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Cronaca
Il rapporto
Rifiuti, cambia la rotta Ora è da Sud a Nord
ANTONIO MARIA MIRA
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«L’illegalità del ciclo dei rifiuti è la regola e il rispetto delle norme una eccezione ». È gravissima la denuncia della Direzione nazionale antimafia. Che avverte come le direttrici dello smaltimento illegale non siano più dal Nord al Sud, «bensì dal Sud verso il Nord». Una «nuova tendenza» sulla quale sono in corso «delicate indagini». Nel capitolo della Relazione annuale dedicato alla 'criminalità ambientale' si parla più di sistema imprenditoriale che di sistema mafioso. Perché non basta arrestare i boss che hanno devastato territori come la Campania per bloccare chi ha scelto il non rispetto delle regole.


«Come se – accusa la Dna guidata da Franco Roberti – rispettarle costituisse un insopportabile gravame per le imprese del settore e per quelle la cui attività comporta una notevole produzione di rifiuti, sì da non consentire loro di fruire di profitti; e quindi la violazione della legge si trasforma in un indispensabile rimedio per conseguire quello scopo». Non è storia del passato, avverte il gruppo di lavoro della Dna coordinato dal consigliere Roberto Pennisi.


«Quanto sopra – si legge infatti – è ciò che si verifica nel territorio nazionale in questo ultimo periodo in cui ogni strategia politico-economica viene impostata in funzione di uno sviluppo da ottenere ad ogni costo, anche quando questo comporta il sacrificio di quell’ambiente che è la garanzia della vita stessa della collettività insediata in un determinato territorio». Dunque, secondo i magistrati antimafia, é molto peggio ora di quando a gestire il grande affare dei rifiuti erano i clan. E il j’accuse alle imprese é implacabile. «Sino a quando si é potuto operare in materia di rifiuti ricorrendo al sistema che ha caratterizzato la fine dello scorso secolo e i primissimi anni di quello in corso, e cioè rimettere ai professionisti del crimine lo svolgimento del lavoro sporco, ovverossia l’illegale smaltimento dei rifiuti che hanno inondato l’Italia meridionale e la Campania in particolare, produttori e gestori di rifiuti speciali, pericolosi e non, hanno potuto garantire una parvenza di legalitá in termini di rispetto delle regole comunitarie del ciclo dei rifiuti, che vedono il privilegio per il recupero e riciclo, e lo smaltimento in discarica come soluzione estrema, quando nulla può essere destinato ai due scopi privilegiati. E ciò – ricorda la Dna – nella consapevolezza dell’esistenza del mondo sommerso dei rifiuti che ha costituito una vera e propria valvola di sfogo e, contemporaneamente, il 'male ufficiale' in tale settore».


Ora l’aria é cambiata, la camorra sembra essersi sfilata, ma il sistema si è allargato e aggravato. «Quando il detto sistema é 'saltato' – prosegue il rapporto – a seguito del suo smascheramento e della repressione giudiziaria, e nessuna 'camorra' é stata più disponibile a prestarsi per scaricare la 'spazzatura' nel proprio territorio, si é sviluppato un fenomeno che ha fatto sì che sull’intero territorio nazionale si creasse, come di fatto si é creata, una diffusa situazione di illegalità nella gestione dei rifiuti: i produttori di rifiuti li affidano a gestori che tendono sempre di più a saltare le fasi del riciclo e del recupero optando per lo smaltimento in discarica. Con la conseguenza che le discariche ormai 'esplodono' e ciò determina implicazioni gravissime sotto il profilo ambientale». 


Conseguenza di tutto questo è anche la «nuova tendenza dei movimenti dei rifiuti illecitamente gestiti», non più da Nord a Sud ma da Sud a Nord su cui sono in corso «delicate indagini». «Le cause di ciò – afferma la Dna – saranno comprensibili pienamente solo quando dette indagini saranno giunte a conclusione. Solo allora sará possibile comprendere se il nuovo fenomeno sia conseguenza del concentrarsi nel Nord Italia di imponenti centrali aziendali operanti nell’ambito del ciclo dei rifiuti in maniera oligopolistica, ovvero dello spostarsi verso il Nord di soggetti portatori di un know how criminale maturato all’ombra del crimine organizzato che in passato si è occupato della gestione dei rifiuti. Ovvero di entrambe le ragioni».


Uno scenario decisamente preoccupante che ha spinto la Dna ha mettere in campo addirittura un piano sui flussi finanziari anomali legati ai traffici di rifiuti assieme alla Banca d’Italia e all’Agenzia delle dogane. E questo perché, avvertono i magistrati antimafia, ormai siamo di fronte a «compagini imprenditoriali che di rifiuti si occupano, le quali nel loro statuto occulto hanno inserito stabilmente il ricorso al delitto».
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