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Amore, gender e utero in affitto. Forum ad Avvenire con Michela Marzano e Chiara Atzori
Luciano Moia
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​Forum ad Avvenire. Michela Marzano, a sinistra, e Chiara Atzori

​L’Amore, il rapporto uomo-donna, il corpo, la generazione, i figli, il gender, la fecondazione assistita, l’utero in affitto, l’omosessualità, l’identità di genere, l’orientamento sessuale. Come discuterne con passione e trasporto emotivo, non trovarsi d’accordo su nulla o quasi, ma trasmettere la sensazione che tutte le considerazioni messe in campo, le citazioni, gli spunti, le repliche, le sottolineature, le prese di distanza e anche le reciproche accuse non sono schermaglie retoriche ma prodotto autentico di una trama esistenziale diversa.
 
Michela Marzano e Chiara Atzori l’hanno dimostrato con schiettezza, accettando di mettere a confronto le proprie opinioni in un faccia a faccia, qui ad Avvenire, che ha preso spunto dai libri scritti recentemente. “Papà, mamma, ge nder” (Utet) quello di Marzano, docente di filosofia morale all’Università “Paris Descartes”. “Gendercrazia, nuova utopia. Uomo e donna al bivio tra relazione o disintegrazione” (Sugarco), quello di Atzori, medico infettivologo.

 
FIGLI
Scrive Michela Marzano nel suo libro: «Ci sono donne che ancora oggi pensano che una vita senza figli non abbia senso… Ci sono donne che pensano in maniera diametralmente opposta...».

Commenta Atzori: «Ma nella fertilità c’è un profondo senso di pienezza, c’è qualcosa di grande o di bello. Non vuol dire che la sterilità ti rende una donna di serie A o di serie B».

Marzano: «Non so cosa sia la pienezza, perché penso che l’essere umano sia attraversato da un vuoto che rimane tale nonostante la presenza di mariti, mogli, fratelli, sorelle. E uno dei pericoli è quello di immaginare di riempire questo vuoto con i figli».

Atzori: «E infatti la “pienezza” della maternità è transitoria. La gravidanza finisce, i figli se ne vanno. È una pienezza che parla di limite, eppure proprio perché scaturita da un incontro che ha generato una vita, rimane per sempre».
 
UTERO IN AFFITTO
Scrive Chiara Atzori nel suo libro: «Il corpo femminile è commercializzato come pura “fattrice”, senza alcuna possibilità di rivendicazione di diritti, di legami affettivi da parte di quella che davvero viene ridotta ad una incubatrice in carne e ossa…».

Commenta Marzano: «La gestazione per altri rientra tra le tecniche di fecondazione assistita a cui si rivolgono persone che vogliono diventare genitori e hanno problemi di sterilità. Sono tecniche di cui si può discutere la legittimità, ma allora discutiamone sia quando si tratta di coppie omosessuali, sia eterosessuali, perché nel 95 per cento dei casi sono queste ultime che vi fanno ricorso. Per capire se una pratica è legittima bisogna ragionare sul come, sulle modalità. Il corpo non può mai essere oggetto di commercio. Ma se è un dono nessuno può obiettare nulla».

Atzori: «Ma la commercializzazione c’è sempre. Tutte le esperienze raccontate vanno in questo senso. E poi il bambino tenuto in grembo stabilisce un rapporto strettissimo con la madre. Staccare il concetto di madre e di donna dalla nascita è una scelta terribile».

Marzano: «Certo, il bambino non è cosa, è persona. Ma anche i bambini nati normalmente non sono oggetto del desiderio dei genitori? Non so quanti genitori hanno scelto di avere figli come dono o come tentativo di realizzare un desiderio di genitorialità…».

Atzori: «Dietro c’è sempre un desiderio, ma è un desiderio bello, normale, ecologico. Se poi il bambino arriva, proprio la naturalità fa emergere l’aspetto del dono».
STEREOTIPI
Scrive Michela Marzano: «È naturale che una bimba sogni di diventare una ballerina e un bambino sogni invece di fare il calciatore? Non è ormai chiaro che tutti questi ruoli sono stereotipati e che gli stereotipi imprigionano?».

Commenta Atzori: «Certamente gli stereotipi imprigionano, ma quando si parla del temperamento, le distinzioni tra maschile e femminile emergono. Giusto eliminare gli stereotipi ma rispettando le radici biologiche delle persone, che sono diverse tra maschi e femmine».

Marzano: «Che esistano differenze, è normale, Dopo di che non so cosa significhi parlare di giochi maschili e femminili. Questo non mette in discussione le differenze di sesso. Esiste la differenza, ma esistono anche gli stereotipi. E poi non è vero che esistono studi definitivi sul fatto che i bambini sono attratti da un certo tipo di oggetti e le bambine da altri».
GENDER
Scrive Chiara Atzori: «Mi ha molto fatto riflettere l’espressione di papa Francesco che si è domandato se in fondo il gender non sia frutto di frustrazioni...».

