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Russia. Il processo a Marina Ovsyannikova, la giornalista che ha protestato in tv

I.Sol. martedì 15 marzo 2022

Fermata, rilasciata dopo 14 ore di interrogatorio senza avvocato e infine condannata a pagare una multa di 30mila rubli (circa 255 euro). Marina Ovsyannikova con il suo coraggio, attraverso un'irruzione in diretta tv con un cartello contro la guerra, ha aperto un piccolo varco nell'informazione di regime.

La giornalista - dopo la sua protesta in tv, che è stato uno straordinario atto di sfida contro la Russia che aveva intensificato le sue già severe leggi sulla censura da quando è iniziata la guerra in Ucraina - sembra essere coinvolta soltanto in un procedimento amministrativo, almeno per quanto è noto al momento. Non è escluso che le accuse nei suoi confronti possano cambiare nelle ore e nei giorni a seguire. Ora, anche se sembra che l'eco del suo gesto abbia consigliato il regime a non usare il pugno di ferro, rischia comunque l'apertura di un procedimento penale secondo la nuova legge sul controllo dell'informazione voluta da Putin per silenziare ogni forma di dissenso.

La giornalista russa ha preso parte alla prima udienza al tribunale distrettuale di Ostankino a Mosca con il suo avvocato specializzato in diritti umani Anton Gashinsky che ha postato una foto su Twitter per dare prova di dove si trovasse Ovsyannikova dopo oltre 12 ore durante le quali non si erano più avute sue notizie. "Non riconosco la mia colpa", ha proclamato in aula, sottolineando di aver espresso la sua opposizione al conflitto. "Rimango convinta che la Russia stia commettendo un crimine e che quella in Ucraina sia un'aggressione".

Sembra che il tribunale di Mosca consideri un reato amministrativo l'organizzazione di un evento pubblico non autorizzato e si riferirebbe soltanto al video preregistrato e diffuso sui social dopo l'atto di protesta. Questo potrebbe comportare una multa fino a 30.000 rubli (circa 200 euro), un incarico di servizio alla comunità o fino a 10 giorni di carcere. In altre parole, non è stata ancora accusata di alcuna attività illegale riguardante la sua protesta in diretta TV.

Nel contempo dal presidente francese Emmanuel Macron è arrivata l'offerta di protezione consolare per Marina Ovsyannikova.

Dal momento dell'arresto della giornalista Marina Ovsyannikova non si avevano avuto più tracce. Nemmeno i suoi avvocati non erano stati in grado di trovarla.

La Federazione europea dei giornalisto (Efj) ha chiesto il "rilascio immediato" della giornalista russa, arrestata dopo avere fatto irruzione lunedì durante l'edizione serale del tg dell'emittente russa Channel One per protestare contro l'invasione dell'Ucraina.


Sull'account Twitter @MarinaOsvy - rivelatosi poi falso - erano comparse intorno alle 10 del mattino alcune notizie relative al fatto che fosse stata arrestata e fosse ai domiciliari, ma il fatto che potesse postare sui social network lasciava delle perplessità. L'account in ogni caso non è più accessibile, chiuso dallo stesso Twitter.

L’agenzia di stampa russa e filogovernativa Tass ha spiegato che la donna è stata detenuta e che il comitato investigativo russo ha aperto un'indagine sul suo caso. Inizialmente sembrava che la donna dovesse affrontare accuse penali, per la "diffusione consapevole di false informazioni" sulle forze armate russe, che comportano una pena massima di 15 anni di carcere.
Va ricordato che il presidente Vladimir Putin aveva firmato nei giorni scorsi una legge che alza fino a 15 anni le pene per chi è accusato di diffondere fake news sulla invasione russa dell'Ucraina.

Ma stando a quanto riportato dai suoi legali sembra si rimanga nell'ambito del reato amministrativo e poiché la giornalista ha un figlio minore di 14 anni potrebbe non essere incarcerata. Sebbene non ci siano garanzie che questo non accada comunque.


Stando a quanto ricostruito dal quotidiano britannico Guardian Ovsyannikova aveva informato un'amica - che ha voluto rimanere anonima - dei suoi piani. L'amica ha detto che Ovsyannikova, che ha il padre ucraino, aveva espresso profondo disagio per le azioni della Russia dall'inizio della guerra.

Chi è la giornalista Marina Ovsyannikova

Marina Ovsyannikova ha rischiato il carcere opponendosi a Putin in tv: è una giornalista e lavora nella redazione del telegiornale di Russia 1 e nella serata di lunedì durante una diretta si è piazzata dietro la conduttrice, esibendo il suo cartello scritto in russo e in inglese.

In questo modo milioni di russi hanno letto quello che la censura di Putin non permette che passi: «No alla guerra, stop alla guerra. Non credete alla propaganda, vi stanno mentendo»; e più sotto «russi contro la guerra».

A distanza di poche ora dalla protesta in diretta televisiva sono stati resi noti alcuni dettagli sull'identità della donna attraverso un video registrato che la stessa Marina Ovsyannikova prima di interrompere la trasmissione aveva realizzato e affidato al gruppo per i diritti umani OVD-Info affinché lo diffondesse su Twitter e sugli altri social per spiegare meglio le ragioni del suo gesto.

Una sorta di testamento ideologico nel quale Ovsyannikova ha spiegato anche che la sua famiglia è per metà russa e per metà ucraina. La giornalista ha anche ammesso di vergognarsi per aver passato molti degli ultimi anni a lavorare per Russia 1, facendo propaganda per il Cremlino. "Mi vergogno di aver permesso la trasformazione in zombie dei cittadini russi - ha aggiunto ancora la giornalista - Siamo stati in silenzio nel 2014, quando tutto è cominciato. Non abbiamo protestato quando il Cremlino ha avvelenato Navalny. Abbiamo osservato in silenzio questo regime disumano, e basta. E ora il mondo intero ci ha girato le spalle. E nemmeno le prossime dieci generazioni riusciranno a lavare la macchia di questa guerra fratricida. Noi russi siamo un popolo intelligente, un popolo che pensa. Solo noi abbiamo il potere di fermare questa follia. Andate a protestare. Non abbiate paura di nulla. Non ci possono rinchiudere tutti".

L'atto di protesta di Ovsyannikova è stato applaudito da esponenti dell'opposizione russa e leader occidentali. Il presidente ucraino, Volodymyr Zelenskiy, si è detto grato “personalmente a quella donna che è andata nello studio di Channel One con un poster contro la guerra”.

A poche ore dalla sua protesta, più di 40.000 persone avevano lasciato commenti sulla pagina Facebook di Ovsyannikova, e molti l'hanno elogiata per aver preso posizione. I notiziari in Russia sono stati costretti a offuscare il suo poster contro la guerra nei loro rapporti a causa delle rigide regole di censura che richiedono ai media di evitare l'uso delle parole "guerra", "attacco" o "invasione".