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Reportage a Rosarno: amianto e cavi volanti nella tendopoli
Antonio Maria Mira
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Ora nella tendopoli/baraccopoli di San Ferdinando compare anche l’amianto. Ieri, nella nostra ultima visita insieme al parroco del Bosco di Rosarno, don Roberto Meduri, tra le tende e le baracche che ancora ospitano oltre mille migranti, abbiamo trovato alcune lastre di pericolosissimo eternit. Usate come precarie coperture o, addirittura, per costruire un fornello per cucinare. «Dovete toglierle subito. Non sapete che questo fa male, fa venire il cancro?», dice il giovane sacerdote ai migranti che lo ascoltano stupiti. Cancro, giá, chissà se sanno cosa sia, loro che ben altre cause di morte conoscono, dalla fame alle guerre e ai naufragi.
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Chissá se qualcuno ha mai spiegato loro i pericoli del tanto diffuso amianto. Non l’unico pericolo in agguato in questa tendopoli/ baraccopoli dove nulla é cambiato dalla nostra precedente visita poco più di un mese fa. Malgrado l’arrivo dei vertici regionali, gli incontri tra istituzioni, le promesse di altre soluzioni più umane o, almeno, di interventi di risanamento. Si è parlato di interventi radicali. Bene. Ma intanto si rischia ogni giorno. «Qua è morte sicura. Guarda questi fili elettrici nell’acqua. Se poi uno ci resta attaccato di chi è la responsabilità?», così si sfoga in modo molto schietto l’operaio del comune di San Ferdinando intervenuto per l’ennesimo guasto all’impianto elettrico. Predisposto per i teorici 400 della tendopoli, ora dovrebbe coprire le necessitá del triplo di persone. Oltretutto con fili volanti, attacchi approssimativi, sovraccarichi in continuazione come conferma la plastica fusa della centralina con gli interruttori. Rischio di 'restare attaccati' come avverte l’operaio ma anche di innescare un incendio con qualche corto circuito che avrebbe facile esca in questa 'città' di plastica e legno. Per ora, e per fortuna, incendi non ce ne sono stati ma davvero si é ad altissimo rischio.
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E non solo nella tendopoli/baraccopoli. Anche nel capannone industriale occupato da oltre 400 migranti. «Un mese fa, di notte – ci racconta don Roberto – uno dei ragazzi stava cucinando su un fornello  a gas e l’olio ha preso fuoco facendo una gran fiammata. Tutti si sono spaventati e sono corsi verso l’unica uscita. É stata una ressa terribile. Ne abbiamo dovuti portare 70 all’ospedale per farli medicare. É stato un miracolo che non ci sia stato un morto. Speriamo che non succeda come a Foggia...».
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Giá, qui a Rosarno, in attesa che parta davvero un piano, si può solo sperare.
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