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Intercettazioni, Obama firma legge di tutela
 
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Mentre i riflettori sono tornati a puntarsi sul caso Nsa dopo la rivelazione delle intercettazioni Usa a Silvio Berlusconi, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha firmato ieri sera il Judicial Redress Act. Si tratta di una legge che estende anche ai cittadini dei Paesi alleati le tutele della privacy già previste per i cittadini degli Stati Uniti (e sancite dal Privacy Act), permettendo in pratica agli stranieri di fare causa al governo degli Stati Uniti se i loro dati saranno svelati in modo illegale. Un diritto del quale già godono in Ue i cittadini statunitensi, sottolineano da Bruxelles.

Firmando la legge Obama ha affermato: "Prendiamo la nostra privacy sul serio, insieme al nostro impegno per l'innovazione". Il provvedimento è stato concepito a seguito dello scandalo sul programma di sorveglianza della National security agency (Nsa) rivelato nel 2013 dalla talpa Edward Snowden: dalle rivelazioni era emerso che erano stati spiati anche leader europei, per esempio la cancelliera Angela Merkel.

Il dibattito Usa-Ue. La firma del Judicial Redress Act è di rilievo perché, dopo le tensioni fra Stati Uniti ed Europa proprio sull'onda dello scandalo Nsa, è ritenuto un passo verso l'avvicinamento delle posizioni Usa e Ue quanto a protezione dei dati personali. Un passo che potrebbe essere utile a finalizzare un accordo fra Washington e Bruxelles per sostituire il cosiddetto Safe Harbor, cioè 'Porto sicuro', che era stato respinto il 6 ottobre 2015 dalla Corte di giustizia europea.

Lo scambio dati: per commercio o sicurezza. Il dibattito fra Stati Uniti e Ue, quanto a dati personali, si muove su due binari. Da una parte la discussione verte sullo scambio di dati a livello commerciale (questo aspetto era regolamentato dal 'Safe Harbor' del 2000, ma dopo la bocciatura della Corte di Lussemburgo le parti hanno raggiunto lo scorso 2 febbraio un nuovo accordo che si chiama 'Privacy shield', che però non è stato ancora finalizzato e rischia un nuovo ricorso alla Corte di giustizia europea); dall'altra si discute di scambio di informazioni a fini giudiziari e di sicurezza (questo aspetto dovrebbe essere regolamentato dal cosiddetto 'accordo ombrello Ue-Usa sulla protezione dei dati', raggiunto in linea di principio l'8 settembre 2015, ma di cui si attende la firma e che è stato criticato in Europarlamento).

«Risultato storico». In questa luce vanno lette le dichiarazioni della Commissaria europea per Giustizia, Tutela dei consumatori e Uguaglianza di genere, Vera Jourová, che ha commentato la firma della legge da parte di Obama definendola un "risultato storico nei nostri sforzi per ripristinare la fiducia".

La polemica in Italia. "Tutti gli elementi che emergeanno saranno prontamento riferiti al governo". È stata il ministro Maria Elena Boschi ieri pomeriggio a spiegare che il governo farà tutti i passi necessari per chiarire la vicenda Wikileaks. Durante il question time la responsabile dei Rapporti con il Parlamento ha sottolineato che "un'attività intercettiva verso un governo alleato degli Stati Uniti per noi sarebbe inaccettabile". Ottenendo anche il plauso del capogruppo azzurro Brunetta.

L'esecutivo quindi tiene il punto dopo le rivelazioni delle intercettazioni a danno di Slvio Berlusconi e dei suoi collaboratori quando il Cavaliere era premier. Fonti parlamentari del Pd ipotizzano infatti che l'attività di spionaggio americano non avrebbe riguardato solo Berlusconi, ma che si sia trattata di una pratica sistematica che andava avanti da tempo e che ha riguardato anche altri premier. FI intanto continua a chiedere una commissione d'inchiesta.
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