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Chiesa e Ici, il fronte delle falsità alza il tiro
Mimmo Muolo
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Come prima. Anzi persino peggio. La nuova campagna mistificatoria sulla Chiesa «rea» di non (voler) pagare l’Ici, fa segnare questa volta, accanto alle purtroppo solite macroscopiche falsità, un pericoloso salto di qualità, che tuttavia porta allo scoperto la vera posta in palio: colpire la Chiesa nelle sue attività assistenziali e di carità. Che poi non sono «sue», ma vanno a vantaggio degli strati meno abbienti della società. Per di più, dietro i campanili messi nel mirino, si vede il profilo dell’intero mondo del non profit.

C’è insomma chi continua, come un disco incantato, a chiedere imposizioni fiscali che già esistono e vengono pagate da chi di dovere (chi non lo fa sbaglia e va sanzionato secondo la legge). E non si capisce se alcuni leader di partito come Antonio Di Pietro (Idv) e Nichi Vendola (Sel), un presidente di Regione come Renata Polverini (Lazio) o semplici parlamentari come Gabriella Giammanco (Pdl), che ieri ha fatto eco a quanto aveva detto martedì il ben conosciuto e più "pesante" compagno di partito Denis Verdini, le chiedano per «semplice» disinformazione o per cattiva fede.

Ma bisogna anche registrare una singolare iniziativa di 20 deputati del Pd. In una mozione presentata ieri a Montecitorio, i firmatari impegnano il governo «ad attivare le necessarie procedure per determinare il gettito che deriverebbe dalla tassazione del patrimonio della Chiesa Cattolica, richiedendo il pagamento di una quota pari al 30 per cento del totale del gettito stimato».

I 20 deputati – tra i quali figurano Barbara Pollastrini, Paola Concia, Ileana Argentin, Leonard Touadì e Cinzia Capano – «chiedono di intervenire con opportuni provvedimenti su situazioni che nel passato sono state sottratte alla tassazione normalmente applicata sul territorio della Repubblica. È il caso – sostengono – degli immobili di proprietà dello Stato del Vaticano». Insomma, poco ci manca, pare di capire data la formulazione abbastanza confusa, che venga chiesto di pagare l’Ici anche sulla Basilica di San Pietro. Ridicolo. Come chiedere di pagare l’Ici a immobili siti in Francia o in Svizzera.

Di fronte a simili prese di posizione, non resta che ripetere per l’ennesima volta – come <+corsivo>Avvenire<+tondo> ha fatto ciclicamente, citando casi e norme – che le attività commerciali e gli immobili di proprietà di enti religiosi dati in affitto sono assoggettati all’Ici e alle altre forme di tassazione come qualunque altra attività o situazione analoga. Se c’è chi si sottrae al dovere, compie un errore grave.
Ieri, lo ha ribadito anche il sito internet di Famiglia Cristiana («se si vuole un esempio di provocazione laicista all’insegna dell’oscurantismo e della "disinformatia", allora si può prendere quella allestita contro l’esenzione dall’Ici»).

E lo hanno sottolineato anche le parlamentari del Terzo Polo, Emanuela Baio e Paola Binetti. «certi "miti" vanno sfatati una volta per tutte perché sono pura fantasia: la Chiesa paga l’Ici, come prevede la legge e come dimostrano le documentazioni reperibili da tutti gli organi competenti. Solo i luoghi di culto o quelli destinati al non profit, di ispirazione laica o religiosa – ricordano – hanno diritto ad esenzioni, come, è bene sottolinearlo, previsto dalla legge. È impensabile tassare la solidarietà che, senza fini di lucro, svolge e spesso sopperisce a un sistema di welfare che lo Stato non riesce a garantire soprattutto alle persone più fragili e agli emarginati».

Un tasto, quello della iniqua tassazione della solidarietà, sul quale battono anche altri esponenti politici. Pier Ferdinando Casini, leader dell’Udc: «È giusto esentare dall’Ici i locali adibiti alle attività di culto, beneficenza e carità». Giuseppe Fioroni, esponente del Pd: «Se vogliamo mettere in difficoltà la Chiesa nel fare opere di carità, di assistenza e di sostegno agli ultimi della società, allora facciamo questi discorsi...».

Alfredo Mantovano (Pdl): «L’Ici è già un’imposta odiosa, perché normalmente sanziona chi ha risparmiato. Pretendere di estenderla agli immobili delle parrocchie o delle istituzioni che aiutano la povertà è fuori dal buonsenso». Inequivocabile anche l’ex ministro dell’Istruzione, Maria Stella Gelmini che parla di «demagogia» e «spirito di rivalsa». Antonio Satta, dell’Upc, dice che «la questione è malposta e risente di afflati anticlericali. Perché non mettere sulla bilancia quanto parrocchie e diocesi fanno per la nostra società?». E «contrarissimo» si dice anche Rocco Buttiglione (Udc) che sintetizza: «L’Ici penalizzerebbe le attività caritative della Chiesa e toglierebbe denaro ai poveri».
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