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Morire di droga e vivere da vivi
Lettera a non so chi
di Ernesto Olivero
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Parecchio tempo fa ero in una città del Centro Italia con davanti due-tremila giovani. Chi mi conosce sa che non preparo mai un incontro, ma ho sempre una Bibbia con me. Spesso spinto dalle domande dico cose che non avevo mai pensato. Di sicuro so che ho dentro di me un amore sconfinato per i giovani, i peggiori e i migliori senza distinzione. Forse perché sono stato influenzato da un uomo vestito di bianco che si chiamava frère Roger. Una volta disse che un pugno di giovani potevano cambiare il loro tempo. Lui era credibile e io ero un ragazzo. Mi sono sentito amato, anche se allora le sue parole non ero in grado di digerirle davvero. E dentro di me pensai: ci voglio provare. Frère Roger e anche altri testimoni seri mi hanno cambiato.
Quel giorno in una città del Centro Italia, in modo imprevisto anche per me, davanti a quella folla di giovani sbottai: voi siete paurosi e vigliacchi due volte. Seguì un silenzio che mi ricordo ancora. E continuai: facciamo un ragionamento. Le statistiche dicono che fino al 90% dei giovani si spinella. Voi dite di amare l’ecologia, la pace, la giustizia. Beh, io non ci credo. Voi siete amici della malavita. I vostri soldi, a chi li date? C’era un imbarazzo che si sentiva nell’aria. Siete vigliacchi due volte e vi dico perché. In mezzo a voi può esserci il futuro Alcide De Gasperi, un grande statista, ci può essere il futuro Einstein, il futuro premio Nobel per la pace. E voi, che fate? Il sabato sera vi sballate, vi ubriacate, rischiate la vita con la macchina. Allora vi chiedo: vivendo così la bellezza che c’è dentro di voi nasce o muore?
Da allora ripeto gli incontri con i giovani con entusiasmo sempre nuovo. Una volta un ragazzo mi disse: ma tu così vuoi mandare in carcere tutti i drogati! No, risposi, ti sbagli. Voglio un mondo in cui nessuno si droga, neppure nel caso in cui sia consentito dalla legge. Voglio dei giovani che liberamente e spontaneamente scelgono di vivere da vivi. Non voglio una società del minor danno, per i giovani voglio il massimo. Io vi voglio bene veramente e so che voi potete cambiare il mondo. Potete diventare politici e non rubare, diventare preti ed essere san Francesco, qualsiasi mestiere potete farlo con passione e responsabilità. So che potete fare tutto questo.
Non so a chi scriverla questa lettera. Ma la scrivo, qualcuno la intercetterà. Chi ama davvero i giovani? I giovani muoiono, e si fanno inchieste, interpellanze, leggi che poi nessuno osserverà.
Ma quanti ne devono morire ancora? Vorrei che i politici, quelli di destra, di sinistra, di centro si guardassero in faccia e si chiedessero: perché i giovani non sono al primo posto? Basta un pugno di giovani per farla finita con il malaffare. Vorrei una società libera, non bigotta, dove i giovani trovino casa e un po’ di senso della vita. Noi con un pugno di amici ci stiamo provando e penso che non ci arrenderemo.
Non so a chi scriverla questa lettera, ma la scrivo lo stesso perché credo a quello che dico. So che non è un sogno, si può realizzare, basta un po’ di buona volontà.
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