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Cronaca
L'ALLARME
Vita e famiglia,
le lobby all'attacco 
Francesco Dal Mas
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Maschio o femmina, madre o padre, moglie o marito? «Non si è, ma si diventa». Dall’Europa all’America Latina, fino all’Asia, è in atto da parte di sempre più numerosi Paesi il superamento legislativo della natura umana verso un’identità da costruirsi liberamente. Con risultati inquietanti. Siamo al «congedo dalla natura umana», è infatti il grido d’allarme che lancia il quarto Rapporto sulla Dottrina sociale della Chiesa che l’arcivescovo di Trieste, Giampaolo Crepaldi, ha presentato, nella sua veste di presidente dell’"Osservatorio cardinale Van Thuan", oggi nel capoluogo giuliano. «Il tratto principale che emerge in questo rapporto è la colonizzazione della natura umana – anticipa Crepaldi – ossia le enormi pressioni internazionali affinché i governi cambino la loro tradizionale legislazione sulla procreazione, sulla famiglia e sulla vita».

Il Rapporto esamina le legislazioni intervenute nel 2011. Parte tutto dalla vecchia Europa – sì, quella dell’ideologia coloniale –, «sempre più espressione di una cultura nichilista che intende ormai superare completamente il concetto di natura umana», come sottolinea Stefano Fontana, direttore dell’Osservatorio. Daniel Passaniti, direttore della Fundación Aletheia di Buenos Aires, esemplifica quest’emergenza ormai planetaria con quanto avvenuto nel 2011 in Argentina, Paese, si badi, di radicata tradizione cristiana. «Nel giro di un solo anno ha avuto una legge sulla procreazione artificiale che ha denaturalizzato la procreazione, una legge sul riconoscimento della "identità di genere" che ha denaturalizzato la famiglia e una modifica del Codice civile per permettere l’utero in affitto che ha denaturalizzato la genitorialità. In un solo anno, quindi, è stata messa da parte la nozione di natura umana ed è stata posta in un angolo l’ispirazione della fede cattolica per la costruzione della società».

Dopo l’Europa, queste leggi intaccano pesantemente i Paesi latino-americani. Non solo, anche quelli asiatici. «Nelle Filippine – ricorda Fontana – la Chiesa sta conducendo una dura battaglia contro le recenti norme sulla contraccezione che sono l’inizio della nuova impostazione post-naturale della procreazione e della famiglia». E dalle informazioni che l’Osservatorio raccoglie quotidianamente in tutti i continenti, risulta che l’«ideologia del genere» può contare su grandi risorse economiche di lobbies internazionali e su appoggi politici di Stati e organizzazioni. «L’Unione Europea è la principale finanziatrice dell’aborto nel mondo – conferma Fontana, dati alla mano – e le agenzie dell’Onu sono attivissime nel farsi da tramite di queste nuove ideologie antinaturali e antifamiliari». Insomma, «l’ideologia del genere è un nuovo colonialismo dell’Occidente sul resto del mondo», sintetizza Fernando Fuentes Alcantara, direttore della Fundación "Pablo VI" di Madrid.

Come spiega nel suo studio Elizabeth Monfort, già deputato al Parlamento europeo, saggista e presidente di un’associazione francese che propone un nuovo femminismo europeo, l’ideologia del genere viene perfino insegnata nei manuali scolastici delle scuole pubbliche in numerosi Paesi europei ed è esportata con sistematicità in quelli emergenti e poveri. Tra Cina ed India, in 30 anni, mancano all’appello cento milioni di bambine. Nel 2020 in Cina un maschio su 5 non avrà una donna con cui sposarsi. L’ultimo censimento certifica che in India ci sono 914 femmine ogni mille maschi per la fascia d’età tra 0 e 6 anni, mentre a livello globale il rapporto è di 940 a mille.

Avvertono gli autori del rapporto: «In tutti gli Stati in cui le coppie di fatto o le unioni gay vengono riconosciute, segue inevitabilmente la riforma del diritto di famiglia, del regime fiscale, delle finalità e dei metodi delle strutture educative». Di qui l’importanza strategica, secondo l’arcivescovo Crepaldi, dei principi non negoziabili. Che, sottolinea preoccupato, vengono spesso posti sullo stesso piano di altri valori e finiscono così per essere stemperati in una astratta genericità. Eppure, «sul piano del pensiero, i principi non negoziabili pongono il problema della verità e della metafisica, oggi sostituita dall’ermeneutica, ma mi sembra che se istituzioni culturali cattoliche si sono messe sulla strada di un recupero di un pensiero sul reale, altre fatichino a staccarsi da un ossequio eccessivo alle mode accademiche dominanti».
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