L’Europa chiede la fine dell’«isolamento del popolo cubano»

La responsabile della politica estera Ue Kaja Kallas ha chiesto a nome dell’Unione europea che cessino le pressioni americane sul regime cubano che stanno producendo effetti disastrosi sui cittadini dell’isola
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May 21, 2026
L’Europa chiede la fine dell’«isolamento del popolo cubano»
Una nave con aiuti umanitari in arrivo nel porto de L'Avana
Il capo della diplomazia europea Kaja Kallas ha chiesto la fine dell’ «isolamento» del popolo cubano, colpito da una profonda crisi economica e umanitaria e vittima delle privazioni prodotte dal blocco delle importazioni di petrolio realizzato dagli Stati Uniti per spingere al collasso il regime de L’Avana: «Dopo decenni di cattiva gestione e repressione politica la crisi economica a Cuba sta raggiungendo un punto di rottura. Il popolo cubano merita opportunità e libertà, non più controllo e isolamento» ha detto Kallas a Città del Messico durante il vertice Ue-Messico. Oltre all’embargo, in vigore dal 1962, da gennaio Washington impone sull’isola caraibica un blocco petrolifero totale che comporta continue e lunghe interruzioni di corrente.
Le dichiarazioni della leader della diplomazia europea seguono quelle del segretario di Stato americano Marco Rubio che aveva avvertito Cuba che gli Stati Uniti sono «determinati» a imporre un cambiamento nell’isola all’indomani dell’incriminazione da parte della giustizia americana dell’ex presidente cubano Raul Castro. «Il loro sistema economico non funziona – ha detto Rubio, che è di figlio di esuli cubani –. È difettoso e non può essere riparato con l’attuale sistema politico».
Il presidente americano Trump continua la sua pressione su L’Avana: «Cuba è un Paese fallito. Non hanno elettricità, non hanno soldi, non hanno praticamente niente, non hanno cibo», ha detto, smentendo che l’invio della portaerei Nimitz nell’area dei Caraibi sia stato deciso per intimidire Cuba e costringerla ad arrendersi. «Noi li aiuteremo – ha detto Trump – perché voglio aiutarli, per motivi umanitari», insistendo poi sul ruolo della diaspora cubano-americana negli Stati Uniti, soprattutto in Florida, come potenziale motore di un futuro rilancio dell’isola.
Da Cuba gli ha risposto il ministro degli Esteri Bruno Rodríguez affermando che il suo omologo americano Rubio incita all’aggressione militare ed etichetta falsamente Cuba come uno Stato che sostiene il terrorismo: «Il segretario di Stato americano mente ancora una volta per istigare un’aggressione militare che provocherebbe lo spargimento di sangue cubano e americano». Rodriguez ha aggiunto che Cuba non rappresenta alcuna minaccia per la sicurezza degli Stati Uniti e ha accusato Washington di provocare intenzionalmente il collasso economico e la disperazione sociale sull’isola.
Intanto a Cuba è atterrato un volo con 76 migranti irregolari deportati dagli Stati Uniti «in conformità agli accordi migratori bilaterali», secondo quanto riferito dal Ministero dell’Interno cubano. Questo gruppo di migranti – 66 uomini e 10 donne – si aggiunge alle 612 persone finora tornate sull'isola quest'anno. Cuba ha riferito di aver ricevuto 1.669 migranti irregolari dagli Stati Uniti e da altre nazioni della regione nel 2025. I governi dell'Avana e di Washington hanno sottoscritto un accordo bilaterale per cui tutti i migranti che arrivano via mare negli Stati Uniti vengono fermati e rimandati nel Paese caraibico.

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