Vita

Intervista. Scienza & Vita, 10 anni dalla parte dell’uomo

Francesco Ognibene venerdì 29 maggio 2015
Dieci anni argomentando le buone ragioni della vita umana: Scienza & Vita li ricorda domani e sabato a Roma con un convegno per le associazioni locali e l’udienza di Papa Francesco. A guidarla in Vaticano la presidente Paola Ricci Sindoni.Dal 2005 a oggi che segnale ha inviato alla società italiana Scienza & Vita?Posso dire che la sua presenza è stata diffusiva e attraente, se solo si pensa alle persone coinvolte – professionisti della sanità e della cultura, e anche madri e padri di famiglia, insegnanti, infermieri... – che in 108 associazioni sul territorio hanno proposto iniziative e progetti per sensibilizzare l’opinione pubblica e invitarla a riprendere in mano il proprio mondo valoriale, appannato dal pensiero dominante.Sappiamo che l’associazione è pienamente laicale e aperta al contributo di tutti, a prescindere dalla fede professata. Come si è definito questo profilo peculiare? Convinti del potere delle argomentazioni razionalmente impostate e consapevoli del compito di ridefinire, alla luce delle emergenze culturali e sociali, la trama della nostra proposta bioetica cristianamente ispirata, non abbiamo mai arretrato di fronte alla richiesta di confronto con quanti sono orientati diversamente. Qualche volta però abbiamo teso la mano, subendo chiusure preconcette e alibi ideologici. Il problema sta qui: il pluralismo etico può diventare una risorsa, se non scade nel relativismo del più forte e nella gretta intolleranza. Ogni volta siamo comunque ripartiti senza complessi di inferiorità e senza pessimismo, convinti che le buone convinzioni, se vissute bene con rigore e serietà, camminano da sole.Qual è oggi il rapporto di Scienza & Vita con la Chiesa?Ogni credente – e in misura maggiore una associazione per lo più animata da credenti – è Chiesa, così che il rapporto con la gerarchia è vissuta in spirito di libertà e di collaborazione. Ho trovato sempre persone disponibili e pronte a scambiare opinioni sul momento storico, sociale e politico, oltre che avvertite sulla necessità di operare secondo strategie volta per volta individuate come più appropriate. Insomma, in un clima di servizio e di testimonianza i laici credenti di Scienza & Vita si sono sempre sentiti partecipi di un grande compito: leggere la realtà sociale con la luce della fede, che è sempre fede ecclesiale.Dieci anni fa poteva sembrare che occuparsi di bioetica – una volta superato il passaggio del referendum sulla legge 40 – fosse una questione da addetti ai lavori, troppo complessa per la gente comune. Da allora la cronaca s’è incaricata di smentire questa illusione. Perché oggi bisogna tenere accesa l’attenzione e la coscienza sulle grandi sfide della vita umana?Le ragioni sono molteplici e legate alla maggiore consapevolezza della società civile intorno alle poste valoriali in gioco che si muovono dentro l’attuale mutamento storico. Il pensiero dominante, quello che ha maggiore visibilità e forza di persuasione con i mezzi di comunicazione di massa, procede con aggressività e scarso rigore interpretativo, enfatizzando nuovi bisogni personali e sociali oltre che le attese di legittimazione politica, lasciando a noi il compito di restituire alle persone l’esigenza di un pensiero critico, orientato a riflettere con serietà e coraggio sulle eventuali ricadute etiche e valoriali, stravolte dal clima attuale.Su quali temi tra i tanti proposti dall’agenda biopolitica occorre concentrare maggiormente l’attenzione?Due sembrano oggi le questioni emergenti. La prima è legata al campo della formazione delle coscienze, vista la virulenza con cui vengono imposte nella "buona" scuola alcune nuove discipline, come l’educazione alle teorie di genere. L’ambito della sessualità e la formazione della propria identità femminile e maschile costituiscono una nostra priorità, che ci impegna all’approfondimento del tema oltre che nell’esigenza di mettere in rete le molte iniziative formative che si muovono sul territorio nazionale con grande entusiasmo ed energia. La seconda emergenza biopolitica riguarda la questione, apparentemente sottotraccia ma molto viva e pronta a esplodere, relativa all’eutanasia: anche su questo delicatissimo fronte saremo chiamati a fare la nostra parte.