venerdì 19 settembre 2014
I jihadisti stanno avanzando nel nord della Siria. Donne, bambini e vecchi erano rimasti intrappolati al confine. Ankara non voleva farli passare, ma ha dovuto cedere.
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Dopo averli sigillati per due giorni la Turchia ha finalmente deciso oggi di aprire i confini a centinaia di civili curdi siriani in fuga davanti all'avanzata dei miliziani jihadisti dell'Isis, responsabili di atrocità in Iraq e in Siria.  Circa 4mila profughi, hanno potuto così entrare in territorio turco. Da ieri erano assiepati sul lato siriano della frontiera, dove sono in corso dall'inizio della settimana duri combattimenti fra i jihadisti e le milizie curdo siriane che resistono alla loro offensiva verso la città curda di Koban, vicina al confine turco. Ankara in un primo tempo aveva rifiutato di lasciarli passare. "La Turchia non vuole più profughi" titolava oggi il quotidiano pro-governativo Posta. Il paese ospita già più di un milione di rifugiati siriani. In diverse città crescono le tensioni fra di loro e la popolazione turca. Questa mattina le forze di sicurezza avevano anche usato i lacrimogeni per fermare i civili curdi in fuga. Ci sono stati scontri. Ma le immagini delle tv di Ankara su quella massa di donne in lacrime con i loro bambini ha smosso la determinazione del governo turco. Il premier Ahmet Davutoglu ha dato l'ordine a metà mattinata di aprire il confine, e cosi per loro la strada verso la salvezza, mentre dal lato siriano arrivava il rombo delle cannonate. Negli ultimi giorni i miliziani Isis hanno conquistato numerosi villaggi curdi, ripetendo le violenze e le atrocità di cui si sono resi responsabili altrove in Siria e Iraq. Una donna curda, appena varcato il confine, ha detto alla tv Haberturk che i jihadisti nel suo villaggio avevano ucciso indiscriminatamente e usato violenze alle donne. Secondo l'Osservatorio per i diritti umani in Siria si è senza notizie di almeno 800 civili. Il governo turco è stato più volte accusato dall'opposizione e dal principale partito curdo-siriano Pyd di aiutare in Siria i gruppi armati jihadisti non solo contro Assad ma anche contro i curdi. Questo con l'obiettivo di impedire l'emergenza di una entità autonoma curda nel Nord della Siria. Ankara ha sempre negato. L'ex-ambasciatore Usa ad Ankara Francis Ricciardone nei giorni scorsi però ha confermato che la Turchia "ha lavorato" con i gruppi armati jihadisti in Siria. Il Pkk curdo ha ribadito l'accusa oggi. In una nota diffusa su internet il gruppo armato curdo di Turchia, che combatte contro il califfato in Iraq e in Siria, ha affermato che Ankara "continua ad aiutare l'Isis, con armi e logistica", anche "nell'attacco contro Kobane". Il Pkk ha lanciato un appello a tutti i giovani curdi di Turchia, perchè prendano le armi per difendere i "fratelli" siriani: "andate a Kobane per partecipare alla storica, onorevole resistenza".
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