mercoledì 4 marzo 2015
La rete ecclesiale panamazzonica riunisce le diocesi di nove Paesi latinoamericani sul cui territorio sorge la foresta. Scopo: promuovere la giustizia sociale e la salvaguardia dell'ambiente.
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Rendere la foresta amazzonica il giardino del nostro Pianeta: è questo in estrema sintesi lo scopo della Repam, la Rete ecclesiale panamazzonica (redamazonica.org), che è stata presentata in questi giorni in Vaticano. Si tratta di un’iniziativa voluta dai vescovi dei nove Paesi latinoamericani sul cui territorio si trova la più grande foresta tropicale del mondo – è grande venti volte l’Italia – e sostenuta dal Pontificio Consiglio giustizia e pace e da Caritas Internationalis. Capofila dei promotori sono i presuli brasiliani, a cui papa Francesco durante la Gmg di Rio de Janeiro del 2013 ha indicato l’Amazzonia come la vera “frontiera”, il “banco di prova” sia per la comunità cristiana sudamericana ma anche per l’intera umanità.

Chiesa e giustizia socialeAnche se la rete è di matrice ecclesiale ed è stata costituita dalle diocesi amazzoniche nel settembre 2014 a Brasilia, di fatto l’intento è quello di mettere in campo iniziative e condividere risorse per promuovere la giustizia sociale – a favore soprattutto delle popolazioni indigene e delle loro culture – e la salvaguardia dell’ambiente, oggi fortemente minacciato da sfruttamento agricolo e minerario oltre che dalla deforestazione e inquinamento.Una sfida complessa, dunque, perché l’Amazzonia presenta una complessità unica sia da un punto vista ambientale che antropologico: in quella fetta verde di mondo, infatti, s’incrociano economie rurali con interessi economici internazionali, popolazioni e costumi antichi con le culture portate dai colonizzatori, religioni tribali con l’annuncio cristiano diffuso capillarmente dai missionari e dalle congregazioni religiose – che oggi provengono non solo dall’Europa ma anche dall’America Latina stessa.

 

I datiL’Amazzonia si estende su sei milioni di chilometri quadrati e tocca Guyana, Suriname, Guyana Francese (0.15%), Venezuela (1%), Ecuador (2%), Colombia (6%), Bolivia (11%), Perù (13%) e Brasile (67%). Ci vivono poco meno di 2,8 milioni di indigeni in 390 diversi gruppi; 137 sono le popolazioni isolate, che non sono mai state raggiunte. Le 240 lingue parlate appartengono a 49 famiglie linguistiche diverse.

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