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Assisi. I giovani firmano il Patto con Francesco: «Una nuova economia non è utopia»

Lucia Capuzzi, inviata ad Assisi domenica 25 settembre 2022

Pace, cura, servizio, tutela, amicizia, alleanza, riconoscimento, dignità, condivisione, felicità. Sono queste le dieci parole dell’economia della vita che i giovani economisti, imprenditori, changemakers hanno deciso di incarnare nella realtà, su invito di papa Francesco.

Non un’utopia, «perché la stiamo già costruendo», conclude il "Patto" firmato ieri nel teatro Lirick di Assisi dalla 14enne Lilly Ralyn Satidtanasarn, a nome di tutti i partecipanti di The Economy of Francesco, e dallo stesso papa Francesco. Un’adolescente thailandese (QUI la sua storia) e il vescovo di Roma sono i custodi di questa "giara del futuro". Un’anfora di carta e inchiostro in cui i ragazzi e le ragazze hanno raccolto i loro impegni personali, nati e maturati in tre anni di sessioni di lavoro online.

«Insieme al testo del Patto, li affideremo alla terra come radici dell’economia di domani, nel roseto della Porziuncola, da dove i figli di Francesco partirono per il mondo», ha detto Lourders, uno dei tre conduttori che si sono alternati sul palco, su cui c’era una trentina di coetanei, tra cui gli otto testimoni. Sognatori con i piedi, però, ben piantati per terra, capaci di rivoluzionare il mondo con «l’amore, con l’ingegno e con le mani».

Ansa

Come Facundo Pascutto, argentino di Lomas de Zamora, enorme città-satellite di Buenos Aires che, insieme alla facoltà di Scienze sociali, trasforma associazioni di quartiere, sindacati, università, cooperative, mense comunitarie, unità penitenziarie e imprese in "piccole Assisi", cioè spazi di incontro tra i differenti attori sociali.

O Henry Totin, del Benin, che, con l’associazione Javev, ha reso una pianta infestante - il giacinto d’acqua o togblé - una risorsa economica per i contadini della valle di Ouémé. O ancora Maryam, attivista per i diritti delle donne, fuggita all’Afghanistan dei taleban proprio grazie alla rete di contatti attivata da The Economy of Francesco.

È impossibile sintetizzare il caleidoscopio di storie e storia su cui si fondano i dodici punti del Patto. Alcune nuovissime, come "la Fattoria di Francesco", inventata da Mateusz Ciasnocha, contadino della Polonia del Nord, che proprio nel corso del processo innescato dal Papa ha trovato il modo di coniugare agricoltura e giustizia. «Come? Rispettando i campi e quanti li lavorano. Ora abbiamo creato una nuova impresa in Nigeria per sostenere la produzione famigliare di cinque villaggi della zona di Ibadan», ha raccontato. Altre, invece, sono antiche. La Comunità di pace di San José de Apartadó ha venticinque anni. «È stata fondata il 23 marzo 1997 quando nessuno parlava di economia circolare e coltivazioni sostenibili. Non ne sapevamo molto nemmeno noi. È avvenuto tutto per "chiripa"».

Ha ripetuto questa parola più volte José Roviro. «Vuol dire "fortuna" o "provvidenza"», spiega. Costituito da un gruppo di contadini sfollati del conflitto colombiano, la Comunità ha scelto di dire no alla violenza. «Poiché l’avevamo sperimentata sulla nostra pelle – ha aggiunto Sayda Arteaga -, abbiamo deciso di non infliggerla ad altri».

Ora l’iniziativa - sostenuta da Operazione colomba - produce alimenti sostenibili grazie a un sistema di lavoro comune. Dal modello pioniere, poi, si irradiano altri percorsi. «La neo-nata Fondazione Rut partirà proprio dalla Comunità il processo di ascolto per elaborare una grande piattaforma digitale (Inter Zona) sulle violazioni dei diritti umani e le forme di resistenza nonviolenta», hanno sottolineato Annamaria De Paola e Giovanna Martelli.

Esempi piccoli e grandi di un’altra economia possibile in cui credono i giovani di Eof. E, alcuni di loro, «in mattine particolarmente luminose, hanno già intravisto l’inizio della terra promessa». Quanto ci vuole per raggiungerla? Troppo, sostengono gli scettici, spesso non proprio disinteressati. Il popolo di Eof non se ne preoccupa e ora prosegue il cammino con l’apertura di The Economy of Francesco 2.0. In questo sono profetici: abitano la notte, come la sentinella del brano di Isaia. Non hanno risposte per i passanti angosciati che domandano quanto manca allo spuntare del sole, eppure li ascoltano. Sono donne e uomini del dialogo notturno. Perché – è risuonato ieri con forza dal palco di Assisi – «non c’è alba più bella di quella che ci sorprende in compagnia dei profeti».

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