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I sacerdoti? Esperti in umanità
Giacomo Gambassi
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I sacerdoti? Sono più organizzati, socievoli, disponibili, modesti ed estroversi di chi non è consacrato. Non solo. Hanno una stabilità emotiva di gran lunga superiore alla media dei laici, siano essi credenti o non credenti. Insomma, donarsi completamente al Signore dicendo il proprio “eccomi” è sinonimo di un benessere psicologico che fa quasi invidia. Niente a che vedere con immagini distorte (talora veicolate dai mezzi di comunicazione) che vogliono il prete come un uomo “meno uomo”, segnato da rinunce e privazioni.

A confermare che il presbitero è un “fratello” «esperto in umanità», secondo la celebre definizione di Paolo VI sulla Chiesa, è la scienza. O, per essere precisi, uno studio del Centro nazionale delle ricerche (Cnr) sulla personalità dei sacerdoti. «Per la prima volta sono stati analizzati i profili caratteriali dei preti confrontandoli con quelli dei fedeli ma anche con quelli di non credenti o agnostici », spiega l’ideatore e coordinatore del lavoro, Antonio Cerasa, docente di psicologia della comunicazione all’Università di Catanzaro. In tutto sono stati coinvolti 200 presbiteri italiani (in gran parte secolari ma anche regolari) insieme con 300 praticanti e 200 “indifferenti”. I risultati dell’indagine, curata dall’Istituto di bioimmagini e fisiologia molecolare del Cnr di Catanzaro, sono stati pubblicati sulla rivista internazionale Personality and Individual Differences.

Il gruppo di ricerca ha impiegato uno dei test più accreditati per la valutazione della personalità. Cinque sono stati i fattori presi in esame: la stabilità emotiva, l’estroversione, l’amicalità, l’apertura mentale e la coscienziosità. Cinque dimensioni in cui i sacerdoti spiccano. «La coscienziosità che indica affidabilità, puntualità, capacità di auto-organizzarsi, un tratto già considerato uno dei pilastri del profilo del credente, si conferma alto nei fedeli laici e risulta alto anche nei sacerdoti», afferma il ricercatore del Cnr. Per quanto riguarda l’amicalità – fattore con cui si intende la capacità di essere empatici, modesti, sensibili, altruisti e fiduciosi – «finora poco studiata nei ministri del culto in genere, è emerso che tutte le persone credenti hanno un elevato punteggio, ma risulta significativamente maggiore nei sacerdoti rispetto ai laici», sottolinea Cerasa.

Guardando all’affettività e all’estroversione, «si nota chiaramente nei sacerdoti la bassa impulsività e lo scarso desiderio di andare alla ricerca di nuove sensazioni», continua l’esperto. Infine, scandagliando l’apertura mentale, il Cnr ha scoperto che «sia i fedeli laici sia i sacerdoti mostrano una chiara tendenza ad approfondire ciò che è già conosciuto, piuttosto che a esplorare nuovi ambiti di conoscenza. E, per ciò che attiene ai valori, tendono ad affidarsi a un’autorità riconosciuta all’interno della comunità». Il fattore R, ossia religioso, tempra in maniera pressoché identica sia l’indole dei sacerdoti ordinati, sia quella dei religiosi. Non vengono alla luce sostanziali differenze nella personalità del clero secolare e in quella del clero regolare, tranne che per un elemento: chi appartiene a una congregazione ha una minore predisposizione ad auto-organizzarsi. E forse ciò si spiega con la vita comunitaria che in molti casi è parte del carisma di un ordine religioso. 

Negli scorsi anni numerose ricerche, soprattutto nei Paesi anglosassoni, avevano dimostrano come la religiosità giochi un ruolo positivo sulla psicologia umana. Chi crede ha un’aspettativa di vita più lunga, minori disturbi depressivi e una ridotta dipendenza dal fumo e dall’alcol, avevano evidenziato molteplici indagini. «Recentemente – osserva Cerasa – alcuni ricercatori hanno ipotizzato che questa tendenza all’equilibrio psicofisico sia in parte legata anche all’attitudine  caratteriale della persona. I primi studi eseguiti sui gruppi di credenti laici hanno confermato questa ipotesi, ma un’indagine diretta sui ministri della Chiesa non era stata compiuta». Ci ha pensato un pool di studiosi della Penisola a colmare il vuoto. «La nostra ricerca conferma alcune caratteristiche di coloro che vivono un’esperienza di fede – conclude il coordinatore – ma soprattutto rivela tratti peculiari dei sacerdoti che non erano mai stati portati alla luce prima. Nell’ambito ecclesiale qualcuno sostiene che le nostre conclusioni non siano una novità. In realtà abbiamo mostrato il volto più personale dei preti».
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