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Conciliazione, la via per la crisi di coppia
Alessia Guerrieri
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Il primo obiettivo è la salvaguardia del legame coniugale. Il successivo, la protezione delle relazioni genitoriali, perché anche quando finisce l’affetto tra gli adulti, papà e mamma non si trasformino nella vita di un figlio in genitore di Serie A e genitore di Serie B.

È un condensato di buone pratiche il documento appena approvato all’unanimità dal direttivo del Forum delle Associazioni Familiari che contiene gli strumenti da mettere in cantiere per affrontare la crisi coniugale. Un bignami che in gran parte ricalca i contenuti dei due ddl in materia depositati in questi mesi in Senato, per sollecitare sia la reale applicazione di elementi già presenti nel nostro ordinamento, sia la modifica della norma sull’affido condiviso sulla via della vera bigenitorialità. Fino ad arrivare all’istituzione, anche in Italia, di un Tribunale per la famiglia.

La situazione dell’affido nel nostro Paese è singolare. Anche se nell’89% dei casi le sentenze di separazione stabiliscono che il minore è affidato ad entrambi i genitori, in realtà l’affido condiviso non supera di fatto il 5% dei casi e di norma il tempo che il bambino trascorre con il genitore non collocatario è pari al 17%: più o meno due week-end al mese e un pomeriggio a settimana, più due settimane estive e una natalizia. Ecco perché il mondo delle associazioni familiari prova a indicare alla politica la via da seguire. Innanzitutto la coppia va accompagnata con un protocollo prestabilito, dice il Forum, a darsi un’ultima chance di restare insieme.

Un programma però condotto da professionalità esperte e preparate per aiutare a superare i problemi del matrimonio. Si chiede di rendere obbligatorio – nella pratica – il percorso preventivo di riconciliazione, affidandone la gestione a consultori pubblici o privati. Sarà infatti la certificazione di questo iter di supporto a diventare la «condizione necessaria» per poter presentare la domanda di scioglimento del matrimonio civile.
Oggi il tentativo di conciliazione, spiega Simone Pillon, avvocato responsabile della commissione relazioni familiari e diritto del Forum, «non viene spesso fatto» o viene affrontato con superficialità.

Affidarlo dunque a un consulente familiare aiuterebbe a capire «se ci sono margini per ricucire». Comunque i figli vanno esclusi dall’oggetto del contendere per questo, suggerisce ancora Pillon, vanno «definiti tempi equipollenti, programmi equilibrati e soprattutto vanno strutturati con minuziosa precisione i due argomenti che fanno maggiormente discutere i genitori: soldi e casa».

Tuttavia, l’intenzione di fondo resta quella di proteggere il ruolo paritetico e la specificità di compiti nell’educazione della madre e del padre, perché «la bigenitorialità – dice infine l’esponente del Forum – è una questione di civiltà, prima che di diritto». Per questo motivo le linee guida si concentrano sul meccanismo del progetto educativo per i figli e del piano di riparto delle spese basato sul mantenimento diretto, da stipulare con l’aiuto del conciliatore o del mediatore. Ciò che va avviato, insomma, è un sostegno alla coppia, per mantenere «aperti il canale del dialogo e della civiltà delle relazioni», incentivando «mediante opportuni interventi» sempre più il ricorso alla mediazione familiare. Alla base dell’accordo sull’educazione dei figli c’è ogni scelta per la buona crescita del minore.

Il sistema che va superato, dunque, è un procedimento di separazione impostato sulla formula del contenzioso – recita il documento – per arrivare sempre più a un Tribunale della famiglia, presente già in molto Paesi esteri, in cui vi siano avvocati, magistrati ed operatori «con adeguata formazione». Questo anche per consentire l’audizione del minore in modalità protetta, ad esempio introducendo la «presenza obbligatoria di un esperto dell’età evolutiva» oppure l’ascolto del bambino fuori dai locali del tribunale. Non da ultimo il problema del trasferimento di un genitore con i figli, che spesso adesso costringe per lo più i papà a non poter frequentare i bimbi nei tempi – già squilibrati – previsti dalla sentenza del giudice.
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