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Cronaca
BATTAGLIA DI CIVILTÀ
Dichiarata la guerra
al gioco d’azzardo
Antonio Maria Mira
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​Un Cartello "Insieme contro il gioco d’azzardo" e il rilancio del Cartello "Insieme contro l’usura" che nel 1995 determinò l’approvazione della legge 108 a favore delle vittime. La doppia proposta arriva dalla Consulta Nazionale Antiusura, l’organismo che coordina le Fondazioni che da anni sostengono persone e famiglie finite nel tunnel dello "strozzo". Dito puntato, nel convegno organizzato presso la Caritas italiana, sullo "stato biscazziere" e sulla scarsa attenzione ai problemi delle «famiglie sempre più indebitate».

Il gioco d’azzardo, denuncia il segretario nazionale della Consulta, monsignor Alberto D’Urso, è «una miniera d’oro per la criminalità organizzata, un fenomeno che risucchia milioni di euro ogni anno, che distrugge persone, rovina famiglie, ingrassa gli usurai, inducendo a dipendenza compulsiva centinaia di migliaia di persone insospettabili». Un’accoppiata perversa, confermata anche dal commissario di governo per le iniziativa antiracket e antiusura. «C’è uno stretto connubio – avverte il prefetto Giancarlo Trevisone – tra gioco e usura.

Se non si tagliano i gangli il cancro erode anche l’altra parte». Anche perché, sottolinea il sottosegretario all’Interno, Carlo De Stefano, «quello del gioco d’azzardo è sicuramente uno dei nuovi grossi affari delle mafie. Per questo ci vuole grande attenzione da parte di tutti. Ma purtroppo c’è stata sottovalutazione...». L’impegno delle Forze dell’ordine è invece massimo, assicura il ministro Annamaria Cancellieri nel corso di un’audizione al Senato, «proprio per i pericoli di coinvolgimento dei minori e delle fasce più deboli, ma occorre intensificare gli sforzi, anche attraverso l’attività di appositi organismi di vigilanza». Ma il contrasto non basta. «Serve un’attività di prevenzione – aggiunge De Stefano – fin dalle scuole sull’uso responsabile del denaro».

Proprio per questo la Consulta, forte dei drammatici dati forniti dal sociologo Maurizio Fiasco (vedi box), lancia la proposta del Cartello «promuovendo iniziative – insiste monsignor D’Urso – di sensibilizzazione e di denuncia sui pericoli e i danni che il ricorso al gioco sta determinando anche sulle nuove generazioni che affidano la costruzione del loro futuro all’azzardo piuttosto che al lavoro».

La denuncia contro lo Stato è durissima: «Come può giustificare la distruzione psicologica, morale, economica e familiare e, talvolta anche fisica, di tante persone indebitate per il gioco, affermando che ha bisogno di incassare milioni di euro per restaurare monumenti e chiese, quando quel denaro viene sottratto a persone e famiglie che non hanno da mangiare e da pagare l’affitto?». Una domanda «già rivolta, e più volte, al mondo politico», che «non ha ricevuto alcuna risposta». Proprio per questo ora viene rilanciata col Cartello, chiedendo tra l’altro un programma di prevenzione e formazione e che vengano inserito nei Lea socio-sanitari anche le patologie da dipendenza da gioco.

Il rilancio del Cartello "Insieme contro l’usura" punta il dito su ritardi e carenze. In primo luogo la mancanza di rifinanziamento della legge, poi «la ormai anacronistica, inattuale e costituzionalmente illegittima esclusione delle famiglie, vittime di usura, dall’accesso alle provvidenze del fondo di solidarietà», riconosciute finora solo alle attività economiche. Eppure «le famiglie a rischio di indebitamento estremo e quindi anche di usura sono circa tre milioni (il 25%), in particolare nel Mezzogiorno (intorno al 30%)». Una vera piaga sommersa, l’usura, «che coinvolge non meno di novecentomila persone». Le Fondazioni restano in prima linea. Ma, avverte il presidente della Consulta, padre Massimo Rastrelli, «siamo ben consapevoli di non essere nelle condizioni di fare miracoli economici e finanziari. Noi possiamo aiutare "chi si aiuta"». Ma non basta se, accusa, «le denunce degli usurai finiscono in archiviazioni, prescrizioni, derubricazioni e solo pochissime condanne».
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