Opinioni

L'intervento. Azzardopoli, perché dico sì alla Commissione d'inchiesta

Giovanni Endrizzi martedì 4 agosto 2020

Giovanni Endrizzi

Gentile direttore,

quel che è avvenuto nel nostro Paese ha dell’incredibile: un popolo di risparmiatori è diventato il primo mercato d’azzardo in Europa. Eppure la Costituzione tutela come priorità imprescindibili il lavoro, la famiglia, l’infanzia, la gioventù, la salute, lo studio, il risparmio, il merito; prescrive i doveri di solidarietà dei cittadini verso la comunità, al punto che la stessa impresa economica è subordinata a fini sociali.

E, ancora, il Codice penale, riconoscendo l’azzardo come fattore di rischio per la persona, la famiglia e la comunità, lo vieta da sempre su tutto il territorio nazionale. Il legislatore ritenne allora che, rispetto a un regime proibizionistico, avocare allo Stato il controllo dell’azzardo, concedendo (attenzione al termine: 'concedere'!) limitati e controllati spazi dove esso potesse essere praticato, risultasse più efficace a contenere anche le sacche di offerta clandestina.

Dunque la riserva statale e il regime 'concessorio' hanno la finalità di contenere l’azzardo. Dagli anni 90 del Novecento lo Stato lo ha invece promosso, ha moltiplicato e capillarizzato l’offerta, agevolato massicci investimenti pubblicitari. Le conseguenze? Poco meno di venti miliardi sono sottratti ogni anno ad altri settori economici a maggior assorbimento occupazionale; i malati nei SerT sono aumentati vertiginosamente e provengono pressoché interamente dal nuovo 'azzardo legale'...

Una situazione socialmente, fiscalmente, economicamente, pedagogicamente insostenibile. Le domande non si possono più eludere: come è stato possibile torcere la normativa per far figurare le slot machine come giochi di parziale abilità? Come si è potuto in tempi di recessione, far espandere un fattore di rischio, a velocità superiore a quella dell’economia cinese? Come si è potuto, per anni, ignorare gli allarmi e boicottare la trasparenza sui dati di consumo, anziché implementare un monitoraggio efficace? Ho letto con attenzione la lettera che le ha inviato Carlo Cefaloni, tra i promotori della resistenza positiva e attiva all’azzardo di Slot Mob, e la sua risposta.

Davvero, il dossier 'Azzardopoli' ha gettato ombre cupe anche sulla politica e ci chiama ad atti di coerente ravvedimento – a cominciare dall’accertamento della verità – ed è mia intenzione elaborare una proposta di legge per istituire una Commissione parlamentare di inchiesta in tal senso. Una inchiesta, peraltro, è già in atto su questo tema: in seno alla Commissione bicamerale Antimafia, il IV Comitato (che ho il compito di coordinare) sta approfondendo anche i legami tra mafie e azzardo legale. Oggi, infatti, sappiamo che le mafie si sono riversate su di esso: riescono attraverso reti di prestanome a gestire regolari 'concessioni', utilizzandole anche come paravento per un parallelo 'sottobanco' criminale nelle scommesse sportive; riescono a monopolizzare la distribuzione di slot machine in interi territori...

La creazione di nuova povertà aumenta poi il potere della mafia stessa sulle comunità e l’usura interviene a spolpare ulteriormente le famiglie. Non mi sfugge che nel settore tantissime persone operano legalmente: sono anch’essi danneggiati dalle mafie e dovrebbero essere concordi nel porre questa domanda: il sistema concessorio, così concepito, esercita la funzione di tutela della pubblica sicurezza e il contenimento della infiltrazione criminale o è vero il contrario, cioè che, se l’azzardo legale non esistesse, per le mafie bisognerebbe inventarlo? Quali sono le condizioni, anche nelle collaborazioni internazionali, per far evolvere la struttura dell’offerta e dei controlli verso la miglior tutela dell’interesse collettivo?

La Commissione Antimafia nelle precedenti legislature ha analizzato la presenza della criminalità come fenomeno 'alieno'; in questa legislatura dobbiamo elevare il livello di analisi per valutare quanto l’architettura stessa del sistema attuale sia rispondente alle finalità dichiarate, oppure se essa si riveli porosa o carente nei controlli e vi sia la necessità di aggiornare e perfezionare l’assetto generale dell’offerta e delle garanzie. Confido che la relazione finale potrà dare un utile contributo a pensare in modo innovativo e proteso al futuro anche in questo settore. La saluto con rinnovata stima.

Senatore M5s