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«Uno di Noi», dall'Ue la risposta sbagliata
Francesco Ognibene
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Doccia gelata per «Uno di noi», la petizione popolare che – forte di 1.901.947 firme raccolte nei 28 Paesi della Ue – chiedeva alle istituzioni europee misure a tutela della dignità umana dell’embrione. La Commissione europea ha infatti «deciso di non presentare una proposta legislativa» al Parlamento europeo come invece auspicava il comitato promotore (che in Italia annoverava un vastissimo schieramento di associazioni del laicato cattolico).
 
Assumendo una delle ultime decisioni del suo mandato, la Commissione uscente sostiene infatti che «gli Stati membri e il Parlamento europeo hanno discusso e deciso la politica della Ue in questo settore solo recentemente», e dunque avendo appena assunto decisioni nelle materie toccate dalla petizione – il finanziamento con soldi pubblici europei della ricerca scientifica con embrioni umani e i progetti di cooperazione internazionale che implicano la diffusione dell’aborto e farmaci abortivi – giudica impossibile recepire la petizione frapponendosi così tra i cittadini europei (600mila le firme raccolte solo in Italia) e l’istituzione che li rappresenta e che avrebbe potuto legiferare sulla tutela della vita umana, ovvero il Parlamento europeo.

La decisione è stata tanto più sorprendente in quanto si riteneva che una Commissione depotenziata dalle elezioni appena celebrate, e ora in via di sostituzione – sono in pieno svolgimento le consultazioni per eleggere il nuovo governo dell’Unione –, non avrebbe ritenuto opportuno assumere una decisione definitiva come invece ha fatto, sbattendo di fatto la porta in faccia a una iniziativa sostenuta da quasi 2 milioni di cittadini, cifra record che ha largamente superato le adesioni raccolte dalle altre petizioni sin qui organizzate.

Peraltro, la Commissione ha mostrato di non avere grande considerazione per lo strumento di democrazia diretta e di partecipazione popolare introdotto dal Trattato di Lisbona e appena entrato a regime, avendo in sostanza già accantonato il 19 marzo la prima petizione sottoposta a Bruxelles da un comitato europeo di cittadini e relativa al rispetto dello statuto pubblico dell’acqua. Nelle 28 cartelle dell’amaro verdetto avverso a Uno di noi, la Commissione Ue aggiunge che col recente varo del nuovo Programma quadro di sostegno alla ricerca Horizon 2020 «gli Stati membri e il Parlamento europeo hanno deciso di continuare a finanziare la ricerca in questo settore per una ragione: le cellule staminali embrionali sono uniche e servono per cure che possono salvare la vita, e per le quali sono già in corso sperimentazioni cliniche».

Un’affermazione che non tiene in alcun conto le acquisizioni che da alcuni anni la scienza continua a inanellare grazie alle continue scoperte nel campo delle staminali adulte e riprogrammate, mentre il controverso e costoso uso degli embrioni nella ricerca non ha sinora prodotto alcun risultato terapeutico di qualche autentico rilievo. Quanto ai progetti di cooperazione, che Uno di noi chiedeva di ripensare, «l’Unione europea, i suoi Stati membri e altri donatori internazionali – si legge nel comunicato ufficiale della Commissione – sono impegnati a fondo nella realizzazione» degli «obiettivi di sviluppo del millennio» tra i quali «la riduzione della mortalità materna e l'accesso per tutti ai servizi di salute riproduttiva», ovvero di contraccezione e aborti alla portata di tutte le donne, impegno considerato come «una priorità».«I nostri programmi di sviluppo in questo campo – prosegue Bruxelles – sono volti ad ampliare l'accesso a servizi efficaci di pianificazione familiare, eliminando così la necessità di ricorrere all'aborto».​
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