Vita

DAL CDA RAI. Verro: «Atto dovuto il diritto di replica»

Pino Ciociola mercoledì 24 novembre 2010
«Finalmente ci si rende conto, tutti, di che cosa sia una televisione faziosa». A proposito di "Vieni via con me", il tono di Antonio Verro, consigliere d’amministrazione Rai, è pacato, ma deciso. Specie quando racconta del «pluralismo peloso» o del tentativo, «in modo più o meno surrettizio, di far prevalere un’unica e particolare visione del mondo e delle cose». Verro è stato l’altro ieri il primo consigliere Rai (insieme al suo collega Rodolfo De Laurentiis) a spiegare che «il servizio pubblico non può non dare ascolto a chi si fa portavoce di un tema così rilevante come quello del diritto alla vita». Così la questione adesso viene ufficialmente affrontata ai piani alti in viale Mazzini.Consigliere Verro, il «Fateli parlare» riferito alle famiglie di chi è in stato vegetativo e rivolto a Fazio e Saviano più che un appello è ormai un coro.Infatti della richiesta parleremo nel Consiglio d’amministrazione di domani (oggi, ndr)Entrerete anche nel merito?Bisogna entrare nel merito. Perché quanto stiamo affrontando vede in ballo il diritto alla vita, che secondo me è il presupposto fondamentale di tutti gli altri diritti. Proprio questo, di conseguenza, credo che richieda prudenza da parte di tutti e in particolare di chi tratta, pubblicamente, in televisione, dell’argomento.Una prudenza che dovrebbe essere direttamente proporzionale alle responsabilità che ci si trova ad avere.Sì. Sebbene, per essere chiari fino in fondo, non credo che le posizioni di Saviano sull’eutanasia incidano sulle convinzione della stragrande maggioranza dei cittadini di questo Paese. E questo non lo dico io, ma è stato dimostrato trasversalmente tutte le volte che su questa delicatissima materia il Parlamento è stato chiamato a votare, esprimendosi sempre per il riconoscimento del diritto alla vita.Altra questione fondante: "Vieni via con me" sembra mostrare anche peggio di un’assenza di pluralismo: un pluralismo finto...Un pluralismo peloso. Anche perché c’è il falso mito, che giustifica tutto, del successo di una trasmissione: per carità a me come consigliere Rai fa anche piacere che il successo ci sia, ma dovrebbe responsabilizzare molto, molto di più autori e protagonisti.Questa trasmissione ha cioè responsabilità maggiori rispetto a trasmissioni i cui successi sono minori?Certo. E non è che il pubblico a casa possa essere considerato come una giuria popolare che si esprime sulle convinzioni politiche dei conduttori del programma.Quindi?Il grande successo e il grande pubblico di questa trasmissione deve imporre di tener conto di tutte le sensibilità, le varie esperienze e le varie anime che su questo tema sono state già espresse in Parlamento.Se invece Fazio e Saviano continuassero a fingere di dimenticarlo?Posso dire che io farò di tutto affinché si possa riparare e dare il diritto di replica a chi la pensa in modo diverso...Cioè la quasi assoluta totalità delle circa tremila famiglie italiane che hanno in casa una situazione com’era quella di Eluana Englaro.Sarebbe un atto dovuto, visto che stiamo parlando di una televisione pubblica e finanziata con i soldi di tutti i cittadini.Appunto, consigliere Verro, un atto che "sarebbe" dovuto: è il condizionale a preoccupare.Ma è indispensabile dare spazio a più opinioni, anziché cercare, in modo più o meno surrettizio, di far prevalere un’unica e particolare visione del mondo e delle cose. Che oltre tutto, lo ripeto, in questo caso non rispetta neanche quel che pensa la maggior parte degli italiani.Così però torniamo a quanto detto sopra: a "Vieni via con me" poptrebbero sentirsi assolti dal boom di ascolti...E io le ripeto anche questo: il "mito" dell’Auditel e degli stessi ascolti non può certo essere utilizzato per giustificare qualsiasi cosa...