Vita

LA DIFESA DELLA VITA. Pillola del giorno dopo «Una strage invisibile»

Pino Ciociola sabato 20 ottobre 2012
I numeri non tornano. Sono quelli sugli aborti contenuti nella relazione del ministero della Salute, che come minimo «non tengono conto di tutti i fenomeni legati alle interruzioni volontarie di gravidanza». Lo spiega il Movimento per la Vita nel suo "Esame critico della Relazione ministeriale dell’8 ottobre 2012 contenente dati preliminari 2011 e dati definitivi 2010". Relazione nella quale «c’è un po’ di esultanza per la riduzione degli aborti –, ha detto ieri il presidente del Movimento, Carlo Casini, nella sua conferenza stampa a Montecitorio,–, ed anche noi crediamo che si siano ridotti un pochino, però non così come dice il ministro».Bisogna tenere conto degli aborti che prima non c’erano e oggi ci sono, «penso alla pillola del giorno dopo – ha sottolineato Casini –. La stima è circa 60/70 mila aborti in più, incalcolabili e che però ci sono». Infatti, la pillola del giorno dopo «provoca la distruzione dell’embrione se concepito e non si sa in che misura». E se ogni anno vengono vendute circa 380mila scatole di pillola del giorno dopo, «secondo i calcoli dei medici cattolici è probabile che gli aborti causati da questa siano appunto 60/70 mila».Non è finita qui. «Bisogna calcolare che la classe d’età delle donne in età feconda, per il crollo delle nascite, si è dimezzata, dimezzando così anche le possibilità di concepimento», rileva Casini. In sostanza, «pensiamo che la cifra generale degli aborti non è quella che si legge nei dati ufficiali e in ogni caso se si sono ridotti è merito di chi diffonde la cultura della vita: la Chiesa e un pochino anche noi».E allora, secondo il Movimento per la vita «l’ipotesi di una riduzione di interruzioni volontarie di gravidanza di circa 20 o 30mila nel 2011 rispetto al 1983 per effetto del crollo della natalità è tutt’altro che irragionevole, e non si tratta certo di un effetto benefico della legge 194». Fra l’altro, il numero di aborti clandestini stimato dalla Relazione ministeriale (circa 15mila) «è frutto di modelli matematici che non sono resi noti e verificabili, e per di più segue la tesi che al diminuire degli aborti registrati diminuirebbero anche quelli illegali», presupposto che il Movimento per la vita giudica «irragionevolissimo».Secondo Casini sono due i modi per intervenire: «Riformare l’articolo 1 del Codice civile, garantendo capacità giuridica all’individuo fin dal momento del concepimento» e l’«interpretazione autentica della legge 194, stabilendo con chiarezza che i consultori familiari non sono una tappa nel percorso già deciso di interruzione della gravidanza, ma un centro di assistenza alla vita per le donne e di sostegno alla maternità». La legge in questione «è stata mal interpretata, i consultori non sono solo strutture per avere un documento che autorizza l’aborto». Dunque – propone l’europarlamentare – «cambiamo la legge prevedendo che se una donna vuole abortire, si rivolge al medico dell’ospedale dopo un’autocertificazione che attesti che si è rivolta a un consultorio».Nel frattempo i "Centri di aiuto alla vita" fanno assai più che la loro parte: nel 2010 e nel 2011 hanno accompagnato la nascita di oltre 20mila bambini, assistendo circa 28mila gestanti ed entrando in contatto con altre 40mila donne. Risultati ottenuti con una «rete basata esclusivamente sul volontariato», che spingono a domandarsi «quali risultati si potrebbero ottenere se un simile compito fosse svolto dalle strutture pubbliche con tutta la loro capacità organizzativa».Il segretario Udc Lorenzo Cesa (presente alla conferenza stampa) ha spiegato di «appoggiare» la battaglia del Movimento guidato da Casini: «La lotta per la vita è più importante della politica, occorre sostenerla senza se e senza, ma a partire dal concepimento». E Luisa Capitanio Santolini, deputata Udc (presente anche lei), ha ricordato di essere firmataria proprio di una proposta di legge per «dare una nuova disciplina ai consultori familiari, a tutela e sostegno della famiglia».