Opinioni

Lettere. «I miei figli, le priorità di Dio e una vita poco tranquilla e entusiasmante»

Le nostre voci di Marina Corradi giovedì 1 marzo 2018

Caro Avvenire,
ho letto con piacevole interesse l’articolo della psicoterapeuta Mariolina Ceriotti Migliarese pubblicato su “Avvenire” del 14 febbraio 2018. Sono d’accordo, e molti altri ne saranno convinti, che la denatalità non è legata alla crisi economica, ma ad un cambiamento culturale, partito da lontano. Ho 65 anni e già quando portavo a scuola i miei ragazzi (sono passati ormai più di trenta anni) il lavoro “casalinga” veniva come percepito come un handicap. D’altra parte anch’io uscivo dall’idea che la donna doveva realizzarsi nel lavoro, nella società e non essere schiava della casa, del marito... Mi sono laureata, mi sono sposata pensando, come diceva l’articolo, che ognuno perseguisse i propri obiettivi con il sostegno dell’altro. Provvidenzialmente Dio si è fatto presente e uno alla volta sono arrivati i figli che letteralmente hanno sconvolto la nostra vita e ci hanno aperto gli occhi sulle sue priorità. Ma se non ci fosse stata una parola che diceva che è Dio il creatore e padrone della vita e che è il suo spirito che ci dà la forza, io non mi sarei aperta alla vita. Se non ci fosse stata la parola che ci diceva «guardate gli uccelli del cielo... guardate i gigli dei campi... e voi non siete ben più... ?». Ci saremmo disperati più di una volta, invece è arrivato il centuplo (come promesso) in vita: 10 figli, dei quali 8 sposati e 29 nipoti (per ora), Provvidenza, tanti momenti di gioia... Come capire che se perdi la vita la ritrovi, se Cristo ti dà la grazia di buttarti e rischiare in Lui? Per questo penso sia fondamentale promuovere una nuova cultura della vita, soprattutto con la testimonianza di noi cristiani, far vedere che anche solo a livello umano generare figli rende la vita forse meno tranquilla ma molto, molto più entusiasmante e piena. Ci sarebbero tante cose da dire, ho voluto dare solo un briciolo della mia esperienza. Grazie per il sostegno che date alla vita e alla verità.

Marina C.

Un tempo le famiglie che avevano anche otto o dieci figli erano frequenti. Nessuno se ne stupiva: i figli arrivavano, e li si accoglieva. Nelle campagne i figli erano anche una ricchezza, braccia che avrebbero garantito il pane alla famiglia. Dieci figli, erano un fatto normale, così come era ovvio che la madre si dedicasse solo a loro. Poi è arrivata la rivoluzione femminile: le donne a scuola, all’Università, al lavoro. Chi, avendo oggi una figlia, si sentirebbe di negarle questi diritti? Ma in quella rivoluzione il mondo si è capovolto, come del resto, contemporaneamente, con l’avvento degli anticoncezionali. In Italia siamo a 1,34 figli per donna, e in piena crisi demografica. La signora che ci scrive, Marina come me, è passata, da ragazza, per quegli anni in cui dirsi “casalinga” era un di meno, e ha avvertito la spinta corale a realizzarsi in un lavoro, come tutta la sua generazione. Ma poi, cosa è successo? «Provvidenzialmente Dio si è fatto presente, e uno alla volta sono arrivati i figli che letteralmente hanno sconvolto la nostra vita e ci hanno aperto gli occhi sulle sue priorità». Dio si è fatto presente, non sappiamo attraverso quali volti e compagnie, e la famiglia C. è uscita dai binari consueti cui la fine del Ventesimo secolo la voleva indirizzare. Un anno dopo l’altro, un figlio, un altro, un altro ancora. Ma non avranno mai avuto paura, quei due? Di quanto cibo, vestiti, scarpe, libri hanno bisogno dieci bambini? Io, confesso, paura ne avrei avuta. A questi genitori però è accaduto qualcosa d’altro, che è difficile comprendere. Scrive soltanto la signora Marina: «Se perdi la vita la ritrovi, se Cristo ti dà la grazia di buttarti e rischiare in Lui». Capisci solo che c’è dietro queste parole un affidamento totale, che Dio è stato scelto contro ogni altra logica. Più grande di ogni logica, di ogni umano calcolo. Provvidenza, è una parola usata dalla signora. Evidentemente, come affermava Manzoni, c’è, e opera in famiglie come queste, così totalmente certe che il loro sostegno è in Dio. Le famiglie “normali” pensano ai loro mutui, alle bollette, alla spesa, alle malattie, e non si capacitano di come possano fare, quei là con dieci figli. Eppure ce l’hanno fatta, e hanno 29 nipoti (per ora, precisano). Com’è possibile? Deve esserci un segreto. Buttarsi in Dio, dicono. Ci vuole una gran fede, e ci vuole audacia. Non tutti ne siamo capaci. Però a tutti serve questa testimonianza: «Generare figli rende la vita meno tranquilla, ma molto più entusiasmante e piena». Di questo si può essere certi. Dentro a questa certezza, potesse un po’ di fiducia allargarsi nelle case italiane, e contagiarle, e raddoppiare almeno, o triplicare, l’unica culla: basandosi non solo sui conti, ma sul desiderio più vero e buono, e sulla fiducia in un Dio che non abbandona.