Vita

Suicidio assistito. In Piemonte naufraga la legge regionale

Danilo Poggio giovedì 21 marzo 2024

In Piemonte è arrivato lo stop definitivo alla proposta di legge di iniziativa popolare sul suicidio assistito. Dopo due giorni di contestazioni, fuori e dentro il palazzo della Regione, con 23 sì, 12 no, un astenuto e un non votante il Consiglio regionale ha approvato la pregiudiziale di costituzionalità posta dal presidente Stefano Allasia (Lega), escludendo la discussione in aula.
Il voto arriva qualche giorno dopo la presa di posizione da parte dell’Arcidiocesi di Torino, che, attraverso un editoriale del direttore Alberto Riccadonna sul giornale diocesano La voce e il tempo, ricordava che «in Italia non esiste alcun diritto di morire», mettendo in guardia dal cercare scorciatoie locali rispetto alla discussione in Parlamento.

La proposta di legge regionale, sottoscritta da oltre 11mila cittadini, aveva ricevuto (non all’unanimità) parere di ammissibilità da parte della Commissione di garanzia, confermato poi dall’Ufficio di Presidenza e dall’Aula, prima di cominciare il proprio iter in Commissione Sanità.

Contemporaneamente, l’Avvocatura dello Stato aveva però trasmesso un parere che segnalava ampi elementi che avrebbero portato a impugnare le leggi regionali per “difetto di competenza” e lo stesso Ufficio legale della Regione Piemonte ha segnalato rischi concreti di potenziali contenziosi, evidenziando difetti di incostituzionalità.

«La mia posizione etica e morale su questo tema– spiega il presidente del Consiglio regionale Stefano Allasia – è nota, ma oggi le mie considerazioni sono state dettate esclusivamente da vizi e criticità giuridiche. A mio parere – ha detto – con questo provvedimento si violerebbe l’articolo 117 della Costituzione, in quanto gli atti di disposizione del corpo incidono su aspetti essenziali dell’identità e dell’integrità della persona e richiedono uniformità di trattamento sull’intero territorio nazionale. L’individuazione dei Livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, inoltre, rientrano nella competenza esclusiva dello Stato».

Complice anche il clima da pre-campagna elettorale (le elezioni in Piemonte saranno l’8 e 9 giugno, in concomitanza con le Europee), l’opposizione (centrosinistra e M5s) ha rimarcato con durezza il proprio dissenso. Il Pd ha definito la questione sull’incostituzionalità «totalmente infondata, dal momento che il provvedimento non intende stabilire il diritto al suicidio medicalmente assistito ma individuarne tempi, modalità e procedure per quanto riguarda le Asl», sostenendo che in seguito alla sentenza della Corte Costituzionale «la Regione sarebbe pienamente competente per legiferare in materia e ne avrebbe non solo il titolo ma anche il dovere».

Pesanti critiche sono arrivate anche dall’associazione radicale Luca Coscioni (promotrice della raccolta firme) che ha parlato di «tecnicismo» utilizzato «in modo strumentale per non permettere di discutere nel merito la proposta» e ha assicurato di voler ripresentare la proposta di legge alla prossima legislatura.

«Dicono a noi di non aver preso in considerazione le 11mila firme e di averle cestinate – è la replica di Allasia – ma la loro volontà di intestarsi la legge, per logiche di propaganda, ha determinato uno scenario che non poteva essere diverso da quello di oggi. Era stato proposto di attendere qualche mese: con l’insediamento della nuova legislatura, riprendere la discussione, non disperdendo le firme raccolte, e presentare un atto di indirizzo al Parlamento per legiferare sulla materia. Non siamo stati neppure ascoltati».