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LE STATUE PIU' GRANDI
Colossi di Dio
Alessandro Beltrami
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Giovanni Paolo II il grande, anche fuor di metafora. È alta esattamente 13,8 metri (un palazzo di quattro piani) e pesa 10 tonnellate la statua di Karol Wojtyla inaugurata a Czestochowa il 13 aprile scorso. La scultura è solo l’ultima di una serie di immagini sacre colossali che stanno sorgendo in giro per il globo. Se ne possono infatti contare almeno 25 negli ultimi venti anni, due terzi delle quali dal 2003 a oggi: molte, se si considera dagli inizi del Novecento alla fine degli anni 80 ne sono state costruite non più di una ventina. Alcune, per altro, celebri, a partire dal Cristo Redentore che dall’alto dei 710 metri del Corcovado domina Rio de Janeiro fin dal 1931. O, per restare in Italia, il Cristo Redentore di Maratea, eretto nel 1965 e alto 22 metri.

Ma non è solo il grande numero a fare dei nuovi "colossi", come si chiamano tecnicamente le statue giganti, un vero e proprio fenomeno. A differenza delle precedenti, distribuite in maniera uniforme, queste opere si concentrano in Sud America (una quindicina), Sud Est asiatico e Europa dell’Est (dove altre due, in Croazia e Slovacchia, sono in corso di realizzazione). Assenti quindi le nazioni "storiche" del cattolicesimo europeo come la Francia e Spagna, dove non mancano esempi importanti tra Ottocento e primo Novecento (anche mancati: Gaudì aveva previsto una monumentale Vergine del Rosario sopra la sua Casa Milà a Barcellona). Polacca è anche la scultura del Cristo più alta del mondo: raggiunge infatti i 52 metri (podio e corona dorata sommitale compresi, ben oltre i 40 del Cristo del Corcovado) quella innalzata a Swiebodzin nel 2010. Non senza polemiche. La costruzione in cemento e fibra di vetro, promossa dal sacerdote Sylwester Zawadzki e sostenuta con una sottoscrizione locale e da sovvenzioni giunte anche dal Canada, si è attirata (anche da parte di ambienti cattolici) accuse di megalomania mentre i sostenitori hanno puntato sul fatto che l’opera potrà attrarre pellegrini e quindi contribuire anche alla ricchezza materiale della cittadina.

Si potrebbe anche osservare come l’estetica della scultura non sia tanto lontana da certi monumenti della propaganda comunista. Ma in generale la qualità artistica non è purtroppo tra i pregi di queste sculture, la cui retorica spesso è volenterosamente devozionale (nel peggiore dei casi anzi si potrebbe dire che deborda nel kitsch). Non solo siamo lontani dalla raffinatezza del seicentesco San Carlo Borromeo sul Lago Maggiore (el Sancarlùn, come è affettuosamente chiamato) realizzato in rame e granito su disegno del Cerano. È un fenomeno che fa tabula rasa di qualsiasi discorso sull’arte sacra contemporanea. Se il criterio estetico sembrerebbe essere quello del bigger better, pare però riduttivo rubricare queste sculture nella versione ipertrofica del simulacro. In molti casi c’è l’ingenuità sincera di chi cerca di costruire monumenti commisurati alla grandezza di Dio, quasi tutte sono statue alte come punti esclamativi.

E alta è la Virgen del Socavón, a Oruro in Bolivia, riproduzione di 45 metri, inaugurata il primo febbraio scorso, dell’immagine venerata come patrona dei minatori. E costosa: 1,3 milioni di dollari. Alta e costosa è anche la Santa Rita da Cascia che a Santa Cruz, nello Stato brasiliano di Rio Grande do Norte, raggiunge i 56 metri di altezza totali. Realizzata nel 2010, è costata 2 milioni e 700 mila euro, finanziati da municipio locale, Stato federale e governo di Brasilia. Qui ogni 22 maggio, per la festa della "santa degli impossibili", arrivano più di 60 mila persone da tutta la nazione. Brasiliano è anche uno dei colossi più incredibili, il São Francisco di Canindé, del 2005: alto 30,5 metri, sembra la versione gigante di una statuetta seriale in plastica di cui sono ricchi i negozi di souvenir. Dello stesso gusto è ad esempio il Sacro Cuore di Rosarito, in Messico. O, sull’altra sponda del Pacifico, il Kamay ni Hesus a Lucban, nelle Filippine. Qui, una statua di Cristo alta 15 metri è collocata in cima a un vero e proprio Sacro Monte schietto, sgargiante e involontariamente pop. Sempre nelle Filippine, a El Salvador, è il santuario alla Divina Misericordia, dallo spirito profondamente barocco: i raggi che escono dal petto della statua sono scale praticabili che permettono di accedere al cuore di Cristo.

È quella di Gesù l’immagine più diffusa. Nella maggior parte dei casi l’iconografia ricalca esplicitamente il modello di Rio, come il Cristo de la Concordia a Cochabamba, in Bolivia, il Cristo Rey del Tupungato, in Argentina, o in Slovacchia (abbinato a un Giovanni Paolo II in preghiera) il Redentore di Klin. Altre volte invece esplora soluzioni nuove. A volte un poco inquietanti, come nella sorta di Cristo-robot del Jézus-szíve kilátó (torre d’avvistamento del Sacro Cuore di Gesù) a Farkaslaka, in Romania, del 2011. Altre volte decisamente suggestive come il messicano El Cristo roto, realizzato nel 2006. Si tratta di una riproduzione alta 25 metri di un crocifisso barocco privo di una gamba e di un braccio: perché chi lo guarda si ricordi, come recita la lapide posta ai piedi, «molti dei fratelli e sorelle che sono rotti, poveri, indigenti, oppressi, malati, mutilati». O ancora spettacolari, come il Cristo di Manado, in Indonesia, una nazione a maggioranza islamica. Costruito nel 2007 e alto 50 metri (di cui 30 di statua) su idea di un immobiliarista locale, si protende a sbalzo dalla cima di una collina divenendo la statua "volante" più alta del mondo. Era in Indonesia anche il Cristo Re a Timor Est. La sua storia la differenzia da tutte le altre. Fu donata nel 1996 dal governo di Suharto alla popolazione cristiana di Dili, città teatro pochi anni prima di un massacro a opera delle truppe del regime. Come concessione per evitare la secessione, servì a poco. Oggi è uno dei simboli dell’isola indipendente.
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