Vita

DIFESA DELLA VITA. Il premio Madre Teresa alle mamme d'Europa

Luca Liverani martedì 11 dicembre 2012
​«Il diritto alla vita è il più basilare di tutti. Perché senza vita non ci sono altri diritti». Andrea Riccardi non usa giri di parole. Nella sala della Protomoteca in Campidoglio, il ministro per la Cooperazione e l’Integrazione, con delega alla Famiglia, apre così la V edizione del Premio europeo per la vita «Madre Teresa di Calcutta», istituito nel 2008 dal Movimento per la vita. Un riconoscimento che, quest’anno, in contemporanea con la consegna del Premio Nobel per la pace alla Ue, va alle madri d’Europa. Tre maternità eroiche rappresentative di tutte. Alla tavola rotonda, moderata dal direttore di Avvenire Marco Tarquinio, interviene oltre al ministro Riccardi anche il presidente del Mpv, l’eurodeputato Carlo Casini; il direttore del centro studi malattie ereditarie della Cattolica, don Roberto Colombo; il vicepresidente di Quercia millenaria, il ginecologo Giuseppe Noia. A consegnare i premi il sindaco Gianni Alemanno.Storie di eccezionale eroismo quotidiano, quello delle tre mamme premiate. Come quella di Chiara Corbella Petrillo, che a 28 anni ha scelto di perdere la sua vita per non compromettere con le cure antitumorali quella del figlio Francesco in arrivo. Una vicenda che le parole del marito Enrico, che riceve il premio in nome della moglie, fanno rivivere, commuovendo la sala. Premiata anche Sabrina Pietrangeli Palussi, presidente di Quercia Millenaria, l’associazione che aiuta le famiglie di concepiti con diagnosi di malformazioni a difendere queste vite preziose e più difficili. E premiata, 71 anni e seimila figli dopo, è anche Mamma Irene di Nomadelfia, che a 18 anni intraprese la missione di "mamma per vocazione", accogliendo nella sua vita bambini (e adulti) che bussavano alla porta della comunità di don Zeno.Riccardi rileva «una contraddizione nella cultura europea: mentre si sta realizzando il sogno antico del vivere a lungo, la nostra società dice agli anziani che sono di troppo. Una contraddizione ancora più insanabile per la fase più debole, germinale, ma decisiva della vita che è la nascita». Il ministro conosce le obiezioni di certa cultura laicista. «Qualcuno forse – dice – ci considera fondamentalisti fuori del tempo. Lo si è se si resta legati anacronisticamente al passato. Ma lo si può essere anche perché profetici. E la battaglia per la vita è la battaglia del futuro».Tarquinio apprezza il valore dell’«iniziativa dal basso» promossa dal Mpv attraverso la raccolta di firme «per far dire ai 27 Stati membri dell’Ue che una vita che è cominciata è “uno di noi”». Iniziativa più che mai necessaria, dice il direttore, «in questo nostro tempo babelico e di grande confusione, in cui siamo bombardati da mille messaggi di morte falsamente pietistici. Al punto da volerci far credere che non far nascere un bimbo è un atto di misericordia».