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Cronaca
Agrate Brianza apre le porte
Le famiglie invitano a cena i profughi
Pierfranco Redaelli
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Sono 115 gli immigrati in attesa di un permesso di soggiorno ad oggi ospitati nell’hub di Agrate Brianza, in Lombardia. Per 92 di loro, sabato sera si apriranno le porte di 46 famiglie, che hanno aderito all’operazione "tavola condivisa" lanciata dal Comune e dalle tre parrocchie della comunità pastorale "casa di Betania".

«Una ulteriore opportunità – dice il parroco don Mauro Radice – per le famiglie di Agrate e di Omate per conoscere questi ragazzi che da diversi mesi incontrano per le strade, frequentando alcuni momenti comunitari nell’oratorio». È la risposta di una comunità che nei mesi scorsi ha vissuto con una certa diffidenza la scelta della prefettura di Monza di dare un tetto provvisorio, spedendo in questa cittadina, oltre cento giovani, la gran parte in fuga dall’Africa.

«Oggi Agrate li vede impegnati a lavorare in alcuni stabili pubblici – dice l’assessore ai Servizi sociali Carmen Collia –, la gente li incontra e li saluta per la strada, ricevendo sempre un grande sorriso. Mai uno screzio, mai fatti che abbiano potuto dar adito a proteste. Anzi sono loro che accompagnano le nonnine a far la spesa. E che sono accanto ai bambini con il pedibus.

Gli agratesi si sono abituati a vederli all’opera in servizi utili: verniciare le cancellate degli edifici pubblici e delle scuole, piantumare le aiuole, o impegnati nei tornei sportivi organizzati in oratorio.
Momenti di vita collettiva per rimuovere l’ingiustificata paura, per accrescere l’amicizia». Collia ricorda l’impegno scolastico quotidiano per l’apprendimento dell’italiano, ma anche i momenti culturali con la possibilità di vedere film in lingua madre.

C’è anche un gruppo di una quindicina di giovani (gli ospiti hanno fra i 20 e i 25 anni) impegnati a realizzare una pièce che porteranno in scena nella serata di sabato 14 maggio durante l’annuale "festa dei popoli". Sabato le 46 famiglie si ritroveranno in oratorio. Ognuna si vedrà assegnare due ospiti. Genitori e figli apriranno il cuore della loro quotidianità a nuovi amici. Poi il ritorno in oratorio per il saluto finale.
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