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Il Papa, la fede e gli «ideologi»
Le chiavi che aprono
Stefania Falasca
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«Chiavi in tasca e porta chiusa». Nell’omelia mattutina a Santa Marta di ieri ancora una volta papa Francesco ha voluto stigmatizzare un atteggiamento contrario alle dinamica cristiana e all’insegnamento di Cristo. Un atteggiamento che è sintomo di «malattia grave», come l’ha definito. E che proprio come una malattia «spaventa» e «allontana». Lo spunto come sempre è venuto dal Vangelo della liturgia del giorno: il brano dell’evangelista Luca in cui Gesù, parlando in casa del fariseo, rivolge parole taglienti ai dottori della legge: «"Guai a voi", dice loro Gesù, "che avete portato via la chiave della conoscenza; voi non siete entrati e a quelli che volevano entrare voi l’avete impedito"». È l’atteggiamento dei paladini del picchetto, dei «rigidi eticisti» che De Lubac chiamerebbe «specialisti del Logos» per i quali, negli alambicchi di un processo spirituale e mentale, la fede è diventata ideologia. Un movimento farisaico, una specie di secessione interiore, non dichiarata ma perniciosa, che porta alla negazione stessa della fede. Del resto la tentazione di snaturare il cristianesimo in ideologia ha segnato la vicenda cristiana nel mondo fin dai tempi apostolici. Ma papa Francesco ha colto e descritto con affondi originali alcuni risvolti inediti di tale dinamica. Col suo sguardo di pastore esperto del cuore degli uomini ha illuminato anche l’origine e l’approdo di derive e forzature che disseminano tracce evidenti pure nella corrente temperie ecclesiale.

Delle contraffazioni in chiave ideologica passate e presenti della fede cristiana, il Vescovo di Roma ha suggerito senza ansia la radice ultima: una estraneità alle dinamiche proprie – cioè sacramentali – dell’avvenimento cristiano. Estraneità e lontananza che crescono quanto più le si copre con parole, formule e scioglilingua trafugati dal grande patrimonio della storia e della tradizione cristiana. La sorgente: una mancanza. Questi, ha detto il Papa, riferendosi ai cultori di tali contraffazioni, ogm prodotti con cromosomi tratti dal vecchio tronco del cristianesimo, «non pregano, abbandonano la fede e la trasformano in ideologia moralistica, casuistica, senza Gesù».

Un tratto ricorrente di ogni adulterazione ideologica della fede è proprio il fatto che nel tripudio di parole e formule di ascendenza cristiana sembra sparito dall’orizzonte ogni riferimento alla tenerezza di Cristo, all’azione dolce della sua grazia che lavora misteriosamente nel segreto dei cuori. Queste cose, ai cultori dei format ideologici in versione cristiana, semplicemente non interessano, mancando l’esperienza gratuita e non riproducibile della grazia di Cristo.

Si pretende di dare da sé consistenza ai contenuti cristiani e allo stesso richiamo a Cristo irrigidendoli, appunto, in ideologia. E gli effetti delle mutazioni genetiche che trasferiscono le parole cristiane dall’ambito della fede a quello dell’ideologia non sono mai indolori. I cristiani ideologici maltrattano quello che papa Bergoglio definisce «il santo popolo di Dio». Pretendono di presidiare le soglie della Chiesa e di decidere loro chi può entrare e chi no, in base ai propri parametri. Sembra che la loro funzione sia quella di tener lontani gli uomini e le donne dall’incontro possibile con la misericordia di Cristo.

La Chiesa ha sperimentato fin dall’inizio i tanti dottrinarismi e le infinite gnosi che usano le stesse parole cristiane senza che tali parole siano semplicemente la registrazione di avvenimenti reali. Lo sapeva bene il poeta francese Charles Péguy, che ai tempi dell’Action Francaise – paradigmatica, inquietante versione moderna dello snaturamento ideologico dei contenuti cristiani – scriveva in Veronique che tra le due bande operanti sulla scena intellettuale, «i clericali-anticlericali, cioè materialisti e nichilisti, e i clericali-clericali, cioè quelli che esaltano il ruolo della religione, i più pericolosi sono i secondi. Proprio perché i primi negano. Mentre i secondi snaturano». La risposta a queste mistificazioni deformanti – ha fatto capire Bergoglio – non sta nell’aprire fronti nuovi di battaglia o di dialettiche dottrinali. L’unico antidoto è la preghiera: «Non smettere di pregare per non perdere la fede, rimanere umili. Solo così non si diventa chiusi, chiudendo la strada al Signore».
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