mercoledì 27 marzo 2024
Dal 29 aprile su Netflix “The beautiful game” che racconta la sfida nella Homeless World Cup fra la squadra inglese e quella sudafricana guidata da suor Protasia
Michael Ward il protagonista del film "The beautiful game"

Michael Ward il protagonista del film "The beautiful game" - © 2021 Netflix, Inc.

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Una robusta suora africana, velo azzurro e rosario di legno al collo, si sbraccia sugli spalti per incitare la sua squadra. E’ suor Protasia, la volitiva manager della squadra di calcio dei senzatetto del Sudafrica che trascina i suoi ragazzi verso la finale della Homeless World Cup a Roma. Dall’altro lato del campo, la scalcagnata squadra dell’Inghilterra guidata con poche speranze dall’anziano allenatore Mal che cerca di motivare i suoi soprattutto dal punto di vista umano. Sono loro i protagonisti di The beautiful game, il gioco più bello, un film corale, ricco di sport e di cuore che esce su Netflix il 29 marzo.

Dove il gioco è ancora più bello proprio perché i protagonisti sono uomini e donne in cerca di riscatto e di una seconda possibilità. Ci si commuove, ci si appassiona e si sorride nella pellicola diretta da Thea Sharrock, prodotta fra gli altri anche da Colin Farrel e realizzata con il sostegno dell'Homeless World Cup, la coppa del mondo di calcio per squadre formate da senzatetto. The beautiful game è un film di seconde opportunità in cui squadre di senzatetto provenienti da tutto il mondo si riuniscono in una Roma rappresentata in tutto il suo splendore con immagini e panoramiche mozzafiato. Nel film l'allenatore di una squadra di calciatori senzatetto inglesi Mal (Bill Nighy) porta i suoi giocatori a Roma con la speranza di conquistare il titolo di campioni dell'Homeless World Cup, il torneo mondiale di calcio nato nel 2001 dove i giocatori sono senza fissa dimora provenienti da tutto il mondo. All'ultimo minuto decide di portare con sé Vinny (Micheal Ward), un attaccante di talento che potrebbe dare loro una concreta possibilità di vincere a patto che sia pronto a lasciare andare il passato e a diventare parte della squadra. Oltre ai convincenti protagonisti Bill Nighy e Micheal Ward, il film vede la partecipazione anche di Valeria Golino nei panni dell’organizzatrice italiana del torneo e Susan Wokoma in quelli della cattolica suor Protasia.

Il film segue passo passo in modo coinvolgente il Mondiale, con tutti i suoi piccoli grandi psicodrammi ed entusiasmi, dove i giocatori sono persone che hanno perso tutto a causa chi della droga, dell’alcol o del gioco d’azzardo o perché fuggito dal suo Paese o, semplicemente, perché ha perso la sua strada e la fiducia in se stesso come Vinny, ex calciatore professionista finito per strada, che inizialmente disprezza il mondo degli ultimi di cui si trova a far parte. E la povertà, purtroppo, non ha nazionalità come dimostra la vera storia della Homeless World Cup che coinvolge 70 nazioni e che sinora ha raggruppato 1,2 milioni di individui rappresentando 220 club a livello globale. Oltre al suo paziente allenatore e ai suoi buffi e teneri compagni di squadra, ognuno con la sua storia di dolore alle spalle, ad aiutarlo nella risalita e nell’accettazione dello spirito di comunità, perché «solo insieme agli altri» ci si salva, è anche la simpatica suora sudafricana allenatrice della squadra degli homeless del Paese arcobaleno. La solida religiosa di colore porta a Roma una squadra di ragazzi che giocano a piedi nudi nelle baraccopoli del Sudafrica. Di fronte a ogni difficoltà congiunge le mani, si rivolge a Dio, il vero “allenatore”, e poi parte in quinta come un caterpillar verso l’obiettivo. Secondo lei è il Signore ad averle fatto incontrare Vinny, l’uomo giusto per portare in alto la sua squadra, anche se in teoria sarebbe un avversario. Ma in questa Coppa speciale, non ci sono nemici da combattere: il vero valore finale è quello del riscatto sociale di tutti. E’ lei che riesce a parlare al cuore di Vinny facendogli capire il suo talento, non solo sportivo, ed a dargli la concreta possibilità di cambiare il suo atteggiamento verso gli altri e le sue sorti.

Una scena del film 'The beautiful game' di netflix

Una scena del film "The beautiful game" di netflix - Alfredo Falvo Photographer

Dal canto suo, invece, Mal cerca con pazienza di gestire le inevitabili crisi interne dei suoi ragazzi e a ridare loro una motivazione di vita, che per lui è il vero gol (e una capatina in chiesa a Roma per “chiedere la grazia” ce la fa pure lui). Intorno a loro ruotano anche le vicende della squadra degli Usa tutta al femminile, con la capocannoniera a rischio di espulsione in quanto immigrata irregolare, e quelle dei timidi ed educatissimi giocatori del Giappone, a mostrarci come anche nell’avanzatissimo paese del Sol Levante esista una crescente povertà. La bellezza di questo film è che, grazie al sorriso e alla leggerezza della commedia british e all’entusiasmo dello sport, riesce a donarci uno sguardo inclusivo e gioioso su questa umanità. Peraltro molti dei veri homeless calciatori hanno partecipato alle riprese, come si vede anche nei titoli di coda con immagini tratte dai reali tornei della Homeless World Cup. Quando indossano le magliette della loro Nazionale, a questi uomini e donne non si guarda più a come degli emarginati ma, anzi, diventano i nostri eroi in uno scambio reciproco di orgoglio che ci rende tutti uguali. The beautiful game è una testimonianza del riscatto dello spirito umano, mostrando come lo sport possa diventare motore del cambiamento e luce di speranza per coloro che ne hanno bisogno. Con la sua narrazione commovente ed avvincente, una sceneggiatura vivace e un cast di ottimi attori, il film è davvero un’opera per tutte le età.

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