Chiesa

Mediterraneo. Incontro di Firenze, Bassetti: la non violenza diventi prassi politica

Giacomo Gambassi, inviato a Firenze mercoledì 23 febbraio 2022

Il cardinale Gualtiero Bassetti all'apertura dell'Incontro dei vescovi del Mediterraneo a Firenze

Cita Salvatore Quasimodo per spiegare le tensioni e gli scontri che segnano il Mediterraneo. È ancora il tempo «della pietra e della fionda», dice il presidente della Cei, il cardinale Gualtiero Bassetti, davanti ai vescovi arrivati a Firenze da tutto il bacino e di fronte al premier Mario Draghi. Tocca al porporato che ha ideato l’Incontro "Mediterraneo frontiera di pace" aprire la seconda edizione dell’evento. La prima volta era stata a Bari nel 2020. Adesso è l’ora di Firenze, la città del sindaco "santo" Giorgio La Pira che con la sua profezia di riconciliazione fra i popoli ha ispirato l’iniziativa a Bassetti. Nell'infermeria di quello che era stato il convento domenicano di Santa Maria Novella è cominciato il forum ecclesiale che si intreccia con la Conferenza dei primi cittadini dell’area invitati da Palazzo Vecchio. Cinquantotto vescovi e sessantacinque sindaci insieme per un «cammino straordinario», come lo definisce il presidente della Cei, che intende «riflettere sul ruolo delle nostre città e delle nostre Chiese nella costruzione di un Mediterraneo della solidarietà, capace di superare le sue crisi e i suoi drammi».

All’Incontro Cei era atteso l’arcivescovo maggiore della Chiesa greco-cattolica ucraina, Sviatoslav Shevchuk, ma l’acuirsi della crisi con la Russia non gli ha permesso di lasciare Kiev. E Bassetti legge in apertura dei lavori un suo messaggio in cui Shevchuk avverte che l’Ucraina «rischia di diventare un campo di morte». Parla di «momento drammatico» per la nazione e spiega di sentirsi «in dovere di stare con il mio popolo in veglia e in preghiera per la pace». Poi ringrazia la Chiesa italiana «per la costante vicinanza con il popolo ucraino, per il suo forte appello alla pace».

L'apertura dell'Incontro dei vescovi del Mediterraneo a Firenze - © Siciliani-Gennari/CEI

Anche il cardinale presidente fa riferimento agli «inquietanti venti di guerra dall’Ucraina» che mostrano come gli Stati non abbiano «la forza, a fronte dell’eventuale buona volontà dei loro leader, di superare il meccanismo strutturato dai rapporti di forza». Ecco perché tocca ai «nostri popoli, alle nostre città e alle nostre comunità religiose» svolgere «un ruolo straordinario: possono spingerli verso un orizzonte di fraternità». Proprio le città sono protagoniste del doppio forum ecclesiale e civile «per raggiungere la pace mondiale», sottolinea Bassetti.

Città dove le comunità cristiane intendono esserci. E, dice il presidente della Cei, hanno «il dovere morale e il compito missionario di favorire e promuovere, con fede e coraggio, nuovi equilibri internazionali basati, prima di tutto, sulla difesa e la valorizzazione della persona umana, oltre che su una solidarietà fattiva e concreta». Bassetti ricorda che dalla fine della Guerra fredda e negli ultimi trent’anni è emerso un nuovo «disordine internazionale in cui le ferite dei popoli si sono moltiplicate». Accenna alla crisi delle democrazie, a intere generazioni «cresciute con la violenza», all’«ecatombe nucleare» che ancora incombe sul pianeta. Ricorda che il Covid ha aumentato le disuguaglianze e afferma che «la prossima pandemia ci troverà ancora impreparati se non garantiremo una sanità equa e giusta per tutte le persone della terra». Poi la denuncia affidata a una domanda: «Come non pensare che per una sanità universale basterebbe una cifra molto inferiore a quanto costa la sciagurata corsa al riarmo?».

L'apertura dell'Incontro dei vescovi del Mediterraneo a Firenze - © Siciliani-Gennari/CEI

Alle Chiese del Mediterraneo il presidente della Cei indica il compito di farsi «coscienza pubblica della fraternità» e di contribuire a dare vita a città dove si realizzi la «civiltà del pane e della grazia». Una missione che chiama in causa tutte le comunità cristiane «per quanto piccole possano essere». Cinque le vie che propone all’attenzione dei vescovi. La prima è quella della «testimonianza della resurrezione di Cristo» che è «cosa ben diversa dal proselitismo» e implica la «mitezza» che consente di «trasformare la nonviolenza in prassi politica». E aggiunge che tutto ciò deve tradursi in «prassi di liberazione dall’oppressione della miseria, della violenza, della guerra, del fondamentalismo» per i «nostri fratelli schiacciati dalle guerre, dalla fame, dal cambiamento climatico, alcuni dei quali muoiono di freddo ai confini di Europa o annegano nel Mediterraneo». La seconda via è la «comunione» fra le Chiese che necessita di una spinta al dialogo fra le confessioni cristiane e con le altre fedi. Terza dimensione è la contemplazione perché la «preghiera è la nostra arma». Quarta è «l’intelligenza della fede» che deve produrre una «teologia del Mediterraneo». Quinta dinamica è la sinodalità mediterranea. E cita un’intervista ad Avvenire dell’arcivescovo di Marsiglia. «Lasciatemi confidare – riflette Bassetti – che alla soglia degli 80 anni mi riempie di entusiasmo e di gratitudine la prospettiva di un Sinodo mediterraneo di cui l’arcivescovo Jean-Marc (Aveline, ndr) ha parlato al Papa e scritto pubblicamente».

L'apertura dell'Incontro dei vescovi del Mediterraneo a Firenze - © Siciliani-Gennari/CEI

Allora che cosa sarà l’iniziativa di Firenze per le Chiese del bacino? «Un’autentica azione di contemplazione e azione», auspica il presidente della Cei. Preghiera e nuove strade scandiranno le giornate di lavoro e il percorso che porterà a una sorta di "Carta delle nazioni" del Mediterraneo condivisa da vescovi e sindaci che domenica verrà consegnata a papa Francesco durante la sua visita a Firenze a conclusione del doppio summit sui passi di La Pira.

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