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Idomeni, rabbia nell'inferno dei più piccoli
DANIELA FASSINI
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C’è il sole a Idomeni. Ma i materassi e le coperte sulle quali dormono i bambini sprofondano ancora nel fango. Al grande campo che si è formato al valico di frontiera ormai chiuso tra la Grecia e la Macedonia la situazione è drammatica. Ci sono tende ovunque. Ormai non c’è più spazio. È una tendopoli- inferno. E si vive anche fra i due binari lungo la linea ferroviaria a pochi passi dalla frontiera. «È una situazione terribile – racconta Valerio Neri, direttore generale di Save the Children Italia, in visita con una delegazione in questi giorni in Grecia – in quattro ore sono passati solo due treni, passano lentamente ma sfiorano le tende dove vivono bambini piccoli e di notte è ancora peggio perchè non c’è illuminazione ed è tutto al buio».


È impossibile farli spostare. Sono accampati in una situazione pericolosa ma è l’unica in questo momento che può garantire loro la speranza di poter proseguire il viaggio in Europa. Sono soprattutto siriani, padri di famiglia ma anche e soprattutto donne sole con al seguito quattro, cinque bambini. I mariti sono morti o rimasti a combattere nelle città assediate. «Il campo è stracolmo, ci sono almeno 15mila persone ma quello che impressiona di più è la componente di donne e bambini, almeno il 60%, se non di più» prosegue Neri. 


Con la rotta balcanica chiusa e i profughi bloccati da giorni cresce anche la rabbia e la frustrazione. Durante la distribuzione di cibo e alimenti, alcuni giovani sono rimasti addirittura feriti e contusi nell’assalto ai container. Per poter conquistare una bottiglietta d’acqua e un panino la fila è lunghissima e, senza registrazione anagrafica, un padre di famiglia con più figli è costretto a fare più code. «Non ho mai visto un luogo di rifugiati dove chi deve organizzare il campo lo organizza in modo tale che il rifugiato non debba rimanere qui a lungo – prosegue Neri – È evidente che il governo locale non vuole che la gente si fermi qui». 


Il 91% dei profughi bloccati a Idomeni sono in fuga da Afghanistan, Iraq e Siria, paesi colpiti da conflitti e hanno quindi diritto, in base alle convenzioni internazionali allo status di rifugiato. Il governo non prevede per il momento di sgomberare il campo. Ma, secondo i media serbi, sarebbero già 800 quelli che l’hanno abbandonato in cerca di nuocve rotte. «Dobbiamo convincerli ad andar via, ma non possiamo farlo con i gas lacrimogeni, metà di loro sono donne e bambini», ha detto il viceministro dell’interno Nikos Toskas. Alla gente in attesa al confine si raccomanda di raggiungere i campi di accoglienza allestiti più a sud e nella regione di Atene. Save the children intanto si occupa dei più piccoli.


«Siamo preoccupati per loro – conclude Neri – perchè la situazione è molto grave. Stiamo distribuendo supporti alimentari ad alto contenuto proteico e sali minerali per le molte mamme con neonati presenti nel campo». L’emergenza umanitaria ad Idomeni «è un problema europeo che l’Europa deve risolvere » ha detto il primo ministro greco Alexis Tsipras.
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