi si recherà alla Scuola del Patriarcato Latino; nel pomeriggio la partenza per San Porfirio e l’incontro con il vescovo ortodosso Alexis. A metà del pomeriggio ci sarà la Messa nella parrocchia Sacra Famiglia di Gaza e a seguire l’incontro nei saloni parrocchiali con le famiglie cristiane della parrocchia e il parroco, padre George Hernandez. Martedì 4 novembre, secondo e conclusivo giorno della visita, l’itinerario si aprirà con la celebrazione eucaristica a Gerusalemme alla presenza dei sacerdoti e delle suore. In mattinata, poi, la delegazione si recherà a Sderot, città nel distretto sud di Israele, distante un chilometro dalla Striscia, e spesso fatta oggetto di lanci di razzi, come è successo ad esempio ieri, per la seconda volta dal 26 agosto, data di inizio della tregua. Dopo la sosta a Sderot, la Presidenza della Cei farà ritorno nella Città Santa per una breve visita al Santo Sepolcro. Quindi, dopo il pranzo nella sede del Patriarcato latino, la partenza per Tel Aviv e il ritorno a Roma nella serata di martedì. «La visita si muove nell’orizzonte delle attenzioni manifestate dall’Episcopato italiano per il Medio Oriente – aveva spiegato alla vigilia della partenza il segretario generale della Cei, monsignor Galantino –. All’impegno solidale per la pace e la convivenza tra i popoli, si unisce la volontà di esprimere nei fatti la nostra vicinanza ai cristiani costretti dai conflitti e dalla persecuzione a lasciare le loro case: un esodo che impoverisce tutti, facendo venir meno la presenza della Chiesa proprio nella terra da cui il Vangelo si è irradiato». Come si ricorderà, lo stesso monsignor Galantino dal 13 al 16 ottobre aveva visitato i profughi nel Kurdistan iracheno, per i quali la Cei ha stanziato un milione di euro, la stessa cifra assegnata anche in favore dei profughi siriani. Le due visite, dunque, appaiono strettamente legate dal filo della solidarietà.
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