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Profughi, già record: 110mila nel 2016 
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Il numero di migranti e rifugiati arrivati in Grecia e in Italia nel 2016 ha già superato la soglia dei 100mila. L’Organizzazione internazionale delle migrazioni (Oim) dall’inizio dell’anno ha registrato 110.054 arrivi. Nello stesso periodo, oltre 413 migranti e rifugiati hanno perso la vita nel Mediterraneo. Gli ultimi 4 cadaveri sono stati rinvenuti ieri nel canale di Sicilia, rimasti asfissiati in uno dei barconi della morte. Dall’inizio dell’anno al 22 febbraio, la sola Grecia aveva ricevuto circa 102,547 persone. Per l’Italia, dopo diversi giorni senza arrivi principalmente a causa del mare mosso, un totale di 940 migranti sono stati salvati in un solo giorno nel canale di Sicilia (il 22 febbraio) e dall’inizio dell’anno, circa 7.507 migranti sono arrivati via mare. L’effetto domino delle quote giornaliere di Austria e Slovenia e del loro approccio congiunto con Croazia, Serbia e Macedonia ha già provocato una concentrazione di rifugiati.

In Grecia e Macedonia a quasi 700 persone, prevalentemente di nazionalità afghana, è stato di fatto negato l’accesso alle procedure di ammissione in Serbia, facendo salire la tensione tra i migranti che devono affrontare condizioni di vita difficilmente sopportabili. Molti progressi sono stati compiuto Acnur che ha fornito alloggi per 20 mila richiedenti asilo in Grecia al fine di stabilizzare la situazione e ridurre i movimenti attraverso rotte illegali. Eppure oltre l’85% di coloro che arrivano in Europa provengono dai 10 Paesi che producono più rifu- giati al mondo. «Esprimiamo forte preoccupazione per le recenti politiche restrittive adottate in molti Paesi europei. Tali misure – si legge in una nota dell’Acnur – provocano disagi ulteriori ed evitabili per rifugiati e richiedenti asilo in Europa, causano situazioni caotiche in molte zone di confine, e mettono un’eccessiva pressione sulla Grecia in un momento in cui sta cercando con fatica di far fronte a numeri sempre maggiori di persone che hanno bisogno di accoglienza e servizi». L’Austria ha annunciato che avrebbe fissato per il 2016 un limite di 3.200 ingressi di persone nel suo territorio e non più di 80 nuove richieste di asilo al giorno. La Slovenia ha fatto lo stesso e ha annunciato un tetto simile per limitare gli accessi attraverso i suoi confini.

«Queste ultime misure restrittive rischiano di violare la normativa europea e di indebolire gli sforzi per un approccio complessivo e coordinato per rispondere alla crisi di rifugiati e migranti in Europa», sottolinea l’agenzia Onu per i rifugiati. Inoltre, il 18 febbraio, i capi della Polizia di Austria, Slovenia, Croazia, Serbia e Macedonia in una dichiarazione congiunta hanno annunciato il loro accordo per l’identificazione congiunta al confine con la Grecia. L’atteggiamento complessivo di Bruxelles viene ancora una volta criticato da organismi quali il Consiglio italiano rifugiati (Cir). «Nella misura in cui le persone trovano maggiori difficoltà ad uscire dalla Grecia, inevitabilmente tornerà a crescere la rotta adriatica, via mare e via terra attraverso l’Albania», prevede Cristopher Hein, portavoce del Cir.
 
«È abbastanza probabile – aggiunge – che chi rimane bloccato non tornerà indietro per tentare la traversata attraverso la Libia, e questo lo dimostrano già alcuni arrivi attraverso la rotta balcanica adriatica verso la Slovenia». Resta il nodo dell’operazione Nato davanti alle acque turche. «Non credo che le navi militari possano essere di grande aiuto – ribadisce Hein –. E quanto ai consigli Ue di Bruxelles, gli esiti sono molto deludenti. Manca perfino l’esplicita sottolineatura sulla necessaria revisione del sistema Dublino».
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