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Nicastro: «Banche vendute entro giugno»
LUCA MAZZA
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E' ancora da vedere se la cessione avverrà con un solo pacchetto, oppure separatamente. Si sceglierà in base alla maggior convenienza della prima o della seconda ipotesi. Ma Roberto Nicastro ha assicurato che Banca Marche, Etruria, Carichieti e Carife «saranno vendute prima dell’inizio dell’estate». L’occasione per l’annuncio è stata il primo incontro tra il presidente dei quattro istituti salvati dal decreto del governo e le cinque sigle sindacali (Fabi, First, Fisac, Uilca e Unisin), avvenuto proprio in concomitanza del sit-in dei risparmiatori colpiti davanti alla Consob.


Al centro della riunione c’era soprattutto la situazione di lavoratori e investitori coinvolti nella crisi. «Nicastro ci ha confermato che la previsione è di vendere le 4 banche o tutte insieme o in forma separata entro i primi sei mesi dell’anno», hanno spiegato i segretari generali della Fabi, Lando Maria Sileoni, e della Uilca, Massimo Masi, all’uscita. «L’incontro è stato parzialmente positivo rispetto ai temi centrali dei lavoratori bancari » hanno aggiunto, precisando che i sindacati hanno chiesto la tutela legale dei lavoratori «che non hanno responsabilità sulla vendita delle obbligazioni subordinate: la responsabilità è dei ma-È nager».


Per Giulio Romani, segretario First Cisl, «si sono manifestati buoni intenti rispetto alla tutela dell’occupazione e a quella giuridica, ma ancora non sono state fornite garanzie sufficienti. Riteniamo che chi ha collocato dei titoli emessi dalla propria banca non sia certo responsabile del collocamento ». Per le fonti vicine al dossier, le garanzie sul fronte lavoratori vengono dal decreto e dal processo di vendita, perché questo fa sì che si rimanga nell’ambito del Ccnl. In assenza del decreto si sarebbe dovuta affrontare una liquidazione, priva di garanzie. Tutte le tutele contrattuali, invece, rimangono in vigore.


Sugli eventuali profili di responsabilità dei dipendenti, specificano le stesse fonti, il presidente delle Good Bank si starebbe adoperando per contenere o azzerare gli altri profili di rischio correlati. Sui termini di un’eventuale commissione parlamentare sul caso banche è intervenuto ieri anche Matteo Renzi: «Io sono convinto, ma se si farà deve essere una commissione d’inchiesta non su una banca, ma sul sistema bancario degli ultimi 15 anni dove ci sono stati autentici errori nel silenzio della politica, che ha fatto finta di non vedere». Il premier, infine, sintetizza come bisognerà procedere: «Massima trasparenza e discussione nel merito. Ma no a processi show».
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