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Croce Rossa. Rocca: «Quasi 600 mila rohingya fuggiti dal Myanmar. Intervenire subito»

Nello Scavo martedì 17 ottobre 2017
Molte migliaia di rifugiati musulmani rohingya in fuga dallo Stato birmano di Rakhine sono giunti durante il fine settimana nei campi di accoglienza di Cox's Bazar, nel sud del Bangladesh, dove la situazione sanitaria diventa di giorno in giorno più allarmanete. Ad attenderli c'era anche il vice presidente delle Federazione internazionale della Croce Rossa, Francesco Rocca.

Nel campo di Cox’s Bazar, un'area nella quale oltre 500.000 persone in fuga dalle violenze nello stato di Rakhine si sono riversate, dopo un duro viaggio per oltrepassare il confine tra Myanmar e Bangladesh la situazione è caotica. "Queste persone scappano da violenza e morte. La maggioranza sono donne e bambini. Sono stati privati di tutto e vivono in una realtà di sovraffollamento, da un mese senza accesso ad acqua pulita o servizi igienici. Questo sta creando un grave rischio di malattie causate dall’acqua, come il colera", spiega Rocca, che è anche presidente della Croce Rossa Italiana.

Dalla fine di agosto circa 582.000 persone della minoranza musulmana Rohingya fuggite dalle loro case in Myanmar sono arrivate in Bangladesh. Lo hanno detto oggi le Nazioni Unite, avvertendo che migliaia di persone sono state bloccate al confine. L'agenzia dei rifugiati delle Nazioni Unite ha affermato che 582.000 membri della comunità di Rohingya sono passati in Bangladesh dal 25 agosto, segnando un salto di 45.000 persone rispetto ai 537.000 annunciate dall'ONU durante il fine settimana.

“Qui manca tutto - aggiunge Rocca - dall’acqua potabile all’energia elettrica. Proviamo solo a immaginare una città più grande di Genova, formatasi in sei settimane e priva di qualunque servizio igienico o acqua potabile, elettricità. Ecco perché, come Croce Rossa Italiana, ho voluto toccare con mano, accompagnato da una rappresentanza locale della Mezzaluna Rossa, le reali dimensioni del dramma in atto, al fine di offrire l’aiuto più efficace possibile”.

La fuga in massa dei Rohingya verso il Bangladesh è cominciata lo scorso 25 agosto, dopo l'attacco di un gruppo di insorti di questa comunità nello Stato di Rakhine, nel nordovest della Birmania, contro posti di polizia, ai quali l'esercito birmano ha risposto - secondo il racconto dei rifugiati - in modo molto duro. Stando ai dati ufficiali birmani, il bilancio è di circa 400 morti, ma testimoni e organizzazioni per la tutela dei diritti umani parlano di spari indiscriminati contro la popolazione e roghi di interi villaggi, come pure di altre violazioni dei diritti umani. L'Alto Commissariato Onu per i diritti umani ha definito la campagna militare birmana un "esempio da manuale di pulizia etnica".


“Ho visto con i miei occhi famiglie disperate che vivono dentro tende, in situazioni di fortuna. Le condizioni – continua il presidente della Croce Rossa - sono davvero gravissime. Sono rimasto scioccato. È pesante e frustrante, ti senti impotente di fronte a questi fenomeni. A Cox’s Bazar puoi camminare anche per due ore e mezza di seguito e lo scenario non cambia”. Ecco perché la Croce Rossa Italiana già nei prossimi giorni sarà in prima linea, inviando medici e infermieri e poi lavorerà per fornire il supporto psicosociale, insieme alla Croce Rossa Danese e alla Mezzaluna Rossa del Bangladesh. A Cox’s Bazar, la Federazione Internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa è già operativa da tempo con varie attività: dalla distribuzione del cibo, ai kit igienici, dalla cucina alla fornitura di tende. “Non possiamo girare la testa dall’altra parte – insiste Francesco Rocca – di fronte a questa enorme sfida umanitaria”.

I media di Dacca hanno segnalato che nelle ultime settimane il flusso si era progressivamente ridotto, ma che fra sabato e domenica scorsi le agenzie umanitarie hanno confermato che circa 20.000 rohingya sono giunti via mare o attraversando il fiume Naf a Cox's Bazar. Da agosto, ricorda il Dacca Tribune, vi sono stati almeno 28 naufragi di barconi con a bordo rifugiati rohingya che hanno causato la morte di quasi 200persone, in maggioranza donne e bambini.