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Via libera allo "ius soli" sportivo
Paolo Ferrario
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L’attività sportiva come strumento di integrazione sociale dei giovani stranieri. Con l’approvazione definitiva, ieri in Senato, diventa legge la proposta “per favorire l’integrazione sociale dei minori stranieri residenti in Italia mediante l’ammissione nelle società sportive appartenenti alle federazioni nazionali, alle discipline associate o agli enti di promozione sportiva”. Il via libera al cosiddetto “ius soli sportivo” è arrivato con 215 voti a favore, sei contrari (quelli della Lega Nord) e due astenuti. Con l’entrata in vigore della legge, gli stranieri minorenni «regolarmente residenti nel territorio italiano almeno dal compimento del decimo anno di età, possono essere tesserati con le stesse procedure previste per il tesseramento dei cittadini italiani». Inoltre, il tesseramento resterà valido, anche dopo il compimento dei 18 anni, «fino al completamento delle procedure per l’acquisizione della cittadinanza italiana».

Per il promotore della legge, il deputato Bruno Molea di Scelta Civica, si tratta di «un grande atto di civiltà che rende giustizia ai minori stranieri». A tutti i ragazzi, anche agli stranieri, devono essere garantite «pari opportunità di crescita e formazione». «Solo così – sottolinea Molea – grazie ai valori di cui lo sport è portatore potremmo domani avere una società meno violenta e più tollerante». Anche la campionessa di scherma e deputata di Scelta Civica, Valentina Vezzali, saluta con favore l’approvazione della legge. «È un grande riconoscimento – dice – allo sport ma anche ai tanti che, con sacrificio e da anni, sul territorio nazionale promuovono i veri valori sportivi, quali la lealtà, il gioco di squadra, la disciplina e il rispetto dell’altro». Dello sport come «potente strumento di amicizia, di fratellanza e di inclusione » parla la senatrice Pd, Francesca Puglisi, sottolineando che questo è «solo il primo passo». «I prossimi – anticipa – saranno l’attribuzione della cittadinanza italiana secondo il principio dello ius soli e dello ius culturae, affinché tutti i bambini e le bambine possano giocare nel nostro Paese insieme e godere degli stessi diritti». Unico gruppo contrario alla legge, quello della Lega Nord. Per il Carroccio, sottolinea il capogruppo a Palazzo Madama, Gianmarco Centinaio, la nuova norma «è un vero cavallo di Troia della sinistra per introdurre anche in Italia lo ius soli». Centinaio conferma la contrarietà del partito - che aveva proposto una quota massima del 30% di stranieri nelle società sportive - a «qualsiasi apertura che snaturi non solo la nostra cultura e civiltà». In aula, conferma il senatore, «abbiamo lottato per evitare che fossero penalizzati i nostri vivai giovanili». 

Di parere opposto tutti gli altri gruppi, con il senatore Vannino Chiti (Pd) che parla di «un piccolo ma importante e concreto passo in avanti per il progresso della nostra società », mentre per il presidente della commissione Sport e Istruzione del Senato, Andrea Marcucci (Pd), la legge «riconosce il ruolo fondamentale della funzione sociale che lo sport deve avere in una società migliore ed evoluta». In ogni caso, precisa il presidente dei senatori di Forza Italia, Paolo Romani, «il provvedimento non ha nulla a che vedere con l’acquisto della cittadinanza. Né consentirà ai giovani immigrati che praticano sport di far parte eventualmente delle nazionali azzurre». «Almeno nello sport – è l’auspicio del senatore Vincenzo D’Anna (Ala) – prevalgano e siano riconosciuti solo e unicamente i meriti e i talenti dei ragazzi indipendentemente dal colore, dalla razza e dalla religione».
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