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Lettere al direttore
Il direttore risponde
In Belgio, e altrove, non ci si può arrendere all’eutanasia dei bambini
Marco Tarquinio
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Caro direttore,
nei giorni scorsi "Avvenire" è stato uno dei pochissimi mezzi di comunicazione a occuparsi dell’abominevole proposta di legge belga sulla legalizzazione dell’eutanasia infantile, passata al vaglio della Commissione competente del Senato lo scorso 27 novembre. Quello che sta avvenendo in Belgio riguarda tutti noi, come cittadini europei e come eredi del patrimonio culturale europeo, un patrimonio fatto innanzitutto dall’infinito rispetto per la dignità e la vita di ogni essere umano. Proprio questa eredità è in pericolo: la proposta di dare la morte ai bambini che soffrono (così come ai disabili o ai carcerati, secondo l’attuale legislazione belga) viene mascherata come un atto di "umanità" (se non addirittura di "carità") verso chi non può più sopportare il proprio dolore, ma in realtà è figlia di una mentalità raggelante e disumana, che considera alcuni individui indegni di vivere o "più utili da vivi che da morti" (come nel caso dei disabili gravi che diventano "donatori" di organi), rappresenta il trionfo del calcolo economico sulla gratuità della vita (chi costa troppo e non produce è meglio che muoia), mette in scena un teatrino macabro e ipocrita in cui si dà la morte a chi necessita semplicemente di affetto, solidarietà, umanità. Nonostante uno straordinario appello firmato qualche settimana fa dai leader delle principali comunità religiose del Paese, la situazione nei due rami del Parlamento belga non lascia troppo spazio alla speranza. Lo scorso 3 dicembre sono stato a Bruxelles e ho partecipato alla manifestazione silenziosa dei Veilleurs contro questa legge orrenda. Durante la prima votazione in Senato, alcuni manifestanti pacifici sono stati prelevati dalla polizia semplicemente perché sostavano di fronte a un edificio istituzionale. Il voto finale al Senato è previsto per oggi, 12 dicembre. Poi in gennaio il provvedimento passerà alla Camera. Sabato 7 dicembre Papa Francesco ha concesso un’udienza per il quinto anniversario del Dignitatis Humanae Institute, che presiedo e che si batte per tutelare e promuovere il valore della dignità umana all’interno delle istituzioni europee. Nel suo saluto, il Santo Padre ci ha messo in guardia dai pericoli dell’attuale «cultura dello scarto», che relega ai margini della società «gli esseri umani più deboli e fragili: i nascituri, i più poveri, i vecchi malati, i disabili gravi». Quale descrizione più illuminante di ciò che sta accadendo in Belgio? Ma c’è ancora la possibilità che i deputati o il Re dei Belgi decidano di fermare questo orribile progetto. Per questo, segnalo una lodevole iniziativa europea, la petizione sul sito http://www.citizengo.org/it, grazie alla quale sono state già raccolte più di 30mila firme in tutta Europa e più di 9mila in Italia. Sono convinto che potremo unirci in questa buona battaglia, per la la difesa dei più deboli e contro questa cultura della morte e del nichilismo.
Luca Volonté

Noi di "Avvenire" stiamo sempre dalla parte della vita, caro Luca. E diamo le notizie buone, senza però nascondere quelle cattive. Stiamo, cioè, con semplicità al fianco di tutti coloro che non si rassegnano all’ideologia del "perfettismo" per la quale alcune condizioni e pressoché tutte le fragilità e insufficienze umane sarebbero «indegne» e, dunque, da rifiutare o, comunque, da rimuovere: con l’aborto o con l’eutanasia o con altre e più subdole forme di radicale esclusione e selezione. Stiamo con tutti quelli che non si arrendono davanti all’ingiustizia, qualsiasi forma essa assuma: dalle cure negate alle invalidità non accudite, dalla miseria imposta e dalla povertà subita alla sopraffazione delle libertà fondamentali (quelle basate su irrinunciabili princìpi di natura e di civiltà), dall’avvelenamento dell’ambiente alla ostilità ai liberi spazi della coscienza... E, come te, e come tutti coloro che non rinunciano alla "buona battaglia" contro l’affermarsi della cosiddetta eutanasia infantile – che riguarda il Belgio, ma non solo quell’importante lembo d’Europa –, sappiamo che anche una firma eloquente e una preghiera silenziosa possono contribuire a fermare certe terribili derive, soprattutto quelle più dissimulate da slogan buonisti. Non hanno ragione e non possono averla, caro amico. E, soprattutto non hanno già vinto. Finché ci sono fede e buona fede, finché c’è umanità, c’è speranza.
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