Opinioni

Botta e risposta. Contare il denaro dell'azzardo misurare la salute delle persone

Maurizio Fiasco e Paolo Jarre venerdì 28 febbraio 2020

Egregio direttore,
chiediamo di replicare su alcuni aspetti contenuti nell’analisi a firma di Maurizio Fiasco, intitolata «È l’azzardo la vera pandemia: 1.830 euro di spesa pro capite», pubblicata su 'Avvenire' del 15 febbraio 2020 e nell’editoriale apparso il 20 febbraio successivo a firma del dottor Paolo Jarre e intitolato 'La legge piemontese sull’azzardo vale oro'. A proposito dell’articolo del professor Fiasco, come associazione di rappresentanza delle imprese di produzione e gestione di apparecchi New Slot e Vlt, intendiamo rilevare che la 'spesa' per il gioco si calcola sottraendo dall’importo della raccolta (il cosiddetto 'giocato') l’importo restituito ai giocatori come vincite. Pur non disponendo ancora dell’anticipazione esclusiva dei dati dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli relativi al 2019, di cui l’articolista invece dispone, possiamo comunque affermare, senza timore di smentita, che il dato da lui indicato come spesa si riferisca in realtà al cosiddetto 'giocato' (le somme puntate al lordo delle vincite). Si tratta quindi di un dato che, non tenendo conto delle somme restituite ai giocatori a titolo di vincite, non è idoneo a rappresentare le perdite patrimoniali subite dai giocatori. Solo per comprendere le proporzioni della differenza tra gli importi giocati e quelli spesi, ci soffermiamo sugli ultimi dati ufficiali disponibili dalla Adm che si riferiscono al 2018, da cui risultava una spesa degli italiani per tutte le tipologie di gioco (quindi non solo slot e Vlt), pari a 18,97 miliardi a fronte di un giocato di 106,8 miliardi. È ovvio che la scorrettezza del criterio di calcolo della spesa si riverbera anche sulla veridicità del calcolo statistico della spesa annua pro capite che l’autore erroneamente stima, con riferimento al 2019, in 1.830 euro. Se infatti si applicasse il criterio utilizzato dal professor Fiasco anche all’anno 2018 (sempre per avere un’idea sulle proporzioni), risulterebbe una spesa annua pro capite di 1.766 euro a fronte del dato corretto che ammonta a 313 euro. Quanto al commento del dottor Jarre, secondo il quale la raccolta di gioco in Piemonte è diminuita. Se ci si riferisce alla raccolta di slot e Vlt legali, siamo di fronte ad un’affermazione tautologica: spegnendo gli apparecchi legali è ovvio che la relativa raccolta diminuisca. Se invece l’osservazione del fenomeno viene estesa al gioco d’azzardo in generale (comprensivo delle tipologie di gioco esentate dall’applicazione della legge regionale), il quadro che emerge da uno studio condotto dalla Cgia Mestre (sulla base dei dati forniti dalla Adm) è differente e certifica che la raccolta complessiva del gioco in Piemonte nel periodo 2016-18 è aumentata del 3% con un’impennata del gioco online del 47%. Il dottor Jarre si sofferma sull’aumento del gioco online, seguito all’entrata in vigore della legge regionale, ma solo per sottolineare, con soddisfazione, che in Piemonte l’aumento della raccolta di questo comparto è comunque minore di quello registrata a livello nazionale. Ciò non smentisce però che la legge regionale 9/2016 non ha abbia avuto alcuna influenza sull’andamento della raccolta complessiva del gioco.

Massimo Piozzi, avvocato Centro Studi Assotrattenimento 2007 (AS.TRO)

As.Tro solleva una questione di ragioneria, partendo da un punto di vista aziendale. Da un lato il gioco d’azzardo presenta bilanci come un qualsiasi commercio di prodotti: a un fatturato lordo di ricavi vanno accostati i numeri del margine lasciato a chi lo offre for profit. In questo caso il margine consiste in una quota degli 'acquisti' di slot machine, scommesse e lotterie che è trattenuta dallo Stato, e di un’altra quota che remunera i venditori. Se il punto si esaurisse così, la questione riguarderebbe solo il fisco e le società del settore. Ma quella del denaro è una misura che può essere convertita in una 'contabilità' sia sociale sia clinica. Ad 'Avvenire' e a noi questo interessa.

