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Al Forum di Davos: «Non dimenticate i poveri»
 
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"Faccio appello una volta ancora a tutti voi: non dimenticate i poveri!". Lo scrive Papa Francesco ai partecipanti al Forum del "World Economic Forum" in occasione del Meeting annuale a Davos-Klosters, in Svizzera. "Questa - spiega - è la sfida primaria che, come dirigenti nel mondo degli affari, avete dinanzi".

Secondo il Papa, che ha ripetuto nel testo le forti affermazioni fatte lo scorso novembre a Bangui, capitale del Centrafrica, "chi ha i mezzi per condurre una vita dignitosa, invece di essere preoccupato per i privilegi, deve cercare di aiutare i più poveri ad accedere anch'essi a condizioni di vita rispettose della dignità umana, in particolare attraverso lo sviluppo del loro potenziale umano, culturale, economico e sociale".

"Non dobbiamo mai permettere - raccomanda Francesco - che la cultura del benessere ci anestetizzi e ci renda incapaci di provare compassione dinanzi al grido di dolore degli altri, così che non piangiamo più davanti al dramma degli altri nè ci interessa curarci di loro, come se tutto fosse una responsabilità a noi estranea che non ci compete".

"I più recenti studi, condotti dall’Organizzazione Internazionale per il Lavoro, indicano che attualmente la disoccupazione riguarda centinaia di milioni di persone. La finanziarizzazione e la tecnologizzazione delle economie nazionali e di quella globale hanno prodotto cambiamenti di ampia portata nel campo del lavoro. Le diminuite opportunità per un’occupazione vantaggiosa e dignitosa, insieme a una riduzione della copertura previdenziale, stanno causando una preoccupante crescita della disuguaglianza e della povertà in diversi Paesi. Emerge con chiarezza il bisogno di dar vita a nuovi modelli imprenditoriali che, nel promuovere lo sviluppo di tecnologie avanzate, siano anche in grado di utilizzarle per creare un lavoro dignitoso per tutti, sostenere e consolidare i diritti sociali e proteggere l’ambiente. L’uomo deve guidare lo sviluppo tecnologico, senza lasciarsi dominare da esso!"

"Piangere davanti al dramma degli altri non significa solo partecipare alle loro sofferenze, ma anche, e soprattutto, rendersi conto che le nostre stesse azioni sono causa di ingiustizia e disuguaglianza. Pertanto «apriamo i nostri occhi per guardare le miserie del mondo, le ferite di tanti fratelli e sorelle privati della dignità, e sentiamoci provocati ad ascoltare il loro grido di aiuto. Le nostre mani stringano le loro mani, e tiriamoli a noi perché sentano il calore della nostra presenza, dell’amicizia e della fraternità. Che il loro grido diventi il nostro e insieme possiamo spezzare la barriera di indifferenza che spesso regna sovrana per nascondere l’ipocrisia e l’egoismo»".

Quando ci rendiamo conto di questo, diventiamo più pienamente umani, dal momento che la responsabilità nei confronti dei nostri fratelli e sorelle è una parte essenziale della nostra comune umanità. Non abbiate paura di aprire le menti e i cuori ai poveri. In questo modo darete completa libertà di azione ai vostri talenti economici e tecnici e scoprirete la felicità di una vita piena, che il consumismo di per sé non può procurare.

Di fronte a cambiamenti profondi ed epocali, i leader mondiali sono chiamati alla sfida di assicurare che l’imminente “quarta rivoluzione industriale”, gli effetti della robotica e delle innovazioni scientifiche e tecnologiche non conducano alla distruzione della persona umana – ad essere rimpiazzata da una macchina senz’anima – o alla trasformazione del nostro pianeta in un giardino vuoto per il diletto di pochi scelti.

Vi esorto, pertanto, a riprendere nuovamente la vostra conversazione su come costruire il futuro del pianeta, la “nostra casa comune”, e vi chiedo di fare uno sforzo congiunto al fine di perseguire uno sviluppo sostenibile ed integrale. "L’attività imprenditoriale è «una nobile vocazione» se orientata a produrre ricchezza e a migliorare il mondo per tutti»: essa ha la responsabilità di aiutare a superare la complessa crisi sociale ed ambientale e di combattere la povertà. Ciò renderà possibile migliorare le precarie condizioni di vita di milioni di persone e colmare il divario sociale, che dà origine a numerose ingiustizie ed erode i valori fondamentali della società, tra cui l’uguaglianza, la giustizia e la solidarietà".

In questo senso, attraverso mezzi di dialogo preferenziali, il Forum Economico Mondiale può diventare una piattaforma per la difesa e la tutela del creato e per il raggiungimento di un progresso che sia «più sano, più umano, più sociale e più integrale» anche con il dovuto riguardo per gli obiettivi ambientali e per la necessità di massimizzare gli sforzi al fine di sradicare la povertà, come stabilito nell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile e nell’Accordo di Parigi nel contesto della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici.
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