Giovani

Giovani e Vescovi. I ragazzi lombardi: "C'è grande bisogno di una scuola dell'amore"

Chiara Vitali mercoledì 29 dicembre 2021

Uno dei tavoli di dialogo tra giovani e vescovi, il 6 novembre in Duomo

Cosa possono dire i giovani alla Chiesa su tematiche come gli affetti, l’ecologia, l’intercultura, i riti, la vocazione? Se lo sono domandati i vescovi della Lombardia che stanno proponendo alle 10 diocesi della regione un percorso di ascolto dei giovani, «Giovani e Vescovi», prima tappa nel Duomo di Milano il 6 novembre: quel giorno 200 giovani da tutta la Lombardia, tra i 20 e i 30 anni, si sono seduti attorno a 14 tavoli con altrettanti vescovi portando le loro idee e la loro stessa vita. I giovani parlavano, i vescovi prendevano appunti e poi rispondevano. Obiettivo, per tutti, immaginare nuove strade di crescita e rinnovamento dentro la Chiesa. «Giovani e Vescovi» è nato su ispirazione della Christus vivit, l’esortazione apostolica post-Sinodo sui giovani che il Papa ha dedicato ai ragazzi nel 2019. La giornata del 6 novembre, organizzata in ogni dettaglio da Odl – Oratori Diocesi Lombarde –, ha lasciato i vescovi «commossi» e i giovani «entusiasti» e «curiosi» di capire come il cammino andrà avanti. È stato l’inizio, ma il percorso di ascolto continua in questi mesi a coinvolgere tutte le Chiese della Lombardia. Per la ricchezza emersa da «Giovani e Vescovi» Avvenire ha scelto di dedicare una pagina mensile al racconto dei sentieri tematici degli affetti, dell’ecologia, dell’intercultura, dei riti, della vocazione e lavoro, che sono stati al centro dei dialoghi in Duomo.

Affetti: «Siamo in cerca di relazioni vere, la Chiesa ci guidi al dono di sè»

«Oggi c’è un grande bisogno di una scuola dell’amore» dicono i giovani che il 6 novembre si sono seduti ai tavoli tematici degli «Affetti», tra i più frequentati della giornata «Giovani e Vescovi». Chi è presente porta anche le esperienze di decine di coetanei: alcuni vissuti sono comuni a tanti. «Il 'per sempre' in una relazione spesso fa paura» spiega qualcuno. «Nella nostra società si fatica a progettare un futuro, matrimonio e figli sono realtà lontane» aggiungono altri. I presenti riflettono sugli elementi che condizionano il modo di vivere le relazioni a lungo termine, come la precarietà economica e lavorativa, le influenze culturali e anche la storia di ciascuno: «A volte c’è la paura di riprodurre i propri modelli familiari, che magari sono andati male» sottolineano i ragazzi. Tutti riconoscono, comunque, che «c’è una grande fame di affetti e di relazioni vere». Il punto è «ricevere gli strumenti giusti per costruirle».

Durante i dialoghi prendono la parola anche ragazzi già sposati, che suggeriscono l’importanza di testimoniare la propria scelta: «Possiamo mostrare la voglia di consumarci per qualcosa o per qualcuno» dicono. Dai giovani spuntano tante domande: «Come si vive una crisi dentro la coppia?», «Un figlio è un limite?», «La Chiesa è capace di dire qualcosa oggi per noi su questi temi?». Proprio sull’ultima provocazione, i giovani si spendono molto. Chiedono alla Chiesa il «coraggio» di raccontare di più la sua «bellezza ». Desiderano si parli di sessualità, un ambito che non si può ignorare quando si trattano gli affetti e che anche Papa Francesco evidenzia nella Christus vivit. «C’è bisogno che le realtà di Chiesa portino una parola benedicente e sapiente sulla sessualità e offrano un accompagnamento ai giovani». A più voci si chiede un dialogo sincero su temi che spesso sono ancora tabù, come la convivenza. Alcuni ragazzi si fanno portavoce dei gruppi di «cristiani lgbt», che «si sentono relegati a narrazioni colpevolizzanti. Il loro grido è stanco». L’ambito degli affetti è «delicato» e alcuni dei presenti portano anche le loro «ferite». I giovani sanno suggerire a tutti un orizzonte: «Sentirci giudicati non serve, è utile invece essere guidati verso un amore che è davvero dono di sé».