"LA LEGGE NON SERVE A NIENTE, IL GIOCO CRESCE IN PIEMONTE"

. - LA REALTÀ

Le risorse scarse, infatti, sono due: la moneta e il tempo sociale di vita. Tracciata la riga, 19 miliardi sono andati 'definitivamente' persi. Ma 120-130 milioni di giornate lavorative (che sono il tempo impiegato dai consumatori d’azzardo) sono andate dilapidate, per così dire, ancor di più. Astrattamente, in via d’ipotesi, le persone i soldi possono procurarseli ancora, dopo che li hanno persi. Ma le giornate 'strappate' alle relazioni in famiglia, alla convivialità e ai doveri del lavoro, dell’assistenza, alle amicizie, non si potranno mai riavere indietro. E quei 110 miliardi e mezzo consumati in Italia al gioco d’azzardo nel 2019 segnano un ulteriore balzo sull’anno precedente: con tutte le conseguenze anche per la salute. Decisamente peggiorata. Andiamo a alcuni dettagli, che pensiamo interessino As.Tro. L’azzardo praticato con un supporto 'fisico' (un apparecchio o un tagliando di cartoncino) nel 2019 è appena diminuito, dopo 20 anni di crescita inarrestabile. Ma quello online ha avuto un’ulteriore crescita (a 2 cifre). E sul web, effettivamente, a parità di denaro versato, si perde più tempo di vita che moneta. Per tenere incollati al display i giocatori, si alternano molte 'ricompense' temporanee, prima di far loro svuotare il portafoglio. Insomma, con il meccanismo di restituzioni e nuove puntate, si trattiene il 5%. Denaro versato 'goccia a goccia'; tempo di vita bruciato a grandi dosi. Con una battuta si può dire che queste forme di azzardo prima rovinano i matrimoni e poi i patrimoni. Se vogliamo poi raffinare i pesi 'statistici', le evidenze sono ancora più amare. L’Istituto superiore di sanità, per esempio, segnala che l’80% dell’azzardato è attribuibile al 20% dei giocatori censiti. Che significa? È presto detto: che 85 miliardi di acquisti di azzardo sono da attribuirsi a 5,1 milioni di persone (tante solo le 'abitudinarie') e tra queste oltre un milione e mezzo di giocatori d’azzardo problematici. Il business dei ricavi è centrato su tale sottoinsieme di uomini e donne, ciascuno dei quali ha inserito 16.700 euro, e ne ha 'definitivamente' persi 3.500-3.700 in un anno. Suddividere la cifra aggregata sul totale della popolazione è infatti una derivazione convenzionale che serve a comparare. Ma se si va su una ponderazione più mirata, cioè appunto sulla sola popolazione che consuma molto azzardo, i numeri sono allarmanti da diversi anni. Denaro, tempo di vita, salute: sono dunque tre le variabili che interessano in particolare i clinici, che caldeggiano le misure di contenimento di un consumo dannoso. E che salutano come un significativo provvedimento una legge, quella del Piemonte, che ha frenato la deriva e, di conseguenza, attenuato il crescente reclutamento di uomini, donne e ragazzi al gioco problematico nelle sue varie graduazioni patologiche. Questa Regione ha promosso un inizio.

LA RESTRIZIONE DEL GIOCO OFFLINE HA FATTO AUMENTARE IL GIOCO ONLINE - .

LA REALTÀ - .

Ma da subito, e così possiamo ragionare con numeri veri. Infatti, da quando è in vigore la legge, in Piemonte la crescita del fatturato del gioco d’azzardo di Stato è stata nettamente inferiore a quella media nazionale e a quella di tutte le Regioni di dimensioni paragonabili. I dati parlano a tutti, compresi agli imprenditori del settore. Ripetiamolo: in Piemonte dal 2015 (anno precedente all’entrata in vigore della Legge) al 2019, la raccolta complessiva (offline più online) è cresciuta dell’11,3 per cento, mentre nel resto del Paese il balzo è stato di ben 26,2 punti! Una differenza enorme, altro che «la Legge regionale 9/2016 non ha avuto alcuna influenza sull’andamento della raccolta complessiva del gioco»! Se il Piemonte si fosse adeguato al trend nazionale, i suoi cittadini avrebbero puntato circa un miliardo e 200 milioni di euro in più. È indubbio perciò l’effetto di contenimento della legge: dall’entrata in vigore della legge regionale la somma risparmiata al gioco d’azzardo supera i 2 miliardi e mezzo. Questi i soldi, ma altri sono i numeri che contano davvero, quelli di evidenze epidemiologiche. E qui, secondo lo studio Gaps 2019 del Cnr di Pisa, se il Piemonte si fosse allineato all’andamento nazionale, oggi vi conteremmo almeno 12.000 persone in più con pattern di gioco d’azzardo gravemente problematico o patologico. Riassumendo le due contabilità: quella monetaria è calcolabile in miliardi di euro non puntati al gioco in quattro anni; quella sociosanitaria, in diverse migliaia di persone non 'reclutate' al gioco problematico o patologico. Quella legge – checché ne pensi As.Tro. – fa bene alla salute dei piemontesi. E li induce a spendere altrimenti e meglio i propri soldi. © RIPRODUZIONE RISERVATA