Vita

Intesa tra i capigruppo in Senato. Unioni civili, accordo sul calendario in aula

mercoledì 27 gennaio 2016
Sulle unioni civili c'è un "disarmo bilanciato", così è stato definito, tra Fi-Lega e Pd al Senato, nel senso che il Carroccio e gli azzurri ritireranno "una cospicua parte di emendamenti" (circa il 90%) mentre i dem ritireranno l'emendamento-canguro a firma Andrea Marcucci. "È un patto tra gentiluomini" riferisce il presidente dei senatori leghisti Gianmarco Centinaio al termine della conferenza dei capigruppo, che non ha fissato una data per la votazione finale. Il calendario, quindi come stabilito dalla conferenza dei capigruppo, per il ddl Cirinnà, prevede per domani, giovedì 28 gennaio, la sola discussione delle questioni pregiudiziali e sospensive, su cui si voterà martedì 2 febbraio nella seduta che inizierà alle 16.30. Per Maurizio Gasparri (Fi) "c'è stato un atteggiamento costruttivo: né ghigliottina, né ostruzionismo", ha detto il vice presidente del Senato. Tutta la settimana prossima sarà dedicata alla discussione generale del ddl Cirinnà. "Non sappiamo quanto si prolungherà, questo dipende dal numero degli iscritti a parlare, per cui non è stato ancora fissato un termine - ha rimarcato il capogruppo della Lega Centianio - di certo non c'è alcuna indicazione di inizio delle votazioni e neppure di una data entro cui concludere l'esame e votare il provvedimento, anche se da parte del Pd si sa che l'intenzione sarebbe quello di votare intorno all'11 febbraio". "L'auspicio è che il dibattito in Aula non venga strozzato da cavilli burocratici o da capriole regolamentarie, per questo serve che chi governa l'aula, i gruppi, non abbia paura del confronto, per quanto possa essere acceso, ma serve anche il coraggio e la schiettezza dei colleghi che in questi mesi hanno espresso dubbi e perplessità". Lo afferma Paola Binetti, deputato di Area popolare (Ncd- Udc). "È necessario - continua Binetti - che facciano sentire la loro voce in Aula, per registrare la complessità degli argomenti in gioco senza tacere contrasti e contrapposizioni culturali e valoriali, su cui gli italiani hanno posizioni fortemente differenziate. Far credere al Paese che si tratta di una storia già scritta con un finale fissato in sede altra rispetto al dibattito parlamentare, non aiuta certo a valorizzare il ruolo del parlamento e la responsabilità personale di ognuno dei parlamentari che possono e debbono agire in coscienza e in piena libertà".