Commenta Marzano: «Posso capire la frase del Papa nella logica della cancellazione delle differenze. Ma io difendo il gender che esalta e difende le differenze».

Atzori: «E dov’è questo gender? Ho letto centinaia di saggi sul tema e non l’ho mai trovato. Judith Butler, la profetessa americana del gender, ha scritto volumi su volumi proprio per sostenere la necessità di cancellare le differenze».

Marzano: «Ma no, a lei interessa mostrare che il fatto di essere omosessuali non rende meno uomini e, allo stesso modo, il fatto di essere lesbiche, non rende meno donne»…
IDENTITÀ DI GENERE
Scrive Michela Marzano: «Lottare contro le discriminazioni significa innanzi tutto pensare che esista un orientamento sessuale “buono” e un orientamento sessuale “cattivo”. Significa quindi equiparare effettivamente l’eterosessualità e l’omosessualità».

Commenta Atzori: «Pari nella dignità personale, d’accordo, Ma non c’è alcun discriminazione nell’affermare che dall’eterosessualità nasce la vita. Per altri orientamenti sessuali difficile affermare lo stesso».

Marzano: «Ma cosa intendiamo con orientamenti sessuali? Quanti ne immaginiamo?».

Atzori: «Tanti e fluidi secondo la vulgata gender, a 360 gradi…».

Marzano: «Cosa intendi per identità di genere?».

Atzori: «Secondo il gender, l’identità di genere è qualcosa che può essere manipolata e costruita. Educazione e ambiente sono fondamentali. Così possiamo arrivare a un maschio che si sente femmina e viceversa. Evidente che si tratta di una bufala scientifica. Mentre l’orientamento sessuale è, a prescindere dall’identità, quello verso cui ci si sente attratti. E non è detto che sia una persona…Per il gender tutto è lecito».

Marzano: «L’identità di genere è la percezione precoce profonda e duratura di essere uomo o donna. Nella stragrande maggioranza dei casi c’è corrispondenza tra sesso biologico e sesso psicologico. Però c’è chi vive questa non corrispondenza. E non è una bufala scientifica. L’orientamento invece è il fatto di essere attirati da altre persone diverso dallo stesso sesso».
OMOSESSUALITA’
Scrive Chiara Atzori: «La stessa parola eterosessuale contrapposta a omosessuale sta creando delle barriere e degli steccati che contrappongono gli esseri umani categorizzandoli per preferenze … a discapito di parole come marito, moglie, madre, padre».

Commenta Marzano: «L’orientamento è parte della nostra natura, non vuol dire creare steccati, ma è un modo di raccontarsi. Il fatto che ci sia un orientamento sessuale diverso dal mio è un fatto da rispettare. Non implica superiorità o inferiorità. L’omosessualità, esattamente come l’eterosessualità, è solo un orientamento sessuale. Un modo di essere e di amare. Qualcosa che non si sceglie, non si cambia, non si cura».

Atzori: «Non si sceglie, non si cambia, non si cura? Ma no, omosessualità ed eterosessualità sono orientamenti variabili e ci sono tantissime dichiarazioni di nuovo orientamento verificate e accertate. E poi che significa non si cura? Nessuno vuole trasformare nessuno, ma ci sono situazioni vissute con sofferenza e se la persona chiede di essere aiutata, magari attraverso la psicoanalisi, è doveroso farlo».

Marzano: «O si è omosessuali o si è eterosessuali. Non sono tendenze, sono orientamenti. I cosiddetti nuovi orientamenti nascondono in realtà situazioni pregresse, magari implicite o non manifestate per timore o scelta culturale. Oppure perché non si vogliono affrontare i problemi connessi. Gli omosessuali, ancora oggi, hanno molto più problemi. Possiamo condannare una persona per quello che è? Non dobbiamo avere carità verso queste persone?».

Atzori: «Nessuno discute sulla pari dignità e sul pieno rispetto. Ma non si può ignorare che dentro la chiamata alla complementarietà tra uomo e donna ci sia un significato profondo, che ci trascende, perché parla di vita e di futuro».

Marzano: «Ma proprio per questo mistero che io non comprendo, devo rispettare l’altro. E spero che un giorno Dio me lo spiegherà, mi spiegherà tutta questa sofferenza».
E dev’essere proprio qualcosa che si intreccia profondamente al mistero se Michela Marzano e Chiara Atzori, dopo un scambio intensissimo di opinioni e di emozioni, e anche dopo qualche momento di tensione che ha lasciato entrambe molto provate, hanno deciso di abbracciarsi a lungo. Al di là delle divisioni. Che rimangono evidenti ma non impediscono confronto e rispetto.
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