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Abusi su minori, inchiesta sull'arcidiocesi di Lione
Andrea Galli
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​Il cardinale Barbarin (Foto Siciliani)

La procura di Lione ha aperto un’inchiesta  preliminare nei confronti del cardinale Philippe Barbarin, arcivescovo di Lione, per «omessa denuncia» e «messa in pericolo della vita altrui». Il riferimento è alle violenze commesse da un sacerdote diocesano, Bernard Preynat, 71 anni, che ha ammesso di aver abusato sessualmente di alcuni scout tra il 1986 e il 1991.

Barbarin è alla guida dell’arcidiocesi transalpina solo dal 2002, ma l’accusa è di non aver rimosso padre Preynat prima del 2015, esponendo così a un grave rischio i giovani entrati in contatto con il sacerdote. Secondo un comunicato dell’arcidiocesi il porporato ha appreso «con molta serietà» dell’apertura dell’inchiesta ed è «pronto a collaborare con serenità e fiducia con la giustizia». Viene ribadito altresì che Barbarin ha agito «con estrema responsabilità » nel caso in questione, come affermato anche dal direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi, in una dichiarazione del 19 febbraio.

Barbarin ha detto di aver appreso del caso di Preynat solo verso il 2007-2008, non da una vittima ma da un’altra fonte. Un resoconto di «fatti in là negli anni, per i quali non c’erano mai state denunce, né si rilevava alcuna recidiva» come ha spiegato in un’intervista al quotidiano La Croix. 
Solo nel 2014 avrebbe incontrato una delle vittime: da lì la consultazione con la Congregazione per la Dottrina della fede e la decisione di sospendere Preynat, il quale sostiene però che la Curia lionese sapeva degli abusi già dal 1991, anno in cui fu allontanato dagli scout.

Una delle vittime ha sporto denuncia contro Barbarin, il laico Pierre Durieux, «directeur de cabinet» dell’arcidiocesi, e i vertici della Congregazione per la Dottrina della fede, il cardinale Gerhard Ludwig Müller e l’arcivescovo Luis Ladaria. 
Anche la Conferenza episcopale francese, ha rilasciato un comunicato, in cui «desidera primo di tutto ribadire il suo profondo dolore e il suo sostegno alle vittime di tali atti», ricorda «la politica di fermezza condotta dai vescovi di Francia per oltre 15 anni sulla pedofilia », esprime la «volontà di cooperare con la giustizia» e «assicura sostegno e preghiere al cardinale».
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