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Cronaca
Azzardo
Lo sviluppatore: le slot? Trappole per topi
Umberto Folena
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Li detesti per quello che fanno. Ma non puoi non ammirarli, si fa per dire, perché lo ammettono senza finzioni. Perché giocano a carte scoperte. Sono molti gli addetti ai lavori dell’industria dell’azzardo nordamericana che Natasha Dow Schüll ha incontrato a Las Vegas, in occasione di convention di vario genere, i quali non le hanno nascosto nulla. Forse per semplice bisogno di sfogarsi. Forse perché lo sfogo, per un maschio, è più facile con una femmina. Ecco alcune testimonianze.

«Quando installiamo 50 slot machine, le considero sempre 50 trappole per topi in più. Devi fare qualcosa per catturare un topo. È compito nostro tirar fuori più soldi che possiamo dai nostri clienti» (Bob Stupak, Ad del casinò Las Vegas Stratosphere). «Ammetto che i giochi che costruisco portano alla dipendenza. Quando ho iniziato, avevo reali riserve circa la moralità di quello che stavo facendo. E lo faccio ancora, ci combatto per davvero». (Passa una signora in tailleur viola). «Quella donna lì, quella è il nostro gruppo demografico principale. È tra i 50 e 70 anni, ha qualche soldo da spendere, e so come accalappiarla. Sai, non mi sento un granché a predare le debolezze psicologiche delle signore anziane, lo dico chiaramente. Non ne sono orgoglioso. Non posso starmene seduto qui e dire: ho solo messo le viti nella bomba, ho solo assemblato la testata, perché sono sicuro che i prodotti che ho realizzato, da qualche parte, hanno distrutto vite umane» (Nicholas Koenig, sviluppatore di videogiochi, 2009).

«Si è discusso molto circa la percentuale di popolazione che gioca con un qualche tipo di ossessione, di dipendenza o di patologia per il gioco d’azzardo. Questo per me è sempre stato un problema ridicolo, sia come venditore che come manager. Per me la questione era il fatturato, puro e semplice, e ciò che importava era che un segmento particolarmente importante delle entrate provenisse da individui che avevano qualche tipo di problema con il gioco d’azzardo. Quelle erano le mie prede e io ho dato loro la caccia» (Richard Schuetz, discorso tenuto all’undicesima edizione della International Conference on Gambling and Risk Taking nel 2000).
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