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Charlie Hebdo: choc un anno dopo
Alessandro Zaccuri
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​Un assassino in fuga per il mondo: non è Salah Abdeslam, l’ancora imprendibile responsabile degli attentati parigini del 13 novembre scorso, ma Dio in persona, con tanto di barba bianca, fucile in spalla e mani sporche di sangue.

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È la copertina del numero speciale che il settimanale francese “Charlie Hebdo” manderà in edicola il 6 gennaio, a un anno dalla strage che costò la vita a dodici persone. Disegnata dal direttore Riss (rimasto a sua volta ferito nell’attacco del 7 gennaio 2015), la vignetta dovrebbe confermare il carattere spregiudicato del giornale, che si fa un vanto di non arretrare davanti a nulla, tanto meno davanti alla blasfemia. Che questa sia la posizione di “Charlie Hebdo” è noto da tempo.


A stupire è semmai la reiterata rozzezza di una semplificazione che non prevede distinzione alcuna tra fede e fondamentalismo, cadendo a sua volta in un’intransigenza di segno opposto. In questione non c’è soltanto la sensibilità dei credenti, ma il rispetto dovuto a tutte le vittime, comprese quelle che vengono sacrificate a motivo della loro religione. E poi – libertà di espressione per libertà di espressione – non è che quel disegno faccia tanto ridere.
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