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Emergenza. Caritas: in Venezuela il 52% della popolazione in povertà estrema

Redazione Esteri venerdì 14 luglio 2017

La crisi umanitaria avvolge il Venezuela in una spirale pericolosa e il popolo venezuelano continua a protestare, inascoltato. Il 52% della popolazione vive in povertà estrema e c’è urgente bisogno di risposte che non siano violenza e repressione, soprattutto nei confronti dei più giovani, ragazzi che non hanno da mangiare, né possono acquistare medicine e altri generi di prima necessità.

La Caritas: un popolo alla stremo chiede i suoi diritti

Per far fronte a questa emergenza umanitaria la Presidenza della CEI ha stanziato 500mila euro dei fondi dell'8xmille per un programma di assistenza alla popolazione venezuelana, nell'ambito di un intervento più ampio che vede anche 1 milione di euro destinato ad aiuti umanitari in Siria, Libano e Giordania. Lo stanziamento sarà erogato dal Comitato per gli interventi caritativi a favore del Terzo Mondo grazie ai fondi dell’8 per mille e veicolato attraverso Caritas italiana.

In Venezuela sono oltre 11.000 i bambini morti nel 2016 per mancanza di medicinali e la mortalità materna è aumentata quasi del 70%. Questi sono alcuni dei dati dell’Osservatorio di Caritas Venezuela, che emergono da una ricerca sullo stato nutrizionale dei bambini, riportata nel Dossier «Inascoltati. Un popolo allo stremo chiede i suoi diritti fondamentali», realizzato da Caritas Italiana. In questa situazione Caritas Venezuela continua a lavorare accanto alla gente ed in particolare è attiva nella distribuzione di acqua e prodotti igienico-sanitari ed ha avviato progetti nell’ambito della sicurezza alimentare e della nutrizione, della salute, della costruzione della pace e della formazione. Per il 2017 sono previsti interventi per circa 2 milioni di euro con il supporto della rete internazionale. Di fronte all’acuirsi della crisi alimentare, sanitaria e di sicurezza, la Conferenza episcopale del Venezuela in una lettera recentemente inviata al Presidente Maduro ha chiesto di ritirare la convocazione di una Assemblea nazionale costituente, riaprire il dialogo con l’opposizione e lavorare insieme per cercare delle soluzioni e operare costruttivamente per una via d’uscita pacifica, in grado di ridare speranza e futuro al Paese.


Il cardinale Cardozo: «Non è guerra ma violenza di Stato»

Quello in Venezuela, si legge nell'introduzione del rapporto, è un conflitto che non rientra nelle classificazioni finora conosciute per descriverli. Ma questo non lo rende meno grave. Così, sempre nel documento di Caritas italiana, teorizza il cardinale Baltazar Porras Cardozo,presidente di Caritas Venezuela: «Non possiamo usare la parola guerra per definire la situazione in cui si trova il Venezuela oggi, perché non ci sono due gruppi armati che lottano uno contro l’altro. Da una parte c’è lo Stato venezuelano, con il presidente Nicolás Maduro e il suo seguito di corpi di polizia e militari, sostenuto anche da gruppi paramilitari armati, che difendono la Rivoluzione; dall’altra, c’è una popolazione disarmata e priva delle risorse minime per sopravvivere, che chiede i propri diritti di libertà e giustizia semplicemente manifestando per strada. Non è una guerra, questa. Semmai è una violenza perpetrata dallo Stato contro una popolazione la cui unica colpa è reclamare i propri diritti».

«Repressione brutale», il Papa: «Soluzioni negoziate»

La Chiesa del Venezuela ha reagito con determinazione contro l’ingiustizia in primo luogo, attraverso il presidente della Conferenza Episcopale Venezuelana (Cev), monsignor Diego Padrón, qualche settimana fa ha chiesto un incontro con Papa Bergoglio per informarlo sull’attuale condizione del Paese. Al termine dell’udienza, il presidente della Cev ha dichiarato ai giornalisti: «Il Papa è molto vicino al popolo venezuelano e appoggia ogni posizione della Cev. In Venezuela si sta verificando una situazione inusitata e allarmante, con l’aggiunta di una repressione che ogni giorno è sempre più brutale». Le parole di Papa Francesco sono anch’esse chiare: «Mentre mi unisco al dolore dei familiari delle vittime, per le quali assicuro preghiere di suffragio, rivolgo un accorato appello al governo e a tutte le componenti della società venezuelana affinché venga evitata ogni ulteriore forma di violenza, siano rispettati i diritti umani e si cerchino soluzioni negoziate alla grave crisi umanitaria, sociale, politica ed economica che sta stremando la popolazione».