Papa

Ai giornalisti di Avvenire. Papa: «Nessuno detti la vostra agenda, solo i poveri»

Mimmo Muolo martedì 1 maggio 2018

Osservatore Romano

Il Papa ha ricevuto in udienza la redazione del quotidiano cattolico Avvenire, guidata dal direttore Marco Tarquinio e dal direttore generale Paolo Nusiner. Francesco, in un'atmosfera di grande familiarità ha incoraggiato i giornalisti e tutto il personale a guardare con "concretezza" e "prossimità" ai poveri la realtà di ogni giorno. «Vi incoraggio a custodire - ha sottolineato Francesco - lo spessore del presente; a rifuggire l’informazione di facile consumo, che non impegna; a ricostruire i contesti e spiegare le cause; ad avvicinare sempre le persone con grande rispetto; a scommettere sui legami che costituiscono e rafforzano la comunità. Nulla come la misericordia crea vicinanza, suscita atteggiamenti di prossimità, favorisce l’incontro e promuove una coscienza solidale. Farsene portatori - ha aggiunto il Papa - è la strada per contribuire al rinnovamento della società nel segno del bene comune, della dignità di ciascuno e della piena cittadinanza».

Nell'audienza, alla quale hanno preso parte anche i familiari di giornalisti e dipendenti, Francesco ha tracciato una vera mappa dell'informazione rispettosa dell'uomo e ha invitato a ripartire dalle periferie dai poveri, dagli ultimi. Il saluto a nome di tutti gli è stato rivolto dal presidente della Cei, cardinale Gualtiero Bassetti (LEGGI QUI IL TESTO DEL SALUTO), presenti anche il segretario generale della Cei, il vescovo Nunzio Galantino, e il presidente del Consiglio di Amministrazione di Avvenire, monsignor Marcello Semeraro, vescovo di Albano. Il Papa, al termine del suo discorso ha anche posato con i numerosi bambini presenti e ha saluto a uno a uno gli intervenuti all'udienza.

C’è bisogno di dar voce ai valori incarnati nella memoria collettiva e alle riserve culturali e spirituali del popolo; - ha proseguito il Pontefice - di contribuire a portare nel mondo sociale, politico ed economico la sensibilità e gli orientamenti della Dottrina sociale della Chiesa, essendone, noi per primi, fedeli interpreti e testimoni»

«Contribuite a superare le contrapposizioni sterili e dannose». Ha chiesto Francesco ai redattori di Avvenire «State lontani dai vicoli ciechi in cui si dibatte chi presume di aver già capito tutto. Con la testimonianza del vostro lavoro fatevi compagni di strada di chiunque si spende per la giustizia e la pace». «Nessuno - ha scandito Francesco rivolto ai redattori - detti la vostra agenda, tranne i poveri, gli ultimi, i sofferenti. Non ingrossate le fila di quanti corrono a raccontare quella parte di realtà che è già illuminata dai riflettori del mondo. Partite dalle periferie, consapevoli che non sono la fine, ma l'inizio della città». «Ascoltate, approfondite, confrontatevi", ha invocato il Papa rivolto ai «cari amici di Avvenire».

«Il comunicatore cattolico - ha poi elencato il Papa - rifugge le rigidità che soffocano o imprigionano. Non mette "in gabbia" lo Spirito Santo, ma cerca di lasciarlo volare, di lasciarlo respirare nell'animo. Fa sì che mai la realtà ceda il posto all'apparenza, la bellezza alla volgarità, l'amicizia sociale alla conflittualità. Coltiva e rafforza ogni germoglio di vita e di bene».

L'auspicio del Papa è dunque che il quotidiano cattolico sappia «esprimere una Chiesa che non guarda la realtà né da fuori né da sopra, ma si cala dentro, si mescola, la abita e, in forza del servizio che offre, suscita e dilata la speranza di tutti». «Vi incoraggio a custodire - ha detto ancora ai redattori di Avvenire - lo spessore del presente; a rifuggire l'informazione di facile consumo, che non impegna; a ricostruire i contesti e spiegare le cause; ad avvicinare sempre le persone con grande rispetto; a scommettere sui legami che costituiscono e rafforzano la comunità».

Secondo Francesco, «nulla come la misericordia crea vicinanza, suscita atteggiamenti di prossimità, favorisce l'incontro e promuove una coscienza solidale». «Farsene portatori - ha sottolineato - è la strada per contribuire al rinnovamento della società nel segno del bene comune, della dignità di ciascuno e della piena cittadinanza». «C'è bisogno - infatti - di dar voce ai valori incarnati nella memoria collettiva e alle riserve culturali e spirituali del popolo; di contribuire a portare nel mondo sociale, politico ed economico la sensibilità e gli orientamenti della Dottrina sociale della Chiesa, essendone, noi per primi, fedeli interpreti e testimoni». «Non abbiate paura - ha raccomandato ai redattori di Avvenire - di essere coinvolti. Le parole, quelle vere, pesano: le sostiene solo chi le incarna nella vita. La testimonianza, del resto, concorre alla vostra stessa affidabilità. Una testimonianza appassionata e gioiosa».

Francesco ha infine fatto sue, come «augurio conclusivo» le parole del Beato Paolo VI: «Occorre l'amore alla causa: se non si ama questa causa non combineremo che poco, ci stancheremo subito, ne vedremo le difficoltà, ne vedremo anche direi gli inconvenienti, le polemiche, i debiti... Dobbiamo avere un grande amore alla causa, dire che crediamo in quel che stiamo facendo e vogliamo fare". "Di questo amore - ha poi concluso - vi chiedo, sia parte anche la vostra preghiera per me».

«Dialogare con tutta la società senza venir meno a una chiara identità, altrimenti il dialogo diventa impossibile». Il presidente della Cei, cardinale Gualtiero Bassetti, ha descritto così l'impegno dei media della Cei in occasione dell'incontro di Papa Francesco con la redazione di Avvenire che compie 50 anni. Il cardinale ha parlato dei cattolici italiani come testimoni di «una fede che sappia farsi cultura». E, citando i 30 anni del Sir e i 20 di TV2000 e radio In Blu, dell'impegno dei media Cei per «la legalità contro l'azzardo e tutto ciò che non fa crescere la società nel territorio». «Abbiamo bisogno di crescere. Ma in Avvenire queste persone ci sono. E avvertono quanto sia essenziale camminare con Pietro e con la Chiesa»,

All'udienza erano presenti anche il segretario generale della Cei il vescovo Nunzio Galantino e il presidente di Avvenire Marcello Semeraro, vescovo di Albano

IL TESTO INTEGRALE DEL DISCORSO