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Quaresima 2016
Padre Ronchi predica gli Esercizi al Papa
Enrico Lenzi
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Sono partiti oggi, domenica, in pulman dal Vaticano, direzione la Casa Divin Maestro ad Ariccia, sui Castelli romani. Nel pomeriggio sono iniziativi gli Esercizi spirituali del Papa e della Curia Romana (6-11 marzo) sul tema "Le nude domande del Vangelo". Le meditazioni sono guidate da padre Ermes Ronchi dei Servi di Maria. Qui sotto l'intervista.

L’emozione c’è – «è da alcune notti che dormo poco» –. Ma c’è anche la certezza di aver preparato questo appuntamento di Ariccia «cercando di andare alle radici profonde» della fede e del rapporto con Dio. Un percorso che padre Ermes Ronchi, il sacerdote servita scelto da papa Francesco per predicare gli Esercizi spirituali di Quaresima all’intera Curia Romana, ha voluto iniziare «tornando anche fisicamente alle mie radici personali, ritirandomi per alcuni giorni nella mia casa natale in Friuli». Un «ritiro» per trovare il tema da proporre e anche per svilupparne la riflessione. 


«Cercando il tema mi sono domando che cosa sarebbe stato utile per le persone che saranno presenti agli Esercizi – racconta padre Ronchi – e ho sentito forte l’esigenza più che di dare risposte di offrire domande per farle lavorare dentro di noi. Nel Vangelo si contano 220 domande fatte da Gesù. Ebbene, ho pensato di farne una cernita e alla fine ne sono rimaste dieci che offrirò alla riflessione del Papa e della Curia Romana». Gli Esercizi spirituali cominceranno nel tardo pomeriggio di oggi ad Ariccia.


Che cosa l’ha spinta a scegliere queste dieci domande?
Ho cercato di individuare quelle domande davanti alle quali resto disarmato, nudo. Per questo le ho definite «nude domande del Vangelo». E in questo itinerario di discernimento ho anche chiesto l’aiuto della preghiera ad amici, ai confratelli Servi di Maria, ai monasteri di clausura, proprio per poter donare un servizio utile alla Chiesa in questa occasione.

>> LE DIECI DOMANDE PER PREPARARSI ALLA PASQUA

C’è un filo rosso che lega queste domande?
Non ho cercato di creare un percorso didascalico. È una sinfonia di domande. Sono quelle che più mi incidevano dentro. Quelle capaci di mettere nel profondo un seme che possa germogliare. Ho pensato a domande che aiutino la Chiesa a uscire dai propri ruoli e porsi davanti alla Parola di Dio come credenti, come persone. Insomma, come evidenziava lo scrittore e poeta Rainer Maria Rilke in Lettere a un giovane poeta, di vivere be- ne le domande. Ho detto «vivere», non «farsi» domande.

La differenza? Vivere le domande significa farsi catturare da esse. Pensi al carattere del punto interrogativo: messo al contrario è come un amo da pesca. Ecco, quelle domande vissute sono capaci di scendere dentro di noi e tirare fuori di noi riflessioni, scelte e pensieri, significative per la nostra vita. Sono domande che si rivolgono alla tua umanità. Domande a cui tutti possono rispondere, al di là di ruolo, ceto, e livello culturale.


Lei accompagnerà le dieci domande ad altrettante riflessioni. C’è qualche autore o personaggio a cui si è ispirato nel prepararle?
Ci sono autori a cui faccio spesso riferimento e sono due miei confratelli, padre David Maria Turoldo e padre Giovanni Vannucchi, un mistico. Per me sono come dei piccoli profeti. E poi ho attinto anche da Dietrich Bonhoeffer (teologo luterano tedesco, ndr) e Simone Weil (filosofa, mistica e scrittrice francese, ndr).


Quali sono le regole del «buon predicatore »?
Personalmente ho sempre presente quello che mi disse mio padre quando tornai al paese per la mia Prima Messa e omelia: «Poche parole e che si tocchino, cioè siano concrete». Un insegnamento che continuo a seguire. Non parole tirate fuori dal taschino, ma usare parole concrete, che sono state capaci di ferirci o farci gioire. Ma vere. Un verso bellissimo di padre Turoldo dice: «Cristo, mia dolce rovina, gioia e tormento insieme tu sei. Impossibile amarti impunemente. Dolce rovina, Cristo, che rovini in me tutto ciò che non è amore, impossibile amarti senza pagarne il prezzo in moneta di vita! Impossibile amarti e non cambiare vita e non gettare dalle braccia il vuoto e non accrescere gli orizzonti che respiriamo». Ecco le parole che si dovrebbe essere capaci di utilizzare.


Propone dieci domande, svolge una riflessione, ma lei personalmente da questo cammino che svolgerà negli Esercizi spirituali come esce?
Rimesso a nuovo. Queste domande su cui ho riflettuto e meditato mi hanno costretto a mettermi a nudo davanti a Dio. Ma alla fine sono un invito a ripartire. L’infinita pazienza del ricominciare, ma questa volta senza le antiche incrostazioni.


In perfetta sintonia con l’Anno Santo straordinario della misericordia.
Direi di sì. Anche la riconciliazione, lo sperimentare la misericordia di Dio è un ricominciare. E le domande vissute sono il futuro che si fa presente. Sono quegli ami da pesca in grado di tirare fuori qualcosa da noi.